«Di ricompattamento del partito non abbiamo parlato, abbiamo affrontato questioni più urgenti che sono il Comune di Avellino e le imminenti elezioni provinciali». Taglia corto così Umberto Del Basso De Caro che ha presenziato alla riunione della Segreteria del Pd allo stesso tavolo con la presidente del Consiglio Regionale Rosetta D’Amelio, ma evidentemente su una posizione che si conferma di distanza, ancora cinque mesi dopo la battaglia del congresso terminata a suon di carte bollate.


Umberto Del Basso De Caro, inoltre, non ritiene «che il Congresso Nazionale sia dirimente, perché gli organi sono provinciali, quindi perché si dovrebbe passare per il nazionale? Non mi pare che sia questo il tema – dice - e non sono intervenuto sul tema, perché non avevo molto da dire». L’unità, del resto, è «sempre auspicabile, ma – aggiunge - bisogna vedere quanto sia praticabile. Io sono sempre per l’unità, ma quella che predicava Turati è quella in cui alcuni stanno sopra e altri sotto e non va bene».

Distanti anche le posizioni in vista delle elezioni provinciali di fine ottobre. Rosetta D’Amelio sostiene che, «essendo un ente di secondo livello, su obiettivi chiari stabiliti a monte si può pensare anche a un accordo istituzionale. Se c’è un nome che fa sintesi, anche il Pd può stare su una impostazione di questo tipo pur avendo i numeri, se unito, per eleggere il presidente. Ma senza giochini e giochetti come quelli avvenuti la volta scorsa – continua -, quando pur avendo il Pd il 70% di presenze, a cominciare dalla città capoluogo, ha eletto un presidente espressione di un’altra forza politica. Io dico facciamolo alla luce del sole. L’esperienza Gambacorta alla fine è stata condivisa da tutti, si può andare anche in quella direzione – conclude -, ma lo si dice subito e lo dicano i partiti e le forze rappresentate nei Consigli comunali».
All’opposto, Del Basso De Caro puntualizza che «c’era Foti contro Gambacorta, noi abbiamo preso più voti e Foti ne ha presi di meno perché è possibile anche il voto disgiunto. Che poi Gambacorta abbia governato insieme agli altri è un altro discorso». Poi aggiunge che l’argomento di eventuali larghe intese non è stato affrontato e precisa: «Per ora stiamo vedendo come riunire i nostri, poi vedremo come fare. La prima cosa è tenere tutti dentro il proprio recinto, poi si vedrà di andare a parlare con i recinti altrui».

Unico argomento su cui invece le linee paiono avvicinarsi, il Comune di Avellino. «Io credo che il Pd nel Comune di Avellino sicuramente deve votare contro le linee programmatiche e sicuramente, se c’è un’ampia maggioranza che sfiduci il sindaco Vincenzo Ciampi, può sostenerla – è l’opinione di D’Amelio -. Dobbiamo solo stare attenti a non fare un regalo ed evitare che Ciampi faccia la vittima in quanto sfiduciato e che i Cinque Stelle si ripropongano all’elettorato dicendo "non lo hanno fatto governare". Dobbiamo dimostrare, come sta avvenendo in questi giorni e in queste ore, che non sanno governare. È questo il nostro compito».
«Noi comunque non viviamo una contraddizione – precisa -, pensavamo dall’inizio che fosse incapace di governare e abbiamo sostenuto un altro candidato a sindaco ritenendo che l’avvocato Nello Pizza fosse il sindaco giusto per Avellino. Quindi non abbiamo nessun dovere nei confronti di Ciampi, ma solo il dovere nei confronti della cittadinanza di Avellino, che al ballottaggio ha scelto lui, di dimostrare che si sono confusi, si sono sbagliati perché adesso Avellino non è governabile».
Rispetto ai tempi per staccare la spina all’amministrazione a guida 5S, D’Amelio rinvia la decisione all’aula: «Credo che il Consiglio deve capire qual è la scelta più utile nell’ambito dell’assise».
«La parola ultima la darà domani il gruppo», afferma anche Del Basso De Caro che non usa mezzi termini per descrivere la situazione attuale: «Non c’è una crisi, perché non è mai nata una amministrazione. La crisi presuppone che una amministrazione esista e che poi entri in crisi, ma non mi pare che esista una amministrazione».
Per il deputato sannita la chiusura anticipata della consiliatura è dunque «un esito difficilmente evitabile. Immaginare che questo sia un governo di consiliatura – dice - mi pare piuttosto complicato». E indica quale scadenza temporale il prossimo febbraio, «che è quello che consente di votare a maggio 2019», anche se aggiunge: «A me interessa l’impostazione politica, ma la data nella quale la clessidra si deve girare compete al gruppo consiliare, è nei loro poteri e sono loro, consiglieri eletti dal popolo, che devono anche assumersi una responsabilità. Noi possiamo dare un suggerimento, ma non più di tanto. Mi sembrerebbe una invasione di campo e non sono abituato a farne».
È invece indifferente, per l’ex sottosegretario, se la modalità scelta sarà quella delle firme autenticate da un notaio, delle dimissioni o di una mozione di sfiducia, perché «non cambia molto, penso che vada motivato in ogni caso alla città». E al capogruppo di Davvero Avellino, Gianluca Festa, che ha definito «una operazione carbonara» la raccolta delle firme da un notaio (leggi qui) replica a distanza: «Sono sciocchezze, conta la sostanza. La gente non sa che dire e non sa neanche cos’è la Carboneria: è quella che ha fatto il Risorgimento nazionale, ma il fatto è ignorato dai più. Non me ne meraviglio».

Alla vigilia della marcia contro l’impianto di un biodigestore a Chianche, la presidente del Consiglio regionale manifesta, invece, una posizione di apertura rispetto alla contrarietà espressa a gran voce dal territorio: «La Regione ha sempre detto che ci vogliono i biodigestori, che fatti bene sono anche una risorsa, ma che in linea di massima bisogna farli con la condivisione delle comunità. E quando si è scelto Chianche, è stato perché il Comune aveva offerto la disponibilità – afferma D’Amelio -. Ricordo che quando il Comune di Conza della Campania ha ritirato la disponibilità data inizialmente, la Regione ha scelto Teora che aveva già un impianto. Ora i comuni vicini a Chianche pongono un problema legato anche alle produzioni vitivinicole di eccellenza e credo che la Regione debba fermarsi un attimo. Per quello che mi riguarda, può anche fare un passo indietro, ma aprendo un tavolo per trovare una soluzione alternativa. Penso sia una scelta giusta – conclude -, coerente e logica in cui ci sono responsabilità delle amministrazioni locali e disponibilità della Regione».

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