Ancora veleni sul congresso provinciale del Partito democratico irpino quando, in risposta alla Commissione Regionale di Garanzia sul ricorso presentato dall’area a supporto di Michelangelo Ciarcia, arriva la decisione del segretario reggente Maurizio Martina e dal responsabile nazionale Andrea Rossi di rinviarne al 22 e 23 aprile la celebrazione (ma i vertici nazionali fanno piuttosto riferimento alle assemblee di circolo per la designazione dei delegati al congresso, che si terrà probabilmente il 25) e mentre anche a Roma si profila un rinvio dell’assemblea nazionale.


Inoltre, i candidati alla guida del Pd provinciale, Michelangelo Ciarcia e Giuseppe Di Guglielmo, sono stati convocati al Nazareno per le 11 di mercoledì prossimo, evidentemente per verificare se vi sia la possibilità di far uscire il partito da uno stallo che si protrae da oltre due anni, in un contesto difficile segnato dalle nuove fratture interne legate alla questione della platea congressuale che ha alimentato i ricorsi presentati dalle liste a sostegno di Ciarcia, "Irpinia Innanzitutto" e "Semplicemente Democratici", ma ha anche determinato la cancellazione da parte della Commissione di Garanzia Nazionale di circa 600 iscritti appartenenti alla stessa area (400 a Solofra e circa 180 a Cervinara), quella che fa riferimento al deputato Umberto Del Basso De Caro.

Vignola De Blasio Famiglietti 13042018 1
È proprio il parlamentare sannita a ribadire, senza alcuna preclusione circa la data in cui poi si celebrerà il congresso, la necessità di fare chiarezza sulla platea degli iscritti, a margine dell’incontro tenuto oggi al Grand Hotel Irpinia, per fare il punto della situazione con tutti i sostenitori.
«Noi avevamo chiesto di verificare i tabulati degli iscritti – afferma - e il tema questo. Dobbiamo avere la certezza della platea rappresentativa. Se non c’è questa, per me non si fa mai, oppure lo fa chi lo vuole fare. Quando la platea è stata certificata si può fare anche il 15 agosto a mezzogiorno, io ci sto».
Sicuro anche sulla vicenda delle tessere escluse, Del Basso De Caro afferma: «Le riproporremo, perché sono tessere già regolarmente pagate e frutto di una reale sottoscrizione e non inventate».

Ciarcia Del BAsso De CAro 13042018 4
Sulla questione della platea congressuale si dilunga nel corso dell’incontro lo stesso candidato Michelangelo Ciarcia che attacca in modo diretto il commissario straordinario per il congresso provinciale e sostiene senza mezzi termini: «Siamo stati messi fuori da Ermini». Rivendicando la volontà dell’area a suo sostegno di voler «competere lealmente e correttamente, con regole certe e iscritti veri e non fittizi», Ciarcia stigmatizza la candidatura di chi fino a irei ha ricoperto il ruolo di sub commissario, a partire dall’avversario Di Guglielmo».
Enzo Venezia parla addirittura di «un abominio di regole, quando questo partito ha bisogno di essere credibile. Ogni iscritto doveva sentirsi libero e orgoglioso di essere iscritto al Pd, ma è tutto appannato. Io stesso ho più di una anagrafe, ma dobbiamo averne una – domanda - per scegliere chi candidare? Si deve sapere l’anagrafe di una sezione per avere un candidato, eppure abbiamo dovuto presentate le liste e la nostra candidatura con una anagrafe non trasparente».

Ciarcia Del BAsso De CAro 13042018 5
Anche Venezia critica le candidature di due sub commissari oltre che Di Guglielmo, ma pone particolarmente l’accento sulla necessità di uscire da questa fase che descrive come anarchica perché si tratta di «fare un congresso alla vigilia delle elezioni amministrative e tra 21 comuni irpini c'è il capoluogo che viene visto come un riferimento. Invece ci stiamo attardando con queste "cosucce" da bar e non ci stiamo preoccupando di andare a fare le liste e le alleanze. Vogliamo ricostruire il partito – chiede - dopo la sconfitta del 4 marzo? Non mi pare».
«Questo modo di fare politica non l'ho mai visto, non lo conosco, e ci sono malintenzionati che dovremmo bastonare – conclude -in questo partito».

Salzarulo Bevere 13042018
Stesso tenore anche nelle parole dell’ex sindaco di Lioni, Rodolfo Salzarulo: «Sembra il congresso di un partito bolscevico in esilio – commenta -. Abbiamo perso le coordinate della democrazia, non è neanche stato fatto il congresso ad Avellino e mi sento umiliato a parlare di numeri. Vorrei piuttosto discutere del perché abbiamo preso una mazzata il 4 marzo e ho la difficoltà a pronunciare il "noi" e a non sentire appartenenti al Pd quelli che ci obbligano a parlare di numeri. Cerchiamo strumenti per dare risposte – esorta – perché l'Alta Irpinia ha perso un quarto della sua popolazione e gli altri tre quarti stanno a libro paga perché stanno alla fame. Ricostruiamo, abbiamo almeno il dovere di tentare».

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