«Quanto si è consumato nella giornata di sabato 24 novembre 2018, nella città di Avellino non può in alcun modo essere definito solo come semplice atto finale di una amministrazione comunale che non si è mai insediata, a nostro modesto avviso si tratta della vera conclusione di un sistema politico che non aveva i caratteri di rinnovamento, o di discontinuità rispetto al passato, tanto decantati, e strombazzati in Campagna elettorale».


«Il dato è inequivocabile: Il Movimento Cinque stelle, a livello nazionale ed a livello locale mostra tutti i suoi limiti interni ed esterni, e si pone, questa è la più grande delusione per chi li ha sostenuti e spinti, più per interesse personale che per una vera volontà di cambiamento, come la perfetta prosecuzione di quello che in questi anni ha progressivamente e spesso alterato gli equilibri della Cosa Pubblica. E’ stato evidente sin da subito: il ferragosto, le nomine in Giunta, ed ancora i direttori artistici e la organizzazione del Natale. Nessuna novità insomma sotto il sole, in maniera Gattopardesca, cambiare tutto perché nulla cambi. La discussione di questo ultimo Consiglio Comunale ha visto ancora una volta la politica lasciata fuori da quella stanza, ancora una volta si è parlato di post, di atteggiamenti, di richieste, di tentativi di accordi sotto banco, di chi è sempre stato in maggioranza pur eletto in opposizione, ma nessuno o forse pochi hanno ricordato che la Città ha perso e che dovrà ancora una volta tornare alle urne, senza aver visto nessun miglioramento. Senza aver respirato visioni, senza aver visto all’orizzonte un sogno, una idea di evoluzione sociale e culturale. Il buio più totale, durato mesi, durante i quali neanche i partiti tradizionali hanno provato ad uscire dalle beghe di cortile, e dallo starnazzare dei social, mostrando quali via di uscita si possano percorrere in un prossimo futuro, perché sia chiaro questa giunta e questo sindaco escono sconfitti, ma nessuno è vincitore, se presenterà alla città le stesse facce, le stesse dinamiche, gli stessi atteggiamenti, lo stesso violento linguaggio, vuoto di contenuti e di spessore. Perderemo ancora ed ancora se ci presenteremo cercando le stesse attenuanti dei mesi passati, le stesse generiche considerazioni, che conta il peso in città, e che occorrono i “portatori di voti”. È tutta una grande bugia che si racconta ad una città, piccolo- borghese, che protegge ormai un benessere effimero, e che ha ormai la possibilità di trovare la forza per costruire una vera alternativa fatta di coraggio, di competenza, e di pulizia mentale. Noi non staremo a guardare, ma nessuno a questo punto dovrebbe. Occorre la forza di svegliarsi dal torpore e ricominciare a correre. Il futuro è molto aperto, e dipende da noi, da noi tutti. Dipende da ciò che voi e io e molti altri uomini fanno e faranno, oggi, domani e dopodomani. E quello che noi facciamo e faremo dipende a sua volta dal nostro pensiero e dai nostri desideri, dalle nostre speranze e dai nostri timori. Dipende da come vediamo il mondo e da come valutiamo le possibilità del futuro che sono aperte».

Avellino città ideale

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