L’area Pd che fa capo al sottosegretario alle Infrastrutture Umberto Del Basso De Caro si ritrova sul tema "Irpinia innanzitutto" e presenta un documento che dichiara l’intenzione di rilanciare il ruolo del partito, valorizzando quanto fatto dai governi Renzi e Gentiloni e allo stesso tempo marcando una distinzione netta rispetto a chi, come dirà lo stesso sottosegretario, non ha condiviso «39 fiducie, almeno 4 leggi di stabilità e almeno 2 leggi elettorali, il referendum su cui il governo aveva messo la faccia.

  Le candidature le fa Roma sulla base di uno screening territoriale e di una proposta avanzata dal comitato regionale. Distribuire indulgenze plenarie sta alla direzione nazionale – aggiunge Umberto Del Basso De Caro -, ma noi dobbiamo essere chiari e, come diceva Nenni, io dico "Fai quel che devi, accada quel che può"».
È la sua replica alle voci su una possibile alleanza con Angelo D’Agostino e Giuseppe De Mita al quale, però, Del Basso De Caro fa nuovamente riferimento quando lo definisce «un apolide rimasto senza partito» e a cui riserva una ennesima stoccata quando sottolinea di non aver «mai lasciato il partito perché – dice - era stata negata la candidatura a un mio antenato».
Ancora in vista delle prossime candidature, Del Basso De Caro dichiara che, per quanto lo riguarda personalmente, dove si candiderà «lo decide il partito», mentre a livello di alleanze l’obiettivo è «un centrosinistra ampio e inclusivo. Non siamo autosufficienti e quindi se ci sono apporti esterni, il partito nazionale li valuterà. Noi naturalmente – ribadisce - diremo la nostra».
Sul fronte più politico, il sottosegretario sottolinea accanto all’incertezza sulla data del voto (il 4, l’11 o il 18 marzo) anche la possibilità «che si rivoti a giugno perché la X alla schedina è un esito abbastanza probabile». Soprattutto, però, parla di «una campagna da combattere ventre a terra, andando nelle case dei cittadini a spiegare le cose che ha fatto Renzi e che ha continuato Gentiloni».

Umberto Del Basso De Caro 15122017
Nel lungo intervento del sottosegretario che segue la lettura del documento da parte di Gaetano Bevere, agli argomenti che riguardano le candidature si alternano anche considerazioni in merito al congresso provinciale del partito: «Le condizioni erano semplicemente l’approvazione della platea degli iscritti da parte della commissione regionale di garanzia. Definita questa, compete ad Ermini decidere quando fare il congresso. Siamo prontissimi, come lo eravamo un mese fa, ma è una decisione politica».
Sulla situazione locale si sofferma poi anche l’ex presidente del Senato Nicola Mancino, convinto che «un segretario ci vuole o lasciamo dispersi gli elettori». Mancino inoltre non risparmia stoccate nei confronti di Gianluca Festa: «Bisogna andare a vedere quante volte uno ha cambiato posizione. È morale se uno alle regionali si è presentato con i Verdi e poi è contro il sindaco della città e poi ha la legittimazione del tesseramento? Non è possibile – sostiene - che un partito viva di un ospite quotidiano che poi a un certo punto se ne va». Mancino, però, ne ha anche per il commissario Davide Ermini di cui dice che «non ha ricevuto i sindaci, neanche quello del capoluogo», come per chi temporeggia per il congresso provinciale, diversamente da «chi fatica», e «aspetta che il protettore faccia valere la sua forza» e dice: «Non è democrazia». «Mi sembra che questa sia una battaglia per rafforzare candidature, ma non il partito – afferma ancora sull’argomento -. Bisogna dire a Tartaglione che è dovere del segretario regionale realizzare un equilibrio in ogni provincia». Alla sua reprimenda, inoltre, non sfuggono nemmeno i più alti livelli del partito: «Ho scritto a Guarini e a Renzi senza mai ottenere risposta».

De Luca Mancino Lengua 15122017
A livello nazionale, Mancino si spinge poi oltre le considerazioni di Del Basso De Caro, certo che «non basti fare casa per casa», perché è in corso «una campagna pubblicitaria che penalizza i Pd». «Dobbiamo vedere se gli organi di partito puntualizzino un programma condivisibile a nord e sud», aggiunge dopo aver dichiarato che c’è stata «poca attenzione per il Mezzogiorno, che è stato spazzato via. Il territorio deve essere vivo e attento – avverte - e mi auguro che la dialettica venga individuandone le esigenze».
Dall’ex senatore Enzo De Luca proviene infine un nuovo appello alla compattezza: «Siamo nell’imminenza dello scioglimento del Parlamento e ci vuole grande senso di responsabilità e grande unità nel rispetto di un territorio come la provincia di Avellino dove, dal punto di vista del consenso, il Partito democratico da quando è nato è sempre stato tra i primi alle politiche, alle amministrative e alle regionali, ma anche dal punto di vista congressuale».

Pd De Caro Platea 15122017
Riguardo alla posizione emersa dall'assemblea dell'11 dicembre (leggi qui), De Luca puntualizza che «ci sono istituzioni che chiedono di rispettare lo Statuto del partito e, cosa ancora più significativa, gli oltre 10mila che si sono iscritti al Partito», mentre sul fronte della coalizione ritiene che «un’ipotesi di alleanza si costruisce anche dalla base, dalla provincia e dalla regione, per cui bisogna finire di discutere in astratto, definire la rappresentanza nel rispetto dei circoli e delineare una iniziativa politico programmatica, come si fa stasera e come in altre occasioni. Sulle primarie si può fare una discussione – aggiunge - ma non sotto una campagna elettorale. Io l’ho fatte da senatore uscente, ma se qualcuno di preoccupa delle primarie io mi preoccuperei per lui. Non so come potrebbe portare un consenso al partito democratico e alla coalizione di centrosinistra che deve essere quanto più ampia possibile perché abbiamo un centrosinistra che, per quanto diviso su punti centrali, però si è messo insieme. Noi invece, ci dividiamo. Quindi la necessità è sempre quella per cui mi sono adoperato da quando nel 2008 e nel 2013 eravamo pochissimi e siamo diventati tanti, nell’interesse generale di chi ha a cuore le sorti del bene comune. Poi c’è anche l’aspirazione legittima dei candidati, ma è l’ultima cosa».

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