L'ex senatore del Partito democratico Enzo De Luca si dice «amareggiato, perché della lettera che ho scritto al segretario Renzi il 13 febbraio non si è colto il senso – afferma -, ma la mia riflessione andava oltre la provincia di Avellino e non a caso dopo che avevo pronosticato un disastro si è verificato uno tzunami».
Parlando ai giornalisti nella sede di via Tagliamento, ribadisce: «cercavo di dare un messaggio al partito e non era legato a vicende personali» e, soprattutto, conferma la sua convinzione che per il partito ci sia «una sola prospettiva: recuperare le energie che hanno creduto nel Pd, con tutti i partiti, dall'area moderata alla sinistra, per una alleanza di coalizione, ma in trasparenza».


Il traguardo indicato da Enzo De Luca è quello di un sistema maggioritario per realizzare «la democrazia compiuta di Moro», mentre insiste sulla necessità di assicurare «rispetto agli iscritti e ai militanti, per togliere il Pd da un disagio che è soprattutto politico, se la Lega ha preso i voti nostri – dice - e ne ha presi anche al Sud».
Convinto che «abbiamo sprecato un patrimonio», dice l'ex senatore, De Luca sostiene l'esigenza che il congresso si celebri al più presto, a marzo. «Dobbiamo avere un organismo», insiste, mentre ripercorre gli ultimi anni del partito sul territorio e domanda: «Perché siamo dovuti stare tre anni senza una struttura? De Blasio che peccato aveva fatto? Si è dimesso con un alto senso di responsabilità per tentare di trovare un raccordo e, dopo le sue dimissioni, abbiamo preso degli impegni con i vertici nazionali del partito, ma non ne hanno mantenuto nessuno».
Sulla stessa linea, De Luca muove una decisa contestazione in direzione delle scelte e degli atteggiamenti assunti al Nazareno nella recente tornata elettorale, anche rispetto alle primarie non tenute e che invece invoca a ogni livello.
«La segretaria regionale Assunta Tartaglione, che ha sempre tenuto un rapporto di coerenza con i vertici di partito, non viene tutelata e non riesce a farsi eleggere – commenta - e il nome di Rosetta D'Amelio è in lista alle 4 ma scompare alle 7 di sera, cosa sono – chiede - giochi di prestigio?». Ancora, afferma che «il Pd è un partito federale» ed esprime rammarico per non essere stato ascoltato quando ha chiesto con insistenza la convocazione di una riunione della Direzione: «Invece – racconta - hanno detto "portate tutto a Roma" e ci siamo trovati candidati che non è che abbiano portato un grande contributo».
Tuttavia, rivolgendosi a chi «dice che sono stato polemico con il partito», De Luca puntualizza: «Io sono legatissimo al Pd, non consento a nessuno di dire il contrario, soprattutto a quelli che sono arrivati all'ultimo momento, pensando di poter avere qualche risultato. Purtroppo gli è andata male – aggiunge -, non hanno saputo fare bene i calcoli».
De Luca ne ha anche per quelli che «si sentivano garantiti», a cui precisa che, invece, «la garanzia la danno solo il territorio e i cittadini» oltre che per alcuni sindaci ritenuti poco costanti: «In questo vuoto del Partito democratico, abbiamo avuto amministratori locali che ad ogni scadenza elettorale hanno votato un partito diverso, però sono del Pd. Se non la smettono – dice -, faccio nomi e cognomi».
L'auspicio è che quindi «si riesca a stare insieme, a celebrare la democrazia e non pensi qualcuno che, avendo rapporti a Roma, si sente garantito. La politica – insiste – non è questo». «Uno dei passaggi fondamentali all'ultimo congresso era proprio il passaggio dall'io al noi, una squadra che c'è sempre, non la squadra che si fa la sera prima, e io resto convinto di questa opportunità, sennò – prosegue -, si fa un'altra scelta e si sta da un'altra parte. Abbiamo sciupato un grande patrimonio – commenta -, ma possiamo ancora riprendere, se recuperiamo la politica, il rispetto fra di noi e se e non mortifichiamo rappresentanze come ad esempio è accaduto a Franco Pascale, un professionista che dalla mattina a alla sera, non si capisce perché e chi lo ha deciso, viene estromesso dalla commissione di garanzia. Questo non è concepibile».
Quelli che De Luca definisce, quindi, «due punti ineludibili» sono «il rispetto delle regole e la trasparenza» e la definizione di «una proposta politica». «Hanno vinto loro e bisogna rispettare gli elettori, guai a quelli che pensano che sbagliano gli elettori», osserva e poi aggiunge: «Anche se adesso siamo in opposizione, dobbiamo trovare una condizione per la proposta, innanzitutto sulle riforme e discutendone anche in Irpinia».
Quanto alle prossime amministrative, pur auspicando che anche la scelta del prossimo candidato al Comune di Avellino avvenga attraverso le primarie, De Luca non pare chiudere alcuna porta, ma anche in questo caso richiede a gran voce una «difesa legittima non solo dei propri eletti, anche dell'istituzione» e sottolinea che «le istituzioni sono un luogo sacro, non un'arena in cui scontrarsi».

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