«Alla fine della fiera dovranno essere i comuni a farsi carico dei debiti (oltre 130 milioni) dell'Alto Calore. È questa la sostanza del piano di risanamento approvato dall'assemblea dei soci che si è tenuta ieri sera. Subito un aumento di capitale pari a 25 milioni poi tra 4 anni, se sarà necessario, un nuovo aumento di capitale.

Coloro, presidente De Stefano in testa, che negli ultimi cinque anni hanno retto le sorti dell'Ente di Corso Europa col mandato di risanarne i conti e di garantirne il prosieguo del ruolo di gestore del servizio idrico integrato, hanno fallito la missione e si sono fatti da parte. Non hanno rinunciato però ad indicare soluzioni (piano di risanamento a carico dei comuni) e un nuovo amministratore unico nella persona di Michelangelo Ciarcia, tutto all'insegna della più assoluta continuità. " Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi". È la famosa espressione di Tancredi, nipote del principe di Salina, ne "Il Gattopardo". Non c'è nessuno che può dirsi più organico e più in continuità con i gruppi dirigenti politici che si sono succeduti negli ultimi 20 anni a via Tagliamento di Michelangelo Ciarcia: segretario amministrativo del Partito Popolare, poi tesoriere con Covotta nella Margherita, poi con Caterina Lengua è ancora con De Blasio nel Pd e, per ultimo, candidato alla segreteria provinciale del Pd in rappresentanza della cordata De Luca-De Stefano- Del Basso De Caro.
Alla faccia delle regole sulla separazione degli ambiti, della politica che non deve mischiarsi con la gestione e deve rimanere estranea ai consigli di amministrazione. In questa nostra terra davvero le cose non cambiano mai e la politica continua a pretendere, avendola vinta, di " stare sempre in mezzo " a tutto: dall'acqua ai rifiuti, dai trasporti alla sanità. Il "governo del cambiamento" che dopo le elezioni di giugno regge le sorti del comune di Avellino poteva battere un colpo e rompere il filo della continuità. Al copione dell'assemblea dell'Alto Calore non ha contribuito solo Tomasi da Lampedusa (autore de"Il Gattopardo"), ci ha messo le mani anche Kafka che è famoso per la capacità di dire una cosa per significare altro. Accade, dunque, che il sindaco Ciampi presenta una richiesta di rinvio e poi si dimentica di votarla. La sua presenza ed il suo voto avrebbero determinato l'impossibilità di procedere e lo stop al disegno del PD. Delle due l'una: o Ciampi intendeva fare un favore al Pd o, ancora peggio, non riesce a districarsi tra le procedure di una assemblea nella quale il comune di Avellino ha un peso considerevole. Come dire: si proclama il Cambiamento ma poi kafkianamente si finisce per affermare la continuità».

Raffaele Aurisicchio
Coordinatore provinciale Sinistra Italiana

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