«Abbiamo sempre immaginato una dimensione corale di ragionamento e questa modalità ha caratterizzato il nostro cammino fin dopo le regionali, riunendo ogni sei mesi circa tutte le anime del centrodestra. Che anche Forza Italia ne sia promotrice non può che farci piacere e parteciperemo in maniera massiccia agli Stati generali del centrodestra ad Avella, non solo dal punto di vista numerico, ma anche rispetto al contributo sui contenuti».

   Il presidente dell’associazione Primavera Irpinia Sabino Morano accoglie con favore l’iniziativa assunta dal partito berlusconiano che chiama a raccolta per sabato prossimo 30 settembre 2017 oltre a tutti i riferimenti territoriali del partito le altre forze politiche di centrodestra, partiti, movimenti, associazioni, ordini professionali, rappresentanti di categoria.
«Gli Stati generali si terranno sabato dalle 9.30 alle 14 – spiega Fabio Conte - e si prevedono tre momenti distinti: ad aprire il dibattito saranno rappresentanti di tutti i partiti di centrodestra; poi interverranno gli amministratori; infine toccherà ai professionisti e a esponenti le mondo della produzione. L’obiettivo è stimolare le energie che Forza Italia ha sui territori, nel solco che Primavera Irpinia ha tracciato negli ultimi due anni, mettendo a confronto le esperienze politiche del centrodestra. Speriamo di poter raccogliere i frutti di questo lavoro con risultati importanti alle prossime tornate elettorali».
Punto di arrivo, la definizione di una proposta che ancora Morano indica quale «una offerta unica che parta innanzitutto dalla lotta alla burocrazia, alla pressione fiscale, a quelli che sono i classici cavalli di battaglia che ci hanno consentito di vincere le elezioni più volte nel Paese, ma con un rinnovato impegno anche sulla scorta degli errori commessi nel passato per cercare di realizzare veramente quella rivoluzione liberale che troppe volte in Italia è stata annunciata e poi, magari anche per errori non del centro destra ma per forze esterne, non si è riuscita a realizzare».
«Penso che la vera preoccupazione di queste elezioni non è tanto vincerle – aggiunge -, perché in questo credo che il centrosinistra e i Cinque Stelle ci stiano dando una mano abbastanza consistente, ma la vera sfida è arrivare con un programma condiviso da tutte le forse in maniera corale e che si possa realizzare per dare all'elettorato del centrodestra quell’offerta politica che questo ci chiede, essendo secondo me da sempre maggioritario nel Paese».
Stessa visione per Paolo Ferraro, del direttivo di Primavera Irpinia: «Gli Stati generali rappresentano un elemento di positività che si sposa con il nostro operato degli ultimi anni e c’è ottimismo rispetto alla possibilità che si riesca a raggiungere la composizione di un centrodestra unico, che è la sola soluzione vincente alle prossime politiche».


Troppo presto, però, parlare di alleanze anche se Morano non esclude nulla, nemmeno una ipotesi di convergenza con l’Udc. «Siamo disposti a correre con chiunque voglia portare avanti un discorso alternativo a quello del centro sinistra avellinese, in una linea di coerenza politica comunque accettabile. Non con chiunque, non a tutti i costi, però una coalizione più larga possibile. Spero inoltre che più che uno scontro sulle candidature possa esserci un dibattito politico a 360°, per trovare chi è più in grado di rappresentare le varie anime. D'altra parte – precisa -, la legge elettorale è ancora sospesa in una dimensione abbastanza aleatoria rispetto a quale sarà il sistema, quindi per parlarne in maniera più con più compiuta dovremmo arrivare necessariamente a conoscere quali saranno le regole del gioco».
La prospettiva, intanto, pare favorevole stando ai risultati recenti ottenuti dal centrodestra: «Al momento siamo all’opposizione al Comune di Avellino come alla Regione Campania e al governo nazionale, ma il momento fondativo della volontà di rilancio del centrodestra risale alla campagna referendaria – ricorda Giovanni D’Ercole - e da lì è disceso l’entusiasmo che ha portato alle importanti vittorie riscosse alle amministrative, ad esempio in città come Genova che è stata strappata al centrosinistra e alla rinnovata centralità politica evidente dai sondaggi del centrosinistra, che quindi si candida nuovamente per governare».
Questo il fine che il centrodestra irpino si pone anche in vista delle amministrative del prossimo anno nella città capoluogo, dove il presidente di Viva Avellino non chiude alcuna porta allo scudocrociato: «Credo che i partiti che sono stati all'opposizione in città siano degli interlocutori assolutamente degni per iniziare un percorso di rivoluzione di questa città – sostiene D’Ercole -, che in questi anni ha visto rovinarsi ulteriormente ed incredibilmente rispetto alla già tanto rovinosa esperienza di Galasso, entrambe le esperienze, sia quella di Galasso sia quella di Foti, targate non dimentichiamolo Partito Democratico».
«La manifestazione che ci sarà sabato ad Avella ha un respiro sicuramente più ampio e ulteriore rispetto a quello della vicenda del capoluogo irpino sul quale ci dovrà essere necessariamente un incontro specifico – aggiunge -, in quanto appunto gli Stati generali del centrodestra intendono in qualche maniera a rivitalizzare una dinamica interna al centrodestra che in questi anni si è andato a comporre non solo di una serie di partiti che fino a quattro anni fa non c'erano, come Noi con Salvini e Fratelli d'Italia, ma anche attraverso una serie di associazioni, Primavera Irpinia e Viva Avellino, che sono tutte quante parte di un arcipelago. L'esigenza di raccogliere queste energie per creare quello che lo stesso Berlusconi ha definito "il quarto petalo", cioè tutte le organizzazioni e le associazioni che sono impegnate al di fuori dei partiti tradizionali del centrodestra, è un momento importante di sintesi in previsione di una campagna elettorale, prima quella per le politiche, poi per le comunali di Avellino e tra due anni le regionali, nelle quali dovremo necessariamente dovremmo chiamare il bugiardo governatore De Luca che continua a fare conferenze stampa con scatole di cartone, come di cartone sono le parole che produce, a fare un bilancio del nulla che ha combinato».
Stessa opinione nei confronti del governo cittadino, anche se D’Ercole non nasconde che la strada del centro-destra per piazza del Popolo è però tutta da preparare: «Al Comune di Avellino, scontiamo un problema legato a quello che è stato l'evento traumatico del centrodestra di cinque anni fa, quando siamo stati severamente puniti dagli elettori per aver scelto quello che io definii all'epoca "l'abbraccio mortale" con Pino Galasso e c'è da ricostruire completamente quell'area di opposizione al centrosinistra in città che è un'area alla quale in questi anni abbiamo provato a dar voce anche al di fuori delle stanze ormai abbastanza ruote del Consiglio comunale, sperando di tornarci non più dei banchi dell'opposizione ma da quelli del governo».


La stessa esperienza amministrativa del centrosinistra giudicata fallimentare detta in un certo senso l’appello diretto agli avellinesi dall’ex consigliere comunale, che sollecita a saper scegliere: «L'instabilità del centrosinistra, del governo Foti nella città di Avellino, non è da imputare all'assenza di numeri, perché il Partito democratico è il partito di maggioranza assoluta in termini di consiglieri comunali – dice -, ma alla totale assenza di una progettualità politica. Quando Foti e si è candidato al governo di questa città non lo ha fatto perché interpretasse effettivamente è un progetto, ma perché il Partito democratico, come si avvia a fare anche adesso, ha messo insieme una serie di portatori di voti che non sono tali in ragione di idee o progetti, ma in ragione di un consenso clientelarmente diffuso. Mettere insieme tanti pacchetti di voti probabilmente può consentire di vincere una o più elezioni, ma sicuramente consente, come sta accadendo, di distruggere una città. Per cui, l'invito che noi rivolgiamo ai cittadini per le prossime elezioni è di individuare un meccanismo di liberazione del consenso affinché si premino i gruppi, le coalizioni, i soggetti che propongono qualcosa di buono, di effettivo e concreto per la città, anziché i soliti promettitori di posti di lavoro o di prebende di altra natura. Questa è la sfida che noi lanciamo nella città di Avellino e anche in provincia alle prossime politiche».
Due, per D’ Ercole, le priorità su cui la prossima amministrazione sarà chiamata a lavorare per porre le basi di un’attività che generi effetti positivi per la città, non senza prevedere l’esigenza di attuare misure drastiche per risollevare in particolare le sorti delle casse comunali. «Purtroppo registriamo il fatto che quelle che erano le emergenze di cinque anni fa ancora adesso risultano essere tali – osserva innanzitutto D’Ercole -. La questione economico-finanziaria del Comune purtroppo è una questione che non fa prendere consenso, ma sulla quale una organizzazione che chiede appunto il consenso alla città deve prendere una posizione. Il Comune di Avellino è un ente definito dalla stessa amministrazione comunale strutturalmente deficitario e credo che sia necessario per la prossima amministrazione dichiarare il dissesto al fine di consentire di ripianare pian piano tutta la debitoria per poter progettare con serenità il futuro».
«L'altra emergenza è collegata alle opere pubbliche – continua -, quindi un gruppo che si candida a governare una città non può non prendere impegni di natura temporale e dire cioè che quel singolo lavoro sarà concluso entro tale data. Se ciò non accade, impegnarsi in termini di trasparenza e spiegare perché».
«Noi ci troviamo a fare una conferenza stampa davanti alla strada Bonatti – aggiunge - che è una strada che doveva essere conclusa ad ottobre del 2012, ma siamo a ottobre del 2017 e dopo cinque anni nessuno ci è venuto a raccontare in trasparenza le motivazioni di questi ritardi. Noi non escludiamo che ci possano essere ritardi nelle opere pubbliche – concede -, certo non nelle dimensioni che si registrano ad Avellino, ma se anche dovessero esserci vanno individuate responsabilità e motivazioni. I due impegni sul fronte delle opere pubbliche sono perciò cronoprogrammi trasparenti e trasparenza nell'individuazione delle responsabilità rispetto alle cose che non vanno».
D’Ercole riserva un accenno anche alla situazione del Massimo cittadino, questione destinata evidentemente a trascinarsi per cui la prossima amministrazione sarà necessariamente chiamata a raccoglierne lo scomodo testimone: «La vicenda del teatro è una vicenda che nasce dalle solite guerre intestine interne al Partito democratico – afferma -. Non dimentichiamoci che il presidente del teatro "Carlo Gesualdo", Luca Cipriano, è stato definito come il miglior presidente del teatro del mondo dal sindaco Paolo Foti prima delle regionali. Ma subito dopo, quando Cipriano non aderì alla campagna elettorale dell'ex senatore De Luca, fu punito con una lenta defenestrazione dalla struttura del Gesualdo».
«Il teatro è un problema perché è una struttura enorme – è quindi la sua opinione -, assolutamente sovradimensionata per la città di Avellino e quindi è sicuramente un problema da affrontare, perché non è coerente con le proporzioni della città. Ciononostante, non si può certamente chiudere e quindi è necessario da un lato riaprirlo meglio di prima, cioè con un diverso protagonismo dell'istituzione. Non dimentichiamo che negli ultimi anni eravamo diventati sostanzialmente gli affittuari del teatro, in quanto il Teatro Pubblico Campano, una struttura di rilievo ma che ci ha consentito di andare avanti, di fatto eseguiva i suoi spettacoli all'interno del teatro e mancava da parte del teatro qualsiasi progettualità. Quel poco di progettualità che c'è stata – continua D’Ercole -, a cominciare per esempio dall'Accademia di Danza, ha dato frutti assolutamente negativi. Allora, l'impegno dei futuri manager del teatro Gesualdo dovrà essere necessariamente quello di riuscire a tirare avanti una situazione oggettivamente difficile, ma contemporaneamente dare speranza, futuro e progettualità alle vene artistiche della città di Avellino».

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