La stretta correlazione esistente tra le professioni cosiddette di aiuto e lavoro stress-correlato è un dato scientificamente dimostrato: la gestione delle emergenze, il continuo contatto con situazioni di sofferenza e il conseguente carico emotivo, il lavoro su turni, l’elevato grado di attenzione richiesto dalle attività svolte rappresentano soltanto alcuni dei fattori che rendono gli operatori del settore sanitario ad alto rischio di stress lavoro-correlato.

Proprio per dare ampio spazio a una problematica spesso trascurata, presso l’Azienda Ospedaliera “San Giuseppe Moscati” di Avellino è stato avviato, due anni fa, un progetto di “Valutazione e gestione del rischio stress lavoro-correlato”, elaborato da Alfonso Leo, Responsabile dell’Unità Operativa di Neuropsichiatria Infantile, che ha coinvolto personale di ogni ruolo e professione, inserito in un corso-percorso volto a sviluppare il senso di appartenenza necessario per favorire la coesione e la costruzione di un benessere psicofisico. Per tracciare un bilancio dell’attività svolta in questo biennio, ma soprattutto per approfondire ulteriormente l’argomento, è stato organizzato venerdì prossimo, 14 dicembre, presso l’aula magna della Città Ospedaliera (primo piano, settore B), con inizio alle ore 9, un convegno dal titolo “Al lavoro!”
All’incontro-dibattito, che sarà introdotto dal Presidente del Consiglio della Regione Campania, Rosa D’Amelio, dal Direttore Generale dell’Azienda “Moscati, Angelo Percopo, dal Direttore Sanitario, Maria Concetta Conte, e dall’organizzatore dell’evento, Alfonso Leo, interverranno rappresentanti non solo del mondo della sanità, ma anche di altre professioni d’aiuto: dal Comandante Provinciale dei Vigili del Fuoco, Rosa D’Eliseo, al Dirigente della Polizia di Stato Egidio Milone, al Responsabile della Struttura Centrale Psicopatologia del Mobbing e Disadattamento Lavorativo dell’Asl Napoli 1, Giovanni Nolfe.
«E’ quanto mai opportuno – spiega il dottore Leo – intraprendere iniziative per gestire il rischio di stress lavoro-correlato, per evitare che degeneri in burn-out, ossia l’esito patologico di un processo stressogeno che può colpire le persone qualora queste non rispondano in maniera adeguata ai carichi eccessivi di stress che il loro lavoro le porta ad assumere. Bisogna favorire un processo di cambiamento, incentrato sulla consapevolezza che si è parte di un sistema complesso, al quale tutti dobbiamo concorrere attivamente per migliorarne il funzionamento. Il lavoro di ciascuno deve essere pertanto visto come una risorsa da condividere, senza autoreferenzialità, ma con un’identità di gruppo».


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