«Dopo le precedenti elezioni provinciali, nelle quali c’era il 70% di amministratori del Pd e fu eletto Gambacorta al posto di Foti, a quattro anni di distanza è successa la stessa cosa e, se è così, vuol dire che questo partito non impara mai».


Da una premessa di constatazione la presidente del Consiglio regionale Rosetta D’Amelio fa partire considerazioni di fuoco contro chi ha tradito dall’interno il Partito democratico, in una conferenza stampa convocata dopo che l’assemblea nazionale ha avviato il Congresso. Conta i voti mancanti e fa nomi, osservando che mentre tre voti a favore del candidato Pd provengono dai consiglieri del gruppo "Mai Più" guidato da Luca Cipriano, i cinque o sei che invece hanno decretato la sconfitta di Michele Vignola a Palazzo Caracciolo sono voti mancati da parte di consiglieri comunali della città capoluogo iscritti al Partito democratico.
«Se Gianluca Festa non ha votato il candidato del Pd è una vergogna – afferma -, come lo è per Livio Petitto, che a quanto dicono non ha votato Pd. Ed è una vergogna – e qui si riferisce a Enzo Alaia – anche che chi dice di essere di centrosinistra, poi voti il candidato di centrodestra. Un’amica che non vive la politica, dopa aver saputo il risultato delle Provinciali, mi ha detto usando un termine dialettale "ancora vincono gli ntrovolatonze". Ecco, se non togliamo di mezzo chi inciucia e confonde le acque, credo che il partito non avrà futuro e pe questo ritengo che sia ora di ripristinare le regole e di parlare tutti a viso aperto, senza giochini».


Su come recuperare con gli altri pezzi di partito, D’Amelio afferma che «sta al segretario decidere le condizioni, insieme a quella parte del partito che non ha partecipato al congresso e che secondo me ha sbagliato. Però in politica si va avanti – aggiunge - e credo che sia utile che chiunque voglia contribuire a lavorare per il partito possa trovare porte e finestre spalancate».
Secondo D’Amelio «un partito che affronta un congresso e che ha avuto un risultato negativo al livello nazionale ha il dovere di lavorare insieme» ma, lo ribadisce, sulla base di regole chiare. Di qui la richiesta al segretario provinciale Giuseppe Di Guglielmo, a cui conferma il proprio appoggio, «a confrontarsi con il livello regionale e quello nazionale a partire dal tesseramento, che secondo me – dice - si deve fare nei circoli che hanno la sede. Se il circolo non ha sede, si va in quello più vicino, muovendosi in carne e ossa e pagando la quota, oppure nella sede provinciale, ma non c’è spazio per equivoci».
La convinzione di D’Amelio è che sia fondamentale rilanciare il partito «perché ne ha bisogno il Paese, dal momento che non c’è una forza riformista», tuttavia, ancora parlando delle recenti Provinciali di cui ricostruisce il percorso, non risparmia una stoccata diretta a Maurizio Martina.
«Dopo il ritiro delle candidature di Stefano Farina e di Beniamino Palmieri, proprio in nome dell’unità del partito, avevamo considerato il sindaco di Aiello del Sabato, Ernesto Urciuoli. Poi al tavolo allargato alle forze di centrosinistra arriva la richiesta di una rosa di nomi da condividere, ma devo dire che alle 9 di sera è arrivata una telefonata dal coordinatore della segreteria di Martina che proponeva la candidatura del sindaco di Villamaina (Stefania Di Cecilia, ndr.), persona che io stimo, ma che non aveva le caratteristiche che la maggioranza chiedeva, cioè di individuare il sindaco di un comune importante. Ma soprattutto, la telefonata romana è un’offesa alla dirigenza del partito irpino».
Una volta scelto il primo cittadino di Solofra, Michele Vignola, «è stato il mio candidato – afferma D’Amelio -. L’ho chiamato e gliel’ho detto, come gli ho detto che avrei lavorato più per lui che per i candidati nella lista del partito, perché così credo che si ragioni quando si sta in un partito».
Nel giorno in cui il nuovo Consiglio provinciale si riunisce per la prima volta, D’Amelio pone anche un’altra questione quando sottolinea che «i consiglieri Pd sono all'opposizione e chiunque comincia a trattare su deleghe e su giochi strani non fa bene al partito e non lancia segnali chiari. Non vuol dire che non si debba collaborare sottoponendo al presidente le istanze dei territori – precisa -, ma questo non significa prendere deleghe secondo la logica di gestire un piccolo potere».
Infine, la presidente del Consiglio riserva un passaggio alla situazione del Comune di Avellino e auspica «che in primavera si vada al voto». «Ne hanno bisogno i cittadini che hanno pensato di cambiare e si ritrovano in un pantano e noi abbiamo il dovere di ridare un’amministrazione dignitosa a questa città in cui non si muove niente, partendo da un messaggio di rinnovamento. Ma chi è iscritto al Pd deve candidarsi nella lista del Pd e si lavorerà solo per la lista del Partito democratico».
Quanto al Pd nazionale, D’Amelio dichiara il proprio appoggio a Marco Minniti che ieri ha sciolto la riserva sulla sua candidatura a segretario: «Lo sosterrò, ma devono farlo soprattutto i sindaci che in 530 hanno firmato un documento per chiedergli di scendere in campo, per lanciare il messaggio che si vuole un partito che riparta seriamente. Condivido le parole chiave dette da Minniti – aggiunge - che sostiene che il Pd per rigenerarsi ha bisogno di sicurezza e libertà, sicurezza e umanità, interesse nazionale ed Europa, crescita e tutele sociali, che spero declineremo puntualmente nel corso del congresso, ma che già danno un messaggio molto forte che io condivido perché mette al centro gli ultimi. Mi auguro che venga eletto un segretario con il 51% almeno di chi partecipa al voto con le primarie aperte e spero non sia l’assemblea che lo elegge – continua -, altrimenti torniamo a una logica che mi preoccupa che può essere quella dell’aggiustamento correntizio. Finiamola con correnti e sottocorrenti – conclude -, perché la gente ci ha punito e non ne può più».

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