La situazione drammatica dei fiumi Irpini è ormai un dato evidente sotto gli occhi di tutti. In un momento storico in cui la tutela dell’ambiente e delle risorse naturali sono al centro degli investimenti e dell’agenda politica europea, non è ammissibile che ancora una volta dalla nostra terra giungano segnali di assoluto disinteresse verso la protezione delle nostre uniche fonti di ricchezza e di reddito. Così rimaniamo assolutamente isolati e poveri.


La denuncia arriva dai diversi mezzi di comunicazione; le foto ritraggono la criticità del Calore a Montella e gli allevatori gridano con forza lo stato terribile in cui si trovano gli allevamenti e le aziende agricole, ormai sull’orlo del collasso. Il problema è economico e di salvaguardia delle risorse primarie di cui ci si occupa solo al fine di “raccattare” qualche voto in Campagna elettorale.
Il danno arrecato all’ecosistema dei fiumi Calore, Sele, Sabato, Ofanto è conseguenza della particolare annata siccitosa, ma viene esaltato dal mancato rispetto del Deflusso Minimo Vitale (DFM) da parte dei vari soggetti fruitori della risorsa idrica.
La Direttiva Quadro sulle Acque prevede azioni finalizzate alla tutela della qualità delle acque attraverso misure orientate al mantenimento degli ecosistemi acquatici. Tali principi ben si adattano al concetto di Deflusso Minimo Vitale presente in numerose fonti normative italiane.
Ci si chiede, allora, come sia possibile, anche a seguito della verifica fatta dall’ARPAC, che le autorità preposte, regionali e distrettuali, attesa la gravità della situazione non siano intervenute al fine di incidere sui fruitori della risorsa sorgentizia che alimenta i fiumi, obbligandoli a rilasciare in alveo le portate idonee a garantire la vita dei fiumi stessi.
Il danno ambientale è di tutta evidenza e non può essere sottovalutato da chi opera in Politica e da chiunque sia membro della nostra comunità ed interessato alla salvaguardia del nostro ecosistema e della nostra bellezza e purezza.
La salvaguardia del patrimonio ambientale e delle risorse acquifere non può essere materia di vuote e banali proposizioni di intenti da parte degli attori, più o meno improvvisati, della politica; tanto meno materia per costruire stagioni balneari di rappresentanza istituzionale. Ma deve essere impegno costante finalizzato alla ricerca delle reali soluzioni ai bisogni veri della collettività ed ai fini della tutela di un bene indisponibile e primario.
In questa ottica diventa indispensabile l’intervento delle Autorità Competenti ai fini della corretta individuazione delle responsabilità civili e penali, non avendo la politica saputo tutelare correttamente la collettività intervenendo con lungimiranza sulla situazione.

Giovanni Bove
Maria Rusolo

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