C’è un brutto clima in Alta Irpinia, «un problema che sta diventando cancerogeno da due o tre anni, da quando si realizza quella che a Lioni battezzammo "Cirietta", cioè l’alleanza tra Ciriaco De Mita e Rosetta D’Amelio, che costruisce amministrazioni comunali con tutti dentro, dai Cinque Stelle a De Mita al Pd di Rosetta D’Amelio e che serve anche a fare giustizia delle opposizioni interne, sia all’Udc sia al Pd. E in molti comuni piccoli passa sotto silenzio un comportamento eslege delle amministrazioni pubbliche non denunciato».


Rodolfo Salzarulo non cede ad eufemismi nel denunciare uno stato di cose che lo porta a parlare di una vera e propria «emergenza democratica», in una terra che vive «l’infelicità della desertificazione, uno smantellamento progressivo delle fabbriche delle aree industriali e quelle che restano preferiscono trasformarsi in uffici di collocamento per conto del potere politico. Quindi i pochi che non migrano – aggiunge - sono costretti o ad assoggettarsi al potere politico oppure ad essere reietti. La gente che resta in Alta Irpinia non parla più – insiste -, per non rischiare di perdere un posticino da 400 euro al mese part-time in un’azienda che si è trasformata in agenzia di collocamento per conto del padrone».
Riferimento diretto, nel corso della conferenza stampa tenuta nella città capoluogo insieme all’opposizione consiliare dell’amministrazione guidata da Yuri Gioino, naturalmente il contesto lionese, esemplare però per Salzarulo di una modalità che si ritrova nell’intera area.
«Non denuncio reati, ma comportamenti eslegi – puntualizza - nel senso che di mese in mese ci sono gare di appalto annullate, gare assegnate e riconsegnate, concessioni edilizie date a chi sì e a chi invece no trascinandole per mesi con futili motivi burocratici».


Salzarulo parla di «una vita complicata, una corsa a ostacoli», della «cappa di una politica che non gestisce, non governa, non assiste i cittadini, ma li tiene sotto un dito» e aggiunge: «Questo a me non era mai capitato». «Io sono stato all’opposizione di amministrazioni arcigne per 20 anni – racconta - e in 20 anni una volta sola ho dovuto fare ricorso alla giustizia, per il resto bastava la denuncia politica. Sono stato addirittura un consigliere di opposizione con 19 consiglieri di maggioranza e ho avuto piena agibilità. Oggi chiedi all’amministrazione accesso agli atti e al capogruppo dell’opposizione li fanno vedere dopo due mesi. Il problema è esattamente questo: caduta di controllo democratico, caduta di relazioni democratiche, una vera e propria emergenza democratica».
Salzarulo attacca anche più nello specifico la gestione della cosa pubblica da parte dell’amministrazione di Lioni: «Una delibera di due anni fa dava avvio ad una gara per l’affido in gestione di campo sportivo, palazzetto dello sport e centro sociale e ancora non si è conclusa, con proroghe successive per due anni, talvolta a un soggetto diverso da quello precedente, in maniera eslege. Il cittadino che gestiva l’affissione pubblica non la gestisce più - aggiunge -, viene mandato a casa e viene trasformato il regolamento».
Le origini dell’attuale stato di cose per Salzarulo risalgono alla rinuncia alla propria candidatura da parte di «una cittadina italiana acquisita, proveniente dall’Ucraina se non sbaglio, dopo che erano state presentate le liste, perché il clima l’aveva dissuasa. Lei pensava di andare alla "festa delle elezioni" – commenta -, e invece si trovò immersa in un clima di terrore».
Ampliando il quadro, «subito dopo abbiamo avuto la degenerazione sui Gal – continua - e l’Alta Irpinia è stata spaccata in quattro. C’è un gruppo di comuni che sta con il Gal di Ariano, un gruppo che è rimasto con il Gal Cisli, un altro che è andato con il salernitano e un comune che è andato con il Gal madre dell’Ati che poi si è fatta con il Cilsi. Questa era la generosità che De Mita chiedeva quando partì il Progetto pilota – afferma -, questa è invece la ingenerosità nei confronti dell’Alta Irpinia dell’onorevole De Mita. Non è in discussione la sua biografia, il suo essere una grande intelligenza e il suo essere stato in altri anni il grande motore della provincia di Avellino, del sud e dell’Italia - dice Salzarulo -, ma come era entrato nei libri di storia ne sta uscendo, dopo che ha sbattuto la porta a Veltroni nel 2007. Ne sta lentamente uscendo – prosegue - e sta diventando un piccolo ras di paese».
Lo stesso Progetto pilota per Salzarulo «non solo non sembra aver risolto, ma si sta trascinando come la carota che viene spostata avanti mano a mano che il coniglio corre. Ed è il coniglio che corre, il progetto pilota no. Si era avviato tre o quattro anni fa come progetto dell’Alta Irpinia, poi fu allargato perché ci venne chiesta generosità politica. Siamo stati generosi, ma non vediamo lo scambio di generosità dall’altra parte e soprattutto non vediamo atti concreti. Il Progetto pilota viene venduto nei piccoli comuni come "faremo le fogne", "faremo la stazione sciistica", mentre si dovrebbe occupare di sanità, trasporti e scuole. Ma le scuole continuano a soffrire e la sanità è in agonia in tutte e due le strutture (l’ospedale di Sant’Angelo dei Lombardi e il presidio di Bisaccia, ndr.) e lo dimostra l’ultima débâte sul piano aziendale dell’Asl, presentato infischiandosene dei sindaci che sono i gestori effettivi della sanità».
Se la sanità è agonizzante, il Partito democratico in Irpinia «ha smesso di esistere da quando se ne è andato Carmine De Blasio» sostiene Salzarulo. L’esempio citato in proposito dall’ex sindaco di Lioni risale ancora a due anni fa, in occasione della composizione delle liste: «Si fece un’assemblea provinciale convocata formalmente e, quando posi la questione di stabilire una linea politica per le provinciali, la segretaria regionale Assunta Tartaglione disse "tutti possono fare una lista civica, anche più di una nello stesso posto nei comuni sotto 15mila abitanti". Le dissi in separata sede "cara signora", non mi sento di chiamarla né segretario, né onorevole, "lei sta sciogliendo il Partito democratico in 115 comuni su 118 in provincia di Avellino". Ho chiesto un incontro sul direttorio dell’epoca, che è lo stesso di quest’epoca, mi hanno dato un appuntamento a otto giorni dalla presentazione delle liste e si sono presentati solo Enzo De Luca e Valentina Paris. Luigi Famiglietti aveva un appuntamento con la moglie, Rosetta D’Amelio forse doveva tagliare un nastro e non ci sono venuti. La lista si è fatta a casa di Rosetta D’Amelio con una consulenza via etere a Nusco e con fuori il Pd, i dissidenti Udc e tutti quelli che non erano organici ai due soci di maggioranza dell’Alta Irpinia».
Sulla possibilità che il sistema denunciato da Salzarulo possa riproporsi alle prossime amministrative e poi politiche, l’ex sindaco di Lioni afferma: «È il mio timore. Io sono uomo di partito e sono avvezzo alle possibilità di colpi di mano al di là delle scelte democratiche. Il problema è che ci vorrebbe almeno un percorso democratico di base, poi c’è la possibilità che chi conta di più riesca a mettere le mani in maniera più stringente dentro la strutturazione sia della compagine che rappresenterebbe l’Irpinia nel Parlamento nazionale, sia nelle amministrazioni locali. Temo che si riverificherà o una Lioni, dove si riesce a fare una lista con candidati che si sfilano alle due di notte e noi che riusciamo comunque a presentare una lista, o quello che è accaduto in comuni dove liste non se ne sono presentate affatto ed è arrivata la lista civetta delle mogli e dei figli della lista principale e poi il silenzio. Oppure- aggiunge – rivedremo una Atripalda, perché o si arriverà fino in fondo con i soci di maggioranza, oppure i soci di maggioranza non concorderanno e allora ci sarà la caduta, l’Atripalda che però produrrà quello che produce Atripalda».
«Non sono in grado di dire cosa accadrà ma fortunatamente continuo a pensare che la politica sia la via maestra per affrontare i problemi – conclude -. Poi, che riesca a risolverli o no, dipende da quante forze si mettono in campo da una parte e dall’altra».

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