All’indomani della proclamazione del nuovo presidente della Provincia nella persona di Domenico Biancardi, il capogruppo di "Davvero Avellino", Gianluca Festa, individua le cause della sconfitta del candidato del centrosinistra Michele Vignola in quello che definisce per la seconda volta «l’accordo perdente con i demitiani».

Per Gianluca Festa il voto per il rinnovo dei vertici di Palazzo Caracciolo è infatti un bis che vede incrociarsi il piano provinciale e quello comunale, sia per l’esito sia soprattutto, dal suo punto di vista, per il tentativo di evitare un tracollo annunciato. «Noi avevamo detto in tempi non sospetti che la scelta di Vignola ci sembrava seguire il percorso che aveva portato all’individuazione di Nello Pizza quale candidato a sindaco della città – sostiene - e abbiamo anche provato a dire che il risultato sarebbe stato lo stesso. Così è stato: gli amministratori si sono rivoltati ancora una volta a questo accordo con "le cariatidi" che ancora pensano in questa provincia di poter dettare la loro linea agli amministratori e questa classe di circa 1400 rappresentati del territorio ha detto basta, dopo che 50mila elettori in città avevano detto "è finita"».
Il consigliere avellinese auspica quindi «che finalmente questa lezione possa servire a ripartire da chi rappresenta realmente territori e comuni» e insiste molto sull’idea «che il Pd debba ripartire dall’ascolto del territorio e delle comunità». «Quando si tratta di elezioni amministrative, ascoltare le comunità che hanno tanto da dire e da proporre – dice -; quando si tratta di elezioni provinciali, ascoltare gli amministratori. Solo in questo modo si potrà riabilitare la politica nel suo complesso e il Pd irpino. In caso contrario, lo aspettano altre sconfitte».
Festa replica anche al segretario provinciale Giuseppe Di Guglielmo che ieri ha dichiarato «chi ha giocato al massacro la smetta di nascondersi e incominci a mostrarsi per quello che è». «Farebbe meglio a ricordare quegli zombi che sono fuoriusciti dalle loro tombe nel giorno di Halloween e del voto provinciale – dice -. Intorno alle 17 piazza Libertà pullulava di questi zombi politici che già immaginavano una reincarnazione, ma per fortuna gli amministratori li hanno rimandati al loro posto, dove meritano di stare dopo una buona carriera politica, e hanno detto "ora è il nostro momento, vogliamo prenderci l’onere di governare questa provincia e i nostri comuni". Di Guglielmo, che è un giovane, farebbe meglio a fare questa valutazione e a capire che l’accordo che ha sostenuto con i demitiani ancora una volta ha perso. Dovrebbe prenderne atto».
«Chi è in capo alla segreteria – continua -, dopo aver scelto un quarto nome contro le indicazioni della direzione e di parte della segreteria del partito, dopo aver perso su quel nome come era accaduto al Comune di Avellino e dopo aver preso anche un consigliere in meno alla Provincia, nonostante l’unità del partito, dovrebbe fare una riflessione anche con una messa in discussione del suo ruolo. Mi sembra complicato immaginare che debbano essere gli altri a indicare il percorso, ma se questo sarà necessario, probabilmente suggeriremo noi di Davvero a Di Guglielmo di fare una approfondita riflessione sul futuro della segreteria».
Secondo Festa, la nuova sconfitta pone del resto l’intero partito di fronte a un bivio decisivo: «Il partito è chiamato a scegliere la strada. Se optare per la morte, una prospettiva irrecuperabile e irreversibile, oppure comprendere che è arrivato il momento di ascoltare la base. Se si supera questo approccio e si capisce che non funziona più "il ditino" dell’ultimo giorno, per telefonare a via Tagliamento per imporre il candidato, ma serve coinvolgere, ascoltare e concordare, il partito potrà riprendersi. È chiaro che non si avrà mai il 100% della condivisione – aggiunge -, ma anche scontrandosi politicamente si arriva a una sintesi quanto più larga possibile. Se invece vigerà ancora quello schema per cui aspettiamo la telefonata dall’alto, la politica oltre che il Pd – ribadisce - è destinata a scomparire in questa provincia».
«Noi - continua - portiamo avanti l’idea della rappresentanza territoriale e per noi si riparte dagli amministratori, da coloro i quali ci mettono la faccia, si impegnano ogni giorno, ascoltano problemi e cercano anche di risolverli e sono votati ed eletti e quindi godono della fiducia della gente».
«Deve cambiare l’approccio – insiste -, perché è chiaro che con i Popolari si perde e io lo avevo capito da tempo. Senza alcun giudizio sulle persone, quella esperienza rappresenta per Avellino e per l’Irpinia il passato da superare. Noi siamo alternativi a quel modo e a quella cultura politica, poi la gente sceglierà, come del resto già sta facendo. Credo che invece il Pd debba guardare non solo al suo interno, ma a un allargamento del perimetro alla cosiddetta società civile, perché c’è un gran pezzo del territorio che non si riconosce più nei partiti o nel partito. Dobbiamo prima coinvolgerli sulle questioni amministrative, nel caso delle comunali, e poi fargli condividere un percorso in un partito, ma senza forzare».
Festa rileva che «ci sono tanti amministratori civici senza tessera di partito» e sottolinea che «è cambiata la tipologia di elettori e di amministratori». «Prima c’era un’appartenenza senza la quale quasi non si poteva fare politica, oggi c’è la volontà di non appartenere a una forza politica, perché c’è una crisi del sistema politico e dei sistemi dei partiti. Noi dobbiamo avere la bravura di ricreare entusiasmo e coinvolgimento e recuperare energie con la collaborazione. Io guardo molto di più a un mondo civico che a un mondo racchiuso in contenitori, che sono sempre di meno».
Per l’ideatore dell’area Davvero è ancora possibile battere i Cinque Stelle «con i contenuti e la competenza». «C’è un adagio che va molto di moda in questa fase: "se un uomo con uno slogan incontra un uomo con un ragionamento, l’uomo con un ragionamento è morto". La gente ha compreso che, sebbene quello potesse essere un contesto interessante per cambiare, messi alla prova, se si prendono persone che non hanno competenza ed esperienza amministrativa, poi falliscono. Come Raggi a Roma o questa amministrazione avellinese che non riesce a proporre perché non conosce i problemi, tantomeno le soluzioni e probabilmente non conosce la città. Magari potevano anche rappresentare il cambiamento, ma cambiare per cambiare non serve. Serve cambiare per governare meglio la città e da questo punto di vista noi vogliamo portare avanti una proposta che parta dall’analisi dei problemi, ma con soluzioni vere perché noi conosciamo la città, ne conosciamo le contraddizioni e le problematiche e sappiamo anche come risolverle».
«Qualcuno potrebbe chiedere perché non l’abbiamo fatto prima, ma quando abbiamo governato una parte dei problemi li abbiamo affrontati e risolti. Poi siamo stati oppositori di una esperienza drammatica, fallimentare – dice della passata consiliatura -, e anche quello lo abbiamo fatto perché conoscevamo le questioni. Io credo che oggi la città abbia bisogno di persone diverse nel modo di approcciare la politica rispetto al vecchio e per metodologie diverse, ma che abbiano anche la competenza per governare meglio Avellino. E noi invece abbiamo sempre combattuto il sistema e siamo sempre stati contro i parrucconi e le cariatidi, ma abbiamo anche maturato un’esperienza politico amministrativa che secondo noi può essere utile alla città».
Per Festa quella entro le prossime amministrative, qualora si concretizzino gli effetti della mozione di sfiducia al sindaco Vincenzo Ciampi, non è una prospettiva temporale troppo breve per riorganizzarsi: «Credo che le varie esperienze nazionali e anche questa ultima locale abbiano mandato un messaggio agli avellinesi. Se noi saremo bravi a trasferire che il Movimento Cinque Stelle oggi non è in grado di offrire le competenze necessarie per amministrare Avellino, che può rappresentare un illusorio cambiamento ma all’atto pratico viene meno perché non si sostanzia, credo che le possibilità e i tempi per vincere ci siano».

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