«L’Irpinia in Campania ha bisogno di Rosetta, della sua esperienza straordinaria, del suo essere sempre vicino ai lavoratori. Lei realizza quell’idea di Partito Democratico che ci piace, che dialoga con le fasce più deboli e sa di cosa parla quando si confronta con il mondo del lavoro».


Gugliemo Epifani, già segretario nazionale Cgil e traghettatore del Pd, e tuttora deputato democratico, ha chiuso questa sera presso l’ex sala consiliare comunale di Atripalda la campagna elettorale della ricandidata al consiglio regionale Rosetta D’Amelio. «La riflessione da porre agli elettori è semplice: se in questi ultimi 5 anni la loro vita è migliorata allora votino Stefano Caldoro. Altrimenti diano fiducia al Partito Democratico e al merito, votando D’Amelio».
L’incontro coordinato dal vicesindaco Luigi Tuccia ha avuto come argomento di fondo la grande questione dei finanziamenti europei e del loro impiego soprattutto nei settori del welfare e dell’occupazione. La Regione Campania è l’intercettatore principale delle risorse di Bruxelles e i sostenitori di D’Amelio hanno voluto confrontarsi sul delicato tema.

damelio primo piano
«L’Irpinia ha bisogno di poco: un’opportunità – ha esordito il segretario del Pd cittadino Gerardo Malavena – Il trend è quello dell’agroalimentare e qui le eccellenze non mancano. Chiedo a Rosetta D’Amelio e a Guglielmo Epifani impegno e attenzione a livello regionale e nazionale per la nostra realtà, perché arrivi nel nostro territorio quella spinta giusta che ci faccia riprendere dagli investimenti industriali del passato che sono stati il nostro fallimento».
Non nasconde un po’ d’amarezza per la campagna elettorale nel complesso Emanuela Auriemma, giovane dirigente democratica, che indica nella D’Amelio la candidata ideale per uscire dall’empasse degli indecisi Pd: «Inutile nascondercelo. È stata una campagna elettorale brutta, piena di colpi di scena e di polemiche. Il trasformismo di De Mita che storna il suo appoggio a noi; le liste degli intoccabili che verranno rese note soltanto all’ultimo momento e condizioneranno inevitabilmente il voto; la Corte di Cassazione che ha comunicato che dell’eleggibilità di De Luca si occuperà la giustizia ordinaria e non il Tar. Tutto ciò comporterà un altissimo astensionismo e dobbiamo scongiurarlo per evitare che a decidere le sorti della Campania sia una democrazia anoressica. Le nostre priorità sono il welfare, i servizi sul territorio, l’alta capacità e la piattaforma logistica. E lo è un’agricoltura che, grazie ai fondi europei, riesca a fare delle sue eccellenze il volano dell’economia. La nostra Irpinia è quella dell’olio di ravece, dei 3 DOCG, dell’acqua, dei 100 castelli, e necessita una programmazione dei fondi 2014-2020 che sappia valorizzarla. Rosetta D’Amelio, donna capace che non si è mai fermata, può aiutarci a realizzarla».
È proprio la candidata a raccogliere la parola ed a rendere manifesta la sua idea di partito e di politica regionale: «Il Pd è stato sintesi della sinistra cattolica e laica, un figlio del progetto di Berlinguer e Moro. Ma se si allontana dai lavoratori perde la sua connotazione di sinistra. È necessario che rimetta al centro i soggetti più deboli della nostra società e che si occupi dei problemi della gente. Caldoro ha lasciato dietro di sé famiglie più povere e più tassate, una sanità che nella nostra provincia è in attivo, ma si è vista tagliare i servizi, nessun piano per il risanamento e la tutela del bacino idrogeologico e ritardi su qualsiasi cosa. Il governatore uscente vive nell’iperuranio, si è presentato in Consiglio regionale soltanto 7 volte in 5 anni e anche quando gli sono state presentate soluzioni pronte ha impiegato mesi per prenderle in considerazione. È l’Irpinia a rendere la Campania la regione più agricola del Sud e per ben 2 anni la giunta Caldoro non ha avuto un assessore al ramo. Quando è scoppiata l’emergenza cinipide non avevamo un rappresentante istituzionale che andasse ai tavoli nazionali per discutere del problema, proprio noi che siamo i primi produttori e trasformatori di castagne. Possiamo essere una Campania Pd in un Sud Pd con un Governo centrale Pd, e recuperare il terreno perduto, ma perché ciò accada dobbiamo scongiurare l’astensionismo. Se non andiamo a votare decideranno “gli altri” e in una regione dove la criminalità organizzata è pericolosissima è un rischio che non ci possiamo permettere di correre».
«Il vero nemico da battere è certamente il non voto ed è chiaro che in questo senso avrà grande peso la questione Buona Scuola – ha concluso Epifani – Avevamo bisogno di una riforma ma questa non ha avuto il mio voto. Quando 600.000 persone scendono in piazza bisogna avere l’umiltà di capire e di correggere quali sono le criticità. Allo scetticismo per alcune scelte nazionali, dobbiamo aggiungere una campagna elettorale, qui in Campania ma in generale in tutte le regioni dove si voterà, che non ha dato attenzione al merito e si è limitata a dare evidenza ai punti deboli. Non si è discusso dei programmi, ma della legge Severino o degli impresentabili. Punti sui quali c’è fondamento e che vanno affrontati, ma che non hanno permesso agli elettori di capire che domenica 31 Maggio, in un modo o nell’altro, si deciderà concretamente che direzione far prendere alla regione. Allora dovrete rivolgervi agli elettori e chiedere cosa si aspettano da chi non ha saputo risolvere i loro problemi e, anzi, li ha peggiorati. In materia di fondi europei, sono rimasti in cassa in Campania più di due miliardi di euro. Roma sta preparando una cabina di regia per l’accorpamento dei progetti, ma se la Regione non è capace di fare la sua parte non servirà. E per sanità, industria, porti, trasporto pubblico locale: cosa ha fatto la giunta Caldoro per migliorare sensibilmente la vita dei cittadini in questi settori? Nulla, eppure in questi 5 anni ha avuto un Governo del suo colore politico, era avvantaggiato. Quindi perché dovrebbe riuscirci adesso che tutto è più difficile?».

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