«Si tratta di una iniziativa che ha un significativo valore sociale, in favore di persone fragili, non soltanto dal punto di vista della salute, ma anche sotto il profilo finanziario». In questi termini il senatore di Democrazia Solidale Lucio Romano interpreta il disegno di legge appena presentato per l’ammissione delle vittime dell’amianto e dei loro familiari al patrocinio a spese dello Stato, con l’obiettivo di garantire quindi il diritto alla difesa sia a quanti sono stati direttamente colpiti dalla contaminazione da amianto, sia alle loro famiglie.

Senatore, qual è l’obiettivo di questa proposta legislativa?

«Con il disegno di legge proposto insieme ad altri componenti della Commissione d’Inchiesta Infortuni sul Lavoro, si è inteso venire incontro a chi, avendo già subito il danno dovuto alle patologie derivate dal contatto con l’amianto, deve affrontare procedimenti che per la loro onerosità richiedono un sussidio. In sostanza, si garantisce il diritto inviolabile alla difesa sancito dall’articolo 24 della Costituzione e, allo stesso tempo, ancora in ossequio alla Carta Costituzionale, lo Stato opera per rimuovere nello specifico ostacoli di ordine economico, legati ai costi enormi che gravano su chi intraprende un procedimento giudiziario, anche per la necessità di coprire eventuali spese di consulenze di parte. Il provvedimento, quindi, offrirà un sostegno utile anche ai lavoratori dell’ex Isochimica, che ho già avuto modo di incontrare durante un’audizione nei mesi scorsi. Posso, anzi, anticipare che ci sarà un nuovo incontro con i rappresentanti dei lavoratori, dopo la pausa estiva in sede di Commissione d’Inchiesta. Per troppi anni si è fatto ricorso all’amianto, producendolo e utilizzandolo, perciò è essenziale oggi agire, oltre che sul fronte della prevenzione, per il riconoscimento del danno anche in favore delle famiglie, che sono entrate in contatto con le fibre di amianto quando ad esempio le tute da lavoro venivano portate a casa per essere lavate».

Restando sul tema sanitario, lei ha accennato alla prevenzione e in questo senso, non solo in Irpinia, si invoca da più parti, l’istituzione del registro tumori, lamentando eccessive lungaggini. Ci spiega come si arriva all'interpretazione dei dati utili a stabilire l’incidenza delle malattie oncologiche?

«L’iter prevede la raccolta di 3 anni di dati che devono poi essere validati dall’Associazione italiana registri tumori (AIRTUM). Si tratta di un servizio delicato, in cui è fondamentale il riscontro degli esami anatomopatologici, delle analisi istologiche, perché la sola mortalità in una certa area non è indicativa dell’incidenza delle patologia oncologiche. Un passaggio importante è, inoltre, la georeferenziazione dei dati, che permette di analizzare le informazioni in zone specifiche e anche questo è un punto delicato, perché la migrazione sanitaria, cioè i casi di pazienti che si rivolgono altrove per ricevere cure, costituisce uno degli aspetti più difficili da superare per creare una correlazione. Lavorare per il registro dei tumori significa effettuare in maniera rigorosa uno studio epidemiologico serio, per il quale è necessario fare affidamento su personale, anche non esclusivamente medico, ma addestrato e competente ed è ovviamente un’attività orientata da una sana impostazione politica».

L’attivazione del registro tumori in Irpinia è previsto per il 2018, qual è lo stato dell’arte in Campania?

«I registri funzionanti e riconosciuti in Campania sono solo quelli di Salerno e dell’Asl Napoli 3 Sud. Quello di Caserta è in via di riconoscimento e terminerà il triennio di archiviazione delle informazioni fra ottobre e novembre prossimi. E’ vero che nella nostra regione si è iniziato tardi, quando si sono evidenziati i problemi legati all’inquinamento ambientale, ma con quanto è stato già fatto si è superato oltre il 50% sotto il profilo demografico».

Alla sua esperienza in campo medico Lei somma la presenza nella 12ª Commissione permanente del Senato Igiene e sanità e proprio in quella sede, lo scorso 22 luglio, è stato relatore della legge per la prevenzione, la cura e la riabilitazione dell'autismo e per l'assistenza alle famiglie delle persone affette da sindrome dello spettro autistico. Qui ad Avellino il tema è particolarmente sentito: l’intera provincia conta circa 400 famiglie interessate da questa problematica, mentre si attende il completamento di un centro dedicato che sarebbe un polo di eccellenza per tutto il centrosud, fortemente voluto dall’Associazione Irpina Pianeta Autismo che si batte da anni per un’assistenza adeguata sul territorio. Può spiegare a loro, e a tutte le famiglie che vivono l’autismo nella quotidianità, come procedono i lavori in Commissione?

«Il disegno di legge d’iniziativa del senatore Antonio De Poli tornerà in Commissione se riusciremo entro la pausa estiva o al massimo alla ripresa dei lavori e sarà approvata, per cui l’autismo rientrerà nei Livelli essenziali di assistenza. Inoltre, saranno avviati dei processi educativi, formativi e di sensibilizzazione sociale, oltre alla formazione del personale docente. Auspichiamo che sia anche approfondita la ricerca e ci sarà bisogno anche di un sovvenzionamento per il quale sarà necessario contare sulla Conferenza Stato Regioni. Ricordo che la Commissione si riunisce su questo disegno di legge in sede deliberante, cosa che dimostra la sensibilità al problema del Governo e della stessa Commissione, la volontà di accelerare l’iter della legge per un senso di civiltà assistenziale rispetto a un tema finora nascosto. E’ questa la politica nobile, quella che si occupa concretamente del bene comune, diversamente da quella interessata solo ai personalismi. E’ così che decliniamo la vera attività politica».

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