Non uno spettacolo, ma un confronto aperto. Sul palco dell’Auditorium Centro Asi di Solofra il regista e autore Ruggero Cappuccio ha intervistato Roberto Herlitzka, pilastro del teatro italiano che sa scavalcare i confini nazionali.


Sabato 29 Ottobre Lustri – rassegna di teatro, musica, filosofia, letteratura con la direzione artistica di Enzo Marangelo – è tornata ad animare l’Irpinia con una missione ben precisa. Il suo payoff, “Cultura in dies”, ovvero giorno dopo giorno, ne rende chiari gli intenti. Tantissimi gli appuntamenti tra pièce, reading, ascolti, incontri, che accompagneranno il pubblico fino alla prossima e inoltrata Primavera. Il programma, consultabile online, promette scintille, e porterà in Irpinia compagnie che mai hanno attraversato i nostri confini provinciali e che sono considerate tra le migliori del Paese. Qualche esempio? Punta Corsara, Fanny&Alexander, Scena Verticale.
Ad alzare il sipario lo scorso sabato è stato, però, un piccolo progetto pensato appositamente per Lustri che non poteva essere manchevole di un doveroso omaggio ai 400 anni della morte di William Shakespeare e che, un po’, ha deluso chi si aspettava un perfomance canonicamente intesa, ma che non poteva certo lasciare a bocca asciutta gli appassionati del grande teatro. Roberto Herlitzka ha raccontato il percorso che lo ha condotto a creare ExAmleto, spettacolo in cui, da solo, recita tutte le battute del Principe di Danimarca senza l’ausilio degli altri personaggi. L’idea che lo guida è quella di mostrare un attore alla fine della sua carriera che si prepara a mettere in scena l’ultima pièce della sua vita e, allo specchio, fa i conti con i suoi fantasmi, la sua solitudine, la propria finitudine. Un progetto che gira lo Stivale e l’Europa da 15 anni e che, insieme a Cappuccio, è diventato un prodotto filmico della Teatro Segreto Srl.
«Amleto è un cavallo di battaglia che ogni uomo attore sogna di interpretare – ha detto Herlitzka – Ma a me non era mai capitato. Sono così arrivato ad un età in cui, di solito, non si è considerati adatti per quella parte. Anagraficamente, per una serie di ragioni legate alla trama e all’immaginario collettivo in cui la tragedia shakespeariana viene rappresentata, il personaggio di Amleto non può dimostrare più di 35 anni. Così, per alcuni incontri pensati da Walter Pagliaro nel suo Teatro della Villa di Roma scelsi di recitare le battute di Amleto per poter dire, finalmente, di averlo fatto anch’io, e l’esperimento ha funzionato talmente che è venuto fuori questo spettacolo in cui fin dal titolo, anticipato appunto da un “ex”, mi colloco come un Amleto non conforme, un personaggio che io prendo da Shakespeare ma che restituisco al pubblico passando attraverso me stesso. Parto dalle sue caratteristiche, l’essere intelligente e colto, ma orribilmente infelice a prescindere dalla sua tragedia, le esploro e le approfondisco su di me».
Nei due pezzi recitati che Herlitzka regala al pubblico, e che si alternano con alcuni spezzoni del film, Amleto è nel suo corpo al limite della reincarnazione. Poco importa che non vi sia più la giovinezza o che manchi un costume a tema. L’arroganza, la convinzione, il dolore, la solitudine di Amleto vengono fuori colloquialmente, senza pomposi orpelli. In tutta la loro verità, attraverso le parole.
«Fondamentali a teatro, e che oggi mancano di originalità, contesti e profumi», afferma Cappuccio, che paragona l’esplorazione emotiva dell’Amleto e di ogni uomo ad un palazzo: «Nei piani principali c’è la vita, la quotidianità. In soffitta, ci sono i sogni e i ricordi. Negli scantinati, ci sono le fondamenta che, però, sono rumorose. L’intonaco si stacca, le porte scricchiolano, i tarli rosicchiano i mobili ammassati. Andare alla ricerca di qualcosa in quelle stanze non è mai facile, non si sa mai cosa può spuntare fuori. Quella di Amleto è una storia di fantasmi che vengono a reclamare i loro diritti e senza i quali il corso degli eventi non avrebbe inizio». Ecco perché questa tragedia affascina generazioni di attori, spettatori, lettori, e anche perché «affronta amore, morte, bellezza, genio e potere. Si influenzano a vicenda, si contaminano gli uni degli altri, come dei cerchi concentrici, restituendoci ogni volta qualcosa di diverso». Esattamente come il grande teatro, capace di emozionare senza limiti di età, confini ed epoca, come quello di Shakespeare è. Ma anche come le coraggiose scelte di Lustri in un momento storico assai delicato, che vede l’Italia e, in particolar modo, l’Irpinia anestetizzate sotto il peso dell’omologazione e dell’intrattenimento fine a se stesso. A Solofra nei prossimi mesi si potrà trovare un’ottima sveglia.

 

© Riproduzione riservata

Commenta l'articolo

Commenti   

0 #1 rossella 2016-10-31 19:46
Splendido articolo, che ha colto in pieno il messaggio e il fascino dell'incontro di sabato sera. Grazie a Roberto Herlitzka e a Ruggero Cappuccio, che ha dichiarato di voler rafforzare le minoranze che amano spettacoli come questo. E mi chiedo: come mai al teatro Gesualdo non abbiamo mai visto nessuno dei suoi lavori? Sarebbero stati molto più interessanti delle performance di Salemme e Siani. Eppure anche lui è campano.
Citazione

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna

Privacy Policy
Mostly sunny

10°C

Avellino

Mostly sunny
Humidity: 94%
Wind: SW at 11.27 km/h
Tuesday
Partly cloudy
9°C / 21°C
Wednesday
Rain
11°C / 20°C
Thursday
Partly cloudy
12°C / 20°C
Friday
Partly cloudy
13°C / 20°C

Ultimi articoli

Irpinia Focus

Direttore Responsabile

Roberta Mediatore

Redazione: Corso Europa, 22

83100 Avellino 

Telefono: 0825 21358

FAX: 0825 1805359

 Mail: redazione@irpiniafocus.it

Registrazione al Tribunale di Avellino n. 3/14 del 25/03/2014 

Il Prisma Comunicazione Editore

© IrpiniaFocus 

Vietata la riproduzione anche parziale

senza inequivocabile autorizzazione scritta del direttore