«La mia è un’amara constatazione che risale all’ultimo tentativo di rimpasto di giunta, quando il gruppo consiliare chiese dei suggerimenti al partito e il partito li diede. Io in quella occasione mi sono spinta più di altri a dire che era necessario un azzeramento, una ripartenza, ma di tutto questo non vi è stato traccia, perciò non posso che ripetere una constatazione, augurandomi di essere smentita perché sarebbe fare il bene dei cittadini».


A margine dell’incontro su "La democrazia che si organizza", in cui ha dibattuto sul tema con Beppe Vacca presidente della Fondazione "Gramsci" e con il capo della redazione irpina de Il Mattino Generoso Picone, la deputata del Partito democratico Valentina Paris conferma la valutazione espressa sulle scelte operate dal sindaco della città Paolo Foti e definite al ribasso. Una considerazione negativa, che se non le fa preferire l’ipotesi di un commissariamento dell’amministrazione cittadina, implica tuttavia un giudizio definitivo: «Non ho mai immaginato che i commissari potessero essere preferibili ai partiti, ritengo però che il fatto di aver approvato lo scorso anno un bilancio in seconda convocazione, con undici presenze a reggere il numero legale, deve determinare la valutazione che politicamente abbiamo poco da dare in questa fase alla città e dovremmo prenderne atto e chiedere scusa».
Conclusivo, su un piano analogo, anche il parere di Paris sulla necessità di una riorganizzazione in tempi brevi del partito irpino, per superare l’esperienza del direttorio: «All’indomani delle dimissioni del segretario De Blasio, come ho già ripetuto più volte, avrei preferito un commissariamento dal partito nazionale, anche sulla scorta dei risultati avuti a Roma a riprova del fatto che si può organizzare la democrazia se in alcuni momenti, in cui si è lavorato troppo al ribasso, si ha il coraggio di azzerare e ripartire. Ad Avellino il commissariamento dal mio punto di vista doveva servire a questo; sono state fatte altre scelte, però la democrazia si esercita anche prendendo atto del fatto di essere in minoranza, io lo sono stata e ho continuato a lavorare in un direttorio che, fortunatamente, ha esaurito la propria funzione con la fase congressuale che si concluderà il 30 aprile».
Di qui la convinzione che celebrare il congresso provinciale prima dell’estate sia «un obiettivo da raggiungere». «Ho già detto cosa pensavo un anno e mezzo fa – insiste la parlamentare -, figuriamoci prolungare un funzionamento poco rappresentativo del partito in una fase così delicata».
«Credo che chiunque manifesti la volontà di aderire e partecipare, deve trovare un partito aperto e pronto ad accogliere - aggiunge in merito alla partecipazione al voto congressuale dei tesserati che hanno aderito al Pd iscrivendosi online -. È evidente che quando tutto accade tra il 27 e il 28 febbraio, possa sorgere un sospetto lecito. Ma se ci sono donne e uomini in carne ed ossa che vogliano partecipare alla vita politica del Pd, devono poterlo fare».
«Quelli che hanno lasciato il partito avrebbero potuto esercitare la democrazia nel partito, perché lo spazio c’è», assicura poi la deputata, spostando il discorso sul congresso nazionale, che non si caratterizza a suo dire per un forte plebiscito a favore di Renzi: «C’è un pluralismo chiaro che vede accreditarsi anche gli altri candidati – dice - e credo che essendo la democrazia un esercizio quotidiano faticoso non si consuma se c’è un plebiscito, ma esercitandola».

paris vacca picone pubblico
Per Paris il congresso deciderà «la leadership del Pd che, anche attraverso le primarie, sarà sicuramente plurale, pronta a candidarsi per migliorare le sorti del Paese», ma l’opinione espressa dal filosofo Vacca è più netta in favore dell’ex premier. Il presidente della Fondazione "Gramsci", che in passato ha supportato prima Bersani e poi Cuperlo ed è oggi fra i più convinti sostenitori dell’ex primo ministro, afferma infatti che «le proposte di Renzi sono quelle più confacenti al futuro del Pd e io ho sempre sostenuto innanzitutto il partito, non prescindendo mai da chi di volta in volta lo interpretava. Mi pare che Renzi lo interpreti meglio di chiunque altro in questa fase».
Che Renzi possa non vincere le primarie è quindi per Vacca «una ipotetica del quarto tipo», cioè una pura irrealtà, e altrettanto decisa è la replica a chi accusa il Pd di essere poco di sinistra: «La sinistra è una categoria molto elastica che non si può definire di volta in volta, se non in relazione a ciò che le si oppone, cioè la destra – dice il professore -. Se la destra è Grillo, mi chiedo cosa altro c’è di sinistra se non il Pd, che tra l’altro è parte del Partito socialista europeo e che nella stagione di Renzi ha cominciato quanto meno a influire sull’agenda europea e ha retto un governo capace, comunque, di fare molte cose in una legislatura che era nata fallita. Più di sinistra di così… Se poi le sinistre sono le vecchie bandiere, ma bisogna fare in modo che non si stingano attraverso la produzione di politica».
Stesso tono per ribattere alle accuse di scarsa democrazia nel partito: «Non ci sono altri partiti in Italia che fanno i congressi e le primarie, se non il Pd oggi come prima i Ds o la Margherita e prima ancora il Pds. Chi è andato via non ha sbagliato adesso, ma tempo prima. Come si fa a votare un pacchetto di riforme costituzionali così impegnativo e poi, quando si va in campagna referendaria, si diventa parte del fronte del no: è una separazione decisa allora».

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