Non sono i civatiani irpini che lasciano Civati, è Civati che non ha mai effettuato un discorso inclusivo con un gruppo sostanzioso di civatiani irpini, e così la separazione definitiva è stata inevitabile. È quanto emerge dalla conferenza stampa che, questa mattina, è stata indetta da un gruppo di ormai ex appartenenti al comitato "Irpinia per Civati", guidato dal dimissionario portavoce Marcello Rocco,...

 

nella sede provinciale del Partito Democratico.

«Civati ha sempre e fortemente criticato Renzi per il suo decidere senza consultare i tesserati e i cittadini, come nel caso del Jobs Act. Poi abbiamo avuto dimostrazione di un comportamento, da parte sua, totalmente diverso – ha esordito Rocco – Non si tratta di “chiedere il permesso”, ma di tenere aggiornata una base che è sempre stata dalla sua parte e ha deciso di sposare il suo progetto dall’inizio. Invece, per ben due volte, quasi nessuno del comitato “Irpinia per Civati”, se non qualcuno che è entrato a far parte di un “cerchio magico”, è riuscito ad essere informato dei progetti che vedevano coinvolto Civati ad Avellino».

E la goccia che, secondo Rocco e gli altri, ha fatto traboccare il vaso, non è stata soltanto l’aver saputo all’ultimo momento di una visita di Pippo Civati nel capoluogo, ma l’aver scoperto di un vero e proprio progetto che vedrà impegnata l’associazione “è possibile”, il contenitore politico che fa capo all’area civatiana e che dai suoi appartenenti dovrebbe essere animata, insieme alla sezione avellinese di Sel nei prossimi quattro mesi nella città capoluogo. «Com’è stato possibile non avere avuto nessuna informazione nel corso delle assemblee del comitato? Un progetto del genere non nasce in due giorni, prevede un lavoro di settimane. Eppure qui nessuno ha saputo nulla, mentre io in qualità di portavoce non ho fatto altro che tenere Pippo Civati informato via mail di ogni nostro passo, senza mai ricevere risposta. Nel dubbio che, pur avendo avuto diverse rassicurazioni, non fosse lui personalmente a filtrare la posta elettronica, ho anche consegnato delle lettere direttamente nelle sue mani. Nulla è servito per fargli mettere in pratica le sue promesse di inclusione dal basso».

Decise le dimissioni da portavoce, sono seguiti gli abbandoni di gran parte dei componenti. «Non ci siamo schierati con Civati per il gusto di fare la minoranza, ma perché sembrava ci fossero i presupposti programmatici per fare la differenza sui temi locali – ha continuato Rocco – Poi nel concreto non è stato possibile attuare il vero passaggio e non ci si è adoperati fino in fondo per provare ad ottenere una rappresentanza presidenziale alle prossime regionali. Un modo per far confrontare tutti i candidati sulle idee di cui noi ci facciamo da sempre portavoce, soprattutto in tema ambientale».

Ecco perché il momento in cui si abbandona il comitato “Irpinia per Civati” nasce “Idea Irpinia”, il nuovo contenitore provinciale in cui i “dissidenti” civatiani sono confluiti per continuare un percorso politico comune. “Idea” è un acronimo che sta per Innovazione Democrazia Eguaglianza Ambiente, e questa nuova realtà seguirà una duplice direttrice: «Da un lato sarà un’associazione no profit che ci permetterà di agire anche nel sociale, laddove la forma partitica può diventare un limite di inclusione; dall’altra parte, senza ipocrisia, sarà un’area del Pd che, per il momento, non si affilia a nessun riferimento nazionale. Non siamo diventati renziani, siamo e restiamo democratici, e ci interesseremo in particolare di quelle tematiche locali di cui la nostra idea di Pd si deve occupare».

Innanzitutto un no convinto alle trivellazioni per la difesa del bacino idrico irpino, ma non solo. Anche la voglia di dare visibilità alla micro-imprenditoria della nostra provincia e ai progetti “buoni”, «troppo spesso oscurati dalle cattive notizie. Invece noi vogliamo essere un contenitore di idee belle, radicate sul, con e per il territorio – aggiunge Antonio De Feo, dottore di ricerca all’Università di Napoli Federico II in materia di sostenibilità ambientale – Vogliamo partecipare all’azione trasformativa che viene chiesta alla politica e in cui continuiamo a credere anche senza Civati. Passate dal “made in Irpinia” all’Irpinian Style che, valorizzando le nostre eccellenze, ci caratterizzi e ci faccia uscire dall’anonimato».

Amarezza è trasparsa anche dalle parole di Gianni Romeo, segretario del circolo Pd cittadino “Laboratorio Democratico”: «Un’area così piccola avrebbe fatto pensare ad una gestione più semplice e diretta, e invece siamo stati completamente abbandonati da chi aveva promesso a più riprese che avrebbe coinvolto la base. La maggiore responsabilità è certamente da addebitare al “capo”, ma anche i suoi delegati non hanno svolto bene il loro lavoro. Non siamo persone che hanno manifestato ambizioni personali e voglia di ricoprire ruoli, ma “mediani”, militanti, persone animate dalla buona volontà di creare contenitori utili al ragionamento. C’è da chiedersi perché non si senta la necessità di coinvolgerle».

«Idea Irpinia conforma quello che siamo e quello che volevamo essere – ha aggiunto Francesco Palmieri, che dopo un’esperienza nel sociale con Amnesty International, ha fatto coincidere l’inizio del suo impegno politico attivo proprio con Irpinia per Civati – Ci allargheremo a nuove prospettive e continueremo ad occuparci delle nostre priorità. Quando dalla pragmatica si passa alla mera politica strategica, non ci sono i presupposti per continuare un’esperienza».

In chiusura, Rocco risponde ad un’ipotetica richiesta di sue dimissioni in assemblea nazionale che i restanti civatiani potrebbero muovergli, essendo l’unico irpino delegato perché appartenente a quest’area: «Non avrò alcuna difficoltà a dimettermi, ed è un gesto che non avrò problemi a compiere, ma un minuto dopo che Civati si dimetterà da parlamentare. Se devo dimettermi perché non sono più “allineato” al 100% con Civati, lo stesso ragionamento deve valere per Civati che non si dice allineato con Renzi manco all’1%, ma che non mi pare abbia lasciato il seggio».

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