«I passaggi politico-istituzionali che si stanno susseguendo in questi giorni, ci consegnano un clima tipico delle tifoserie da stadio. Per dirla in termini da derby, non faccio il tifo per Salvini -Di Maio e nemmeno per Mattarella e più che consolidare certezze, mi sto ponendo delle domande.


Nel famoso contratto di governo giallo-verde ci sono passaggi significativi sull’accesso dei bambini stranieri a scuola, sul tema dei migranti, declinato nella narrazione razzista di Salvini. Questa deriva viene rafforzata dall’idea di un eventuale appoggio della Meloni che si sta discutendo in queste ore, al governo cinque stelle lega. Nessuna delle forze politiche in campo e nemmeno Mattarella ha aperto un confronto chiaro su un tema che sta esplodendo, quello relativo ai diritti umani in Europa che fa il paio con il rischio della deriva securitaria, incentrata sull’odio. Il sogno di un’Europa dei popoli rischia di deflagrare grazie all’asse nero-giallo-verde, superando la presupposta uscita dall’euro, ma semplicemente chiudendo le frontiere.
Il quadro ha chiarito che è molto più pericoloso immaginare di cambiare la politica economica europea, la neutralizzazione di Tsipras in Grecia ce l’ha ampiamente dimostrato, anche immaginando una vittoria della sinistra su un programma che preveda il superamento del Fiscal compact, l’uscita dalla NATO e la messa in discussione dei vincoli di bilancio.La conseguenza è che si è ingenerato un clima di paura e si è fatta passare l’idea che la sovranità popolare è commissariata dai mercati, limitata nel suo esercizio dal ruolo della finanza. Il rischio è che il popolo avvertendo l’Europa come una gabbia, piuttosto che un luogo di democrazia, di cittadinanza e di diritti, abbracci la deriva reazionaria di Salvini.
Per questo considero inopportuno che la sinistra si immerga nel clima da stadio, innescato dai Cinque Stelle e dal Pd. L’impeachment invocato da Di Maio fa il paio con la retorica dei professori alla stregua di gufi e con l’obiettivo di voler smantellare la Costituzione, pericolo scongiurato da un fronte popolare il 4 dicembre. La sinistra muore, se pensa di consegnarsi al fronte repubblicano come ipotizzato dalla Boldrini e da Bersani. La sinistra deve riportare il dibattito sul merito e su di un nuovo metodo, superando l’apparato in cui ci ha imprigionato Leu.
Se siamo per un’idea di più Europa, questa narrazione va costruita nella società, riprendendoci gli argomenti che abbiamo consegnato agli altri. Oggi è necessario costruire un fronte tra la destra reazionaria e l’establishment del Pd e di quel che resta di Leu, fuori dalla retorica dei diritti ai risparmiatori, ma rivendicando i diritti delle persone contenuti nella Costituzione. Perché come ci insegnano le vertenze irpine, non è lo spread che determina la disoccupazione, ma sicuramente il fiscal compact impedisce la tenuta di uno stato sociale che supporti chi quei diritti li sta perdendo.
La sinistra muore se non ha un orizzonte europeo e se non è in grado di aprire un varco, tra il fronte sovranista di Salvini- Le Pen e quello dell’establishment di Renzi-Macron. Un terzo fronte che possa partire dall’Irpinia. Irpinia chiama Roma.Altrimenti non resta che spostare Savona e andare tutti insieme a festeggiare».

Rita Labruna, Sinistra Italiana

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