A settembre, quando il parlamentino di Palazzo Caracciolo sarà chiamato ad approvare il bilancio della Provincia, il presidente Domenico Gambacorta potrebbe non essere ancora alla guida dell’ente, visto che alle voci che lo vedrebbero dimissionario entro agosto per potersi candidare alle prossime politiche risponde: «C'è qualcuno che teme la mia candidatura, probabilmente. Lasciamogli pensare che ci candidiamo».


Un’affermazione ironica di sfida, lanciata a margine della seduta consiliare in cui il commissario straordinario Filippo D’Ambrosio relazione sullo stato dell’arte della Lioni Grottaminarda (leggi qui), più che da sfidante in senso stretto giacché con tono più serio Domenico Gambacorta aggiunge che non starebbe meditando sulla decisione, perciò non resta che attendere che sia il diretto interessato a sciogliere la riserva. Di certo c’è però che le casse quasi in rosso della Provincia di Avellino, come delle altre istituzioni di pari livello rimaste a secco di risorse per effetto del percorso di abolizione avviato prima del referendum costituzionale, non lasciano presagire granché di buono per il prossimo autunno. Addirittura Gambacorta avverte: «C'era un disequilibrio di oltre 650mlnn che non ci sono stati dati, per cui abbiamo seri problemi, come le province in tutta Italia, a garantire la riapertura delle scuole il prossimo 11 settembre».


Nient’altro che un’eco dell’allarme lanciato ad aprile scorso nella stessa sede dal presidente dell’Unione Province Italiane Achille Variati (leggi qui) rincarato da Gambacorta alla luce delle condizioni di sismicità del territorio irpino, che richiederebbero la capacità finanziaria di effettuare interventi preventivi sull’edilizia scolastica, non certo gli effetti di un rapporto al 64% fra i tributi introitati da Palazzo Caracciolo per 33,7mln di euro e il prelievo di 21,4 mln da parte dello Stato. «Il prossimo bilancio prevede tagli durissimi rispetto allo scorso anno – dichiara Gambacorta -, non tanto perché ci consentono solo di fare spese correnti e non spese di investimento, in una lettura anche abbastanza incomprensibile della norma che è stata approvata con l'ultimo decreto legge 50. In una provincia che ha grandi problemi soprattutto legati alla presenza di fenomeni storici dal punto di vista sismico – continua - bisogna garantire la sicurezza delle scuole, effettuando tutti gli interventi necessari, inevitabili perché i ragazzi vadano a scuola nella massima sicurezza possibile».
D’altra parte Gambacorta non immagina che questa fase di incertezza terminerà con questa legislatura, «che non mi pare in grado di mettere mano ad un riordino delle Province – dice -, inevitabile dopo quello che è successo con il referendum costituzionale di dicembre. C'era una road map che prevedeva la totale abrogazione delle Province, ma così non è stato perché appunto il referendum del 4 dicembre non è passato; hanno provato a privarci completamente dell'ossigeno con tre finanziarie consecutive che hanno tolto alle Province 3 miliardi di euro. Soldi tolti di fatto ai ragazzi che frequentano le scuole superiori, alle persone che sono costrette ad utilizzare i mezzi del trasporto pubblico locale come pendolari e studenti, a chi è costretto ad utilizzare strade provinciali quasi sempre in collina o in montagna o addirittura in zone particolarmente a rischio dal punto di vista idrogeologico. E quello che non si riesce a far capire – conclude - è che non è garantendo 50 o 70 oppure 80mln di euro che si risolve il problema».

 

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