Reti e servizio idrico, progetto pilota e Industria Italiana Autobus saranno oggetto di tre distinte mozioni che il consigliere regionale di "MdP - Articolo Uno" Francesco Todisco (rientrato nuovamente in Consiglio al posto di Carlo Iannace il 24 luglio scorso) intende presentare all’attenzione del parlamentino campano per sollecitare politiche complessive tese al miglioramento del sistema di distribuzione dell’acqua e a favorire lo sviluppo delle aree interne.


A presentare l’iniziativa, al fianco del consigliere irpino, il presidente della Commissione Attività Produttive della Camera dei Deputati Guglielmo Epifani, convinto che per un effettivo rilancio sia indispensabile, «nel Mezzogiorno e segnatamente nelle aree interne, riattivare la leva degli investimenti pubblici che è crollata dalla crisi in poi». Un elemento che manca, per Epifani, sia nelle politiche del governo sia nelle condizioni della città e della provincia di Avellino, che per questo, commenta, «rischia di perdere produzione».
Obiettivo delle mozioni che Francesco Todisco si propone di sottoporre al Consiglio regionale proprio la definizione di politiche di ampio respiro, che ad esempio nel caso dell’emergenza acqua si concretizzino in una strategia «per aggredire i fondi europei con un piano regionale che permetta di presentare un unico grande progetto – spiega Todisco –, in modo che le perdite lungo le reti idriche scendano dall’attuale media del 50% con punte al 60% a valori più "naturali" nell’ordine del 15-20%». Todisco, che ancora sull’acqua sottolinea la necessità di abbandonare «la strada dell’egoismo» per cui «si sta spostando la sete altrove, dicendo che l’acqua che nasce qui deve restare qui», definisce quale altra strada percorribile, stavolta nell’ambito del Progetto pilota dell’Alta Irpinia e allo scopo di arginare lo spopolamento e l’emigrazione giovanile, la previsione di «misure straordinarie di sostegno al reddito di giovani che vogliano costruire imprese, anche in produzioni di nicchia». Infine, sull’ex Irisbus, il consigliere sottolinea l’esigenza che «il governo riaffermi la strategicità del comparto, prendendo esempio dall’estero. Nessuno chiede di infrangere le regole della gara regionale – dice -, ma che tutti possano concorrere, perché altrimenti la IIA, che è passata da 650 a poco più di 100 lavoratori che ora assemblano e rifiniscono parti prodotte altrove e hanno solo una piccola commessa da Messina per 30 bus, senza mai un vero piano industriale non va da nessun parte».

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Queste la priorità su cui concentrare la programmazione regionale in un quadro più generale in cui «gli investimenti pubblici che per decenni hanno permesso anche qui di crescere e creare occupazione sono sostanzialmente fermi – rileva Epifani -. L’altro ieri il governatore della Regione ha annunciato un piano, ma non bastano gli annunci o cifre di milioni e milioni se poi alla fine quando ti si chiede quanti investimenti pubblici si fanno nella provincia di Avellino nel 2017 e poi nel 2018 le cifre tornano a essere troppo basse. Non abbiamo bisogno di parole d’ordine su cui non si costruisce nulla, è la distanza tra quello che dici di voler fare e quello che fai che fa la differenza e bisogna avere delle priorità».
I settori su cui indirizzare innanzitutto le risorse indicati da Epifani sono «l’efficientamento energetico, la prevenzione dal dissesto idrogeologico e la messa in sicurezza di case e scuole e le grandi infrastrutture. C’è il grande problema della dispersione d’acqua, anche qui nel bacino idrico più grande dell’Italia peninsulare, e da qui bisogna ripartire per un piano di investimenti che crei occupazione. De Luca sostiene che il pubblico da solo non ce la fa, ma perché? Non è capace? È una volontà politica, piuttosto. C’è poi qualche problema industriale serio, come l’ex Irisbus – continua - che vive una vita stentata, per cui bisogna decidersi. Se si pensa che la mobilità deve essere fatta con autobus che non inquinano come sta avvenendo oggi, con il parco circolante più vecchio d’Europa che ha in media 28 anni e che si deve sostituire, non si può fare una domanda pubblica e poi comprare autobus solo all’estero».
Rispondendo alle dichiarazioni di Vincenzo De Luca circa l’impossibilità di derogare dalle norme che regolano le gare, Epifani puntualizza che «non si tratta di dare premialità che non si possono avere su bandi europei. Un conto è capire il mercato, un altro essere il più scemo della classe rispetto a paesi stranieri che tutelano la produzione interna. Se si mette l’ex Irisbus in condizione di essere un’azienda seria, che ha produttività e costi bassi, non c’è bisogno della premialità che invece serve quando non hai aziende strutturate, che lavorano e che siano in grado di fare un prodotto di alta qualità. Se hai bisogno di autobus elettrici in Italia non c’è nessuno che li produce, quindi se si vuole cambiare sono necessarie politiche industriali che sostengano l’esistenza anche in Italia di poli, pochi ma qualificati, che producano tecnologie avanzate».

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«De Luca è preoccupato su un versante e lo capisco – aggiunge replicando ai timori espressi dal governatore riguardo alla trasparenza delle procedure di gara -, mi piacerebbe però anche che dicesse cosa fa per dare una prospettiva a questo stabilimento, cosa fanno la regione e il governo». Sul criterio del massimo ribasso della gara regionale, Epifani ribadisce che «non va bene da solo e ci vogliono anche indicatori di qualità, perché con il massimo ribasso non vince l’offerta migliore che è fatta dal prezzo migliore e la qualità migliore. Considerando solo il prezzo più basso si può trovare una qualità più scadente e condizioni di lavoro più precarie, ma un appalto pubblico deve anche preoccuparsi di come si costruiscono i prodotti».
Sulla situazione politica in Italia, al di là della scissione nel Partito democratico, Epifani rileva che «c’è una collocazione localista che pesa troppo e che non c’è soltanto nel Pd a essere onesti ma è un difetto della rappresentanza politica italiana. C’è una divisione eccessiva, comitati elettorali e le forze politiche sembrano aver smarrito l’idea di un progetto. Quando chiedono il voto lo fanno o per piccole cose o grandi campagne populiste, ma manca un vero progetto di cambiamento, serio, credibile e sostenuto da numero, con fonti importanti del mondo delle università, delle professioni e dei saperi. Questo non va bene perché degrada la politica – sottolinea – e il rapporto fra il cittadino e la politica tende a diventare sempre più distante, come è chiaro soprattutto con l’astensione».
Recuperare su questo terreno, per Epifani, è possibile «senza voler dare consigli, se ognuno fa la sua parte e svolge il proprio ruolo e la propria funzione correttamente e con chiarezza, con sobrietà e serietà. Se tutti ci impegniamo a fare così, un po’ del rapporto lo ricostruiamo. Anche perché la gente sa riconoscere chi è una persona seria e onesta e chi invece cerca solo voti ed è pronto poi magari a non fare le cose che ha detto».

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Sulla legge elettorale, l’ex segretario della Cgil sostiene l’esigenza di avvicinare i due sistemi per Camera e Senato: «Non a caso il presidente lo dice anche Mattarella – osserva -. Guardando la situazione attuale, alla Camera si avrebbero collegi di circa 500-600mila persone, quindi ad esempio Avellino e Benevento in un unico collegio, mentre al Senato un collegio regionale, che per restare ancora in Campania, dal punto più a nord a quello più a sud, è a una delle regioni più lunghe d’Italia. È facile – domanda – una campagna elettorale in un collegio così? E quanto costa, chi se la può permettere e quanto muove questo di finanziamento alla politica? È giusto? Ancora – prosegue -, al collegio per la Camera c’è la parità uomo donna e al Senato no. E perché? Il Senato è figlio di un’altra cultura o di un’altra idea di valori? Per questo, almeno in alcuni aspetti, come pure lo sbarramento che alla Camera è al 3% e al Senato all’8%, si rende necessario rendere omogenea la legge elettorale della Camera con quella del Senato. Un paese normale, ordinario, queste cose le fa. È il minimo secondo me, anche perché c’è il rischio di avere maggioranze diverse».
Sul tentativo avviato da Pisapia, Epifani afferma che l’ex sindaco di Milano «cerca di costruire un’alleanza un po’ più vasta intorno al centrosinistra, quindi è uno sforzo che va sostenuto. L’importante è che sia chiaro su quale programma si fa questo sforzo, quali cambiamenti propone e su questo bisogna poi essere conseguenti. Per essere chiari – aggiunge –, penso che il Pd ha fatto cose giuste e sbagliate, che vanno riconosciute le prime, ma che Renzi debba anche riconoscere gli errori, in modo tale che si possa anche correggere quello che non è andato bene. Altrimenti il rischio è andare a sbattere».

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