«La segreteria provinciale del PD irpino è pronta ad riaprire una fase di riflessione seria e concreta sulla questione del biodigestore di Chianche», affermano in una nota i membri della segreteria del Partito Democratico irpino.


«Convinti dell’utilità degli impianti - continuano i dirigenti dem - e della necessità di costruire le infrastrutture indispensabili per la strutturazione di un ciclo dei rifiuti integrato che possa produrre efficienze, rileviamo la necessità di condannare il metodo che ha portato a questa scelta.
Il problema non è il biodigestore, in quanto tutti gli impianti necessari allo smaltimento virtuoso dei rifiuti non possono essere demonizzati anzi devono sempre essere considerati all'interno di una strategia che punta alla riduzione dell'impatto ambientale.
Innanzitutto, gli impianti devono rientrare in un sistema di riferimento territoriale e di filiera e questo a Chianche non è accaduto e in più non si può immaginare di costruire un impianto che serva l’intera Campania in un territorio che non è strutturato per raccogliere l’enorme flusso di mezzi industriali che si andrebbe a generare. L'errore di valutazione quindi è da individuare nell'assenza di una politica di condivisione e di una visione olistica. Il biodigestore, come qualsiasi altro impianto legato allo smaltimento di rifiuti, può essere immaginato solo se preceduto da un'analisi attenta delle infrastrutture necessarie a sostenerlo e dalla valutazione del fabbisogno cui è chiamato a rispondere. In questo specifico caso proprio ragionando sul "come", il biodigestore sarebbe molto utile ma se venissero analizzati i limiti di convenienza relativi alla smaltimento degli scarti di produzione agricole su un'area a km zero o quasi. In questo modo si potrebbe generare un ritorno immediato di utilità sul territorio attraverso un dimensionamento sostenibile dell'impianto.
Siamo convinti che davanti ai NO precostituiti, bisogna opporsi con la capacità di far vivere questi processi in maniera partecipata. Coinvolgere le comunità locali interessate e le istituzioni che le rappresentano, le associazioni e i gruppi imprenditoriali che su quei territori operano e rendere parte attiva dei processi decisionali ogni singolo cittadino, devono essere le basi per interventi de genere.
Per questo il Partito Democratico sarà ancora una volta, su una questione tanto seria e che molti hanno sfruttato con cinismo, quel soggetto politico che non percorre la strada semplice del “no e basta”, che non soffia sulle paure pur di avere consenso che non si oppone adesso per poi gestire domani.
Il Pd resta il partito dello sviluppo, della partecipazione e dei processi democratici. Siamo il partito che davanti all’esigenza sociale di impianti più che sul dove si preoccupa e controlla il come.
Perché siamo convinti che sui temi ambientali non si può banalizzare il dibattito ad un’opposizione ottusa tra il sì e il no ma è necessario concentrarsi sul “come”», concludo i membri della segreteria democratica.

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