«Caro Segretario Giuseppe Di Guglielmo, non ti ho mai ringraziato per la fiducia accordatami proponendomi nel tuo staff di segreteria, perché era pari a quella concessa da me nell'accettare. E non amando la retorica ho creduto che il pareggio non richiedesse stanche liturgie».


Si apre così una lunga e articolata lettera che Mario Pagliaro, membro della segreteria provinciale del partito democratico, ha inoltrato al segretario.
«Ho accettato perché mi hai assicurato di voler continuare a procedere sulla via della chiarezza e senza l'interpretazione delle regole, proseguendo nel metodo avviato insieme con il Commissario David Ermini. Così, mi è sembrato naturale esserci.
Ho tollerato i tuoi tempi lenti, sia per l'insulsa opposizione interna dei tanti diseredati dal potere, a cui abbiamo rotto gli equilibrismi e sia per un tuo dato caratteriale palesemente diverso dal mio. Ma continuavo ad evidenziarti come l'eccesso di "riflessione" creava solo l'accumularsi di errori politici.
Sulla presidenza della Provincia, il sentore che la "terza via" fosse la mediocre decisione già presa dall'inizio, mi è sempre stato palese ma, ritenendo da sempre più comodo dare fiducia e continuare a guardare avanti, piuttosto che girarsi per vigilare perennemente le spalle rischiando di cadere o, se va bene, di fermarsi, ho cercato di essere costruttivo, sperando in un mio errore.
Oggi, che scopro di avere ancora ragione (e non è bello appartenere alla categoria che la possiede sempre), non posso che dare ancora conseguenza alla mia coerenza.
Nella più antica e sterile logica partitocratica, due fronti apparentemente opposti, col metodo dell'abbraccio mortale (tattica tanto cara ai cultori della materia), hanno deciso di "bruciare" la valenza politica e personale di due proposte legittime seppur contraddittorie, pur di evitare, ancora una volta, di salire sulle spalle dei giganti per vedere lontano e preferire segargli le gambe per continuare a vedere "i fatti loro".
Mio malgrado, la tua carica mi costringe ad imputarti la colpa di aver fatto vincere, ancora una volta, il sottobosco del consociativismo, quella cosa per cui "se non sono uguali, sono soci" e, soprattutto, modelli senza visione che sinceramente non porterei mai ad esempio né per l'amministrazione di un comune e nemmeno per la gestione di un partito. Figuriamoci estenderli ad una Provincia.
Per tutto questo, rimandando in "Direzione provinciale" lo sviluppo delle altre contraddizioni di questa linea politica talmente ingessata dagli interessi che, non permette né di acquisire i vecchi bilanci del partito e, adesso, nemmeno di sperare in un tesseramento fuori dalla simonia, non avendo voglia di essere protagonista di ennesime varianti formali sul tema della partitocrazia, ti comunico che mi "tiro fuori".
Per quel che può servire, pesare o incidere, da oggi, non sono più un membro della tua segreteria.
Resto in Direzione, per il solo gusto (forse masochistico) di vedere "Pasquale dove vuole arrivare" e magari indicargli la porta migliore per andarsene, perché, alla fine, io ..."mica sono Pasquale!"»
Mario Pagliaro

 

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