Sono tempi impegnativi per il nostro Partito democratico. Occorre fare una seria riflessione, consapevole ed efficace nell'offrire politiche vantaggiose per la comunità nazionale. Malgrado che il mito della “globalizzazione”, nell'immaginario collettivo viri verso aspetti declinanti e non più di crescita, la profezia di Fukuyama, ovvero della “fine della Storia” quale derivata della caduta del muro di Berlino, si è rivelata, ciò nonostante, essere mera supposizione del tutto irreale, vuota e arbitraria.

La sconfitta storica del comunismo, infatti, non ha determinato per l'umanità le sorti “magnifiche e progressive” attese dal liberalismo, anzi, al contrario, ha, di fatto, rese evidenti quelle voracità sottominate del capitalismo a stento trattenute dalla sconvenienza di non elevare ancor più il livello di scontro in un pianeta che appariva dimidiato.
Dopo quell'evento, dopo la fine del comunismo nell'est europeo, salutato con favore dai popoli liberi del mondo, le contraddizioni legate alla crescita mondiale delle ricchezze si sono rivelate nelle loro vere sembianze, dando corpo ad un modello economico squilibrato nell'accumulo e nella distribuzione, perciò miope ed egoista. L'alto Magistero di Papa Francesco è rimasto, unico, a contrapporsi all'ultraliberismo sfrenato, al consumismo individualista, all'esaltazione del privato; è necessario, perciò, che il nostro Partito sostenga e rafforzi, laicamente, lo sforzo della Chiesa, attraverso la diffusione di linee e programmi di riforme della struttura sociale, economica, culturale che valgano a richiamare intorno a sé forze popolari e riformiste. La nostra identità di partito ci differenzia profondamente dal populismo, dal semplicismo imperante, dal dilettantismo improvvisato di forze che, nulle nel pensiero, hanno imparato solo a lisciare il pelo ai guasti di una crisi globale tanto grande da non apparire dissimile da quella della fine degli anni '20, negli USA. Il Papa ha dedicato queste parole alle conseguenze della crisi economica: “avanzano politiche che raccolgono il disagio dei cittadini. Alcune di esse - quelle cosiddette antisistema o populiste - approfittano della paura dei cittadini di fronte a un futuro incerto per costruire un messaggio di xenofobia, di odio verso lo straniero. Le crisi provocano delle paure, delle allerte. Per me, l'esempio più tipico dei populismi europei è quello tedesco del '33. Dopo Hindenburg, la crisi del 30, la Germania è in frantumi, cerca di rialzarsi, cerca la sua identità, cerca un leader, qualcuno che gli ridia la sua identità e c'è un ragazzetto di nome Adolf Hitler che dice "io posso, io posso". E tutta la Germania vota Hitler. Hitler non rubò il potere, fu votato dal suo popolo, e poi distrusse il suo popolo. Questo è il pericolo”.
Sappiamo che il nostro partito affonda nella storia di grandi partiti di massa, origina dalla sintesi del riformismo cattolico e socialista e oggi si ritrova ben collocato nello spazio dei partiti socialisti europei, ove approdo è apparso più che mai congruo e opportuno. Il nostro campo di gioco è, infatti, l'Europa e la domanda di maggiore integrazione è quella che deve stimolare e determinare politiche comuni nei rapporti con altre nazioni non europee, nella difesa del nostro continente, nella crisi dei settori deboli, nel controllo della immigrazione. Papa Francesco ha definito il fenomeno migratorio, “l'evento più tragico della Storia, dopo quello della seconda guerra mondiale”. Bob Kennedy, in occasione di un suo intervento pubblico, nel 1968, disse:“non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel perseguimento del benessere economico, nell'ammassare senza fine beni terreni”. La più grande conquista del nostro tempo è la pace. Nello scorso secolo, milioni di vittime, per lo più giovani, sono testimonianza del massacro prodotto dal fanatismo ideologico e da folli e criminali disegni di supremazia, sfociati nelle sanguinose guerre europee. Da quei tristi e disgraziati tempi, sono trascorsi oltre settanta anni e godiamo della pace, sulla via della integrazione, per promuovere uno sforzo comune capace di reggere le sfide del mercato globale, in termini commerciali, di diritti e solidarietà.
Agli amici che hanno scelto di andar via dal nostro partito, è doveroso augurare “in bocca al lupo”, consci, però, che “chi resta non pesa meno di chi è andato”, cfr Arturo Parisi, o ricordare loro che la “scissione è l'eterna tentazione dei deboli”, come ultimamente confermato da un loro esponente di primissimo piano, che, con ardita resipiscenza, oggi scopre il movimento 5Stelle come “forza centrale” della politica italiana, dopo averla, giustamente e ripetutamente, definita “fascista”. Stupefacente, quanto poco basti per perdere sé stessi!
Nella proposta di un nuovo riformismo, nello spirito di cogliere le novità del nuovo millennio e di scavallare del tutto quello trascorso, non dobbiamo spaventarci a ricorrere anche ad “una qualche forma” di protezionismo economico, quale antidoto a certi guasti prodotti dalla globalizzazione che, alla circolazione delle merci, non ha fatto seguire quella dei diritti delle persone e dei lavoratori. Bisogna imparare ad arginare le sofferenze derivanti da produzioni delocalizzate a scopi meramente speculativi, che sottraggono dignità alle persone, svilimento delle tutele ambientali e di sanità, collettive e individuali.
Occorre un nuovo riformismo.
Occorre sfidare gerarchie di valori, mai stati propriamente nostri, da noi considerati sempre un po' equivoci, lontani dai nostri storici rassicuranti convincimenti. Non consegniamoci alla paura. Dobbiamo rappresentare un Paese che riscopre quei veri valori fondanti delle società avanzate nella civiltà e nella democrazia, che sono: combattere le povertà attraverso la concreta erogazione di civica solidarietà, welfare per famiglie e anziani, lavoro, assistenza sanitaria, scuola gratuita, lotta alle mafie e alla corruzione, equiparazione degli standard di sviluppo del Mezzogiorno d'Italia al suo Settentrione. Sono le sfide che vogliamo, il terreno di confronto e di dialogo con l'intero arco costituzionale. E' piacere, al proposito, ricordare la data del 23 febbraio scorso, quando “negrieri”, ovvero perversi sfruttatori delle genti, sono stati tradotti in carcere dalle forze dell'ordine, in osservanza alla nuova legge “sul caporalato”, emanata da questo Governo. E' stato un bell' esempio di lotta al malaffare e alle mafie.
La presenza di Matteo Renzi nel nostro Partito è ed è stata oltremodo salutare, perché ha, di fatto, determinato uno scossone tanto forte quanto necessario a scrostare conservatorismi apparsi storicamente inattaccabili; molte gerarchie valoriali sono oggi, grazie a lui, messe finalmente in discussione e altre sono divenute oggetto di vigorosa revisione. Bene così, è la strada giusta che il Partito ha saputo imboccare, nel percorrere i sentieri della nuova sinistra modellata dalla Storia, quella che si delinea con la modernità dei tempi. Sosterremo la candidatura di Renzi alle primarie del 30 aprile, per questo.
Sulla nostra Campania e sulla nostra Irpinia, intendiamo anche qui assumere posizioni chiare, frutto di convincimenti orientati all'interesse delle Comunità e dei suoi cittadini.
Il quadro che il PD campano offre di sé non ha nulla, o quasi, di confortante. La militanza politica degli iscritti e simpatizzanti ha avuto nel corso degli anni un andamento decrescente così come, all'inverso, si è esaltato il momento elettivo, quale aspetto preminente. Questo ha indebolito l'ambiente politico, minandolo con ogni sorta di ricatto e infiltrazioni. Si è configurato, così, un partito occupato da un notabilato arrogante, responsabile di comportamenti riprovevoli, tipo i recenti “guasti” napoletani, ovvero di quanto accaduto durante quelle brutte primarie per la scelta del candidato Sindaco, compreso candidature in lista di persone “a loro insaputa”. Con il decrescere della militanza, fenomeno comune registrato in tutte le province della Campania, è venuta meno la funzione stessa del Partito, cioè quel suo dover essere di mediazione tra Istituzioni e cittadini, con il contrappasso di generare impopolarità, distacco e perdita di credibilità dei suoi dirigenti. Quel “fondamento morale” invocato da Aldo Moro, indispensabile nella gestione del potere evoca stridori, perché cozza contro interessi particolari che discriminano quelli collettivi; da qui, “i misfatti napoletani”, la sconfitta del PD alle amministrative di Benevento, le baruffe della segreteria provinciale di Avellino, ove da lungo tempo manca anche un comitato cittadino, assente nel dare supporto, come Partito, al Sindaco e alla sua Amministrazione. Il notabilato, specie nelle nostre regioni meridionali, è da sempre, storicamente, fenomeno involutivo e pericoloso; dunque è da combattere e sconfiggere. Renzi, quale prossimo nuovo Segretario del partito, deve questo impegno all'intero Sud-Italia e alla Campania in particolare; crediamo in questo, ed è per questo che lo sosterremo, anche sperando in una sua azione forte, nel ricorso all'annunciato metaforico “bazooka”.
In Irpinia, si sente la necessità di un congresso provinciale vero, al di là di un tesseramento avvenuto secondo modalità “da bagarinaggio”, in sezioni fantasma, inesistenti, ma che, nelle circostanze comandate, si materializzano d'incanto. Così pure, allo stesso modo, per le migliaia di richieste di iscrizioni al Partito on line, con utilizzo di poche carte di credito per i pagamenti delle tessere; si evidenziano intenti di “scalate” deprivate di militanze e convincimenti, pure adesioni “strategiche”, corse “all'eldorado” In Irpinia, come nel resto della Campania, la militanza degli iscritti e simpatizzanti assume natura e aspetti aleatori, metaforicamente ventosi. Solo numeri, massa, non militanze. E' altro. In un congresso, invero, i militanti sentono di dover discutere su cose di interesse della popolazione irpina, su questioni stringenti e sentite; si dovrebbero, per esempio, far emergere quali che siano le ragioni per le quali si è inteso superare il voto referendario sulla gestione delle acque, concependo un Ente Idrico Campano che apre la gestione delle acque irpine anche a società private. Il risultato del referendum popolare è di quelli che non lasciano dubbi: gestione delle acque deve restare pubblica. Come pure, occorrerebbe riflettere sulle ragioni di quel debito così elevato, maturato dall'Alto Calore, senza che, peraltro, si sia posto rimedio alle enormi perdite delle acque distribuite. Pare che siano di oltre il 50%, quelle perdite, e 130, i milioni di debito. Ci si dovrebbe chiedere se le trivellazioni petrolifere che si vogliono nella nostra provincia, diventino serio rischio per falde acquifere indispensabili per le necessità della Puglia, di parte del napoletano, del salernitano, oltre a quelle di Irpinia e Sannio. Tutte queste popolazioni, è noto, si dissetano con le sorgenti irpine. Mai deve essere, infatti, dimenticato che l'Irpinia è la provincia imbrifera maggiore del Sud-Italia e, forse, d'Italia.
Nel congresso, si dovrebbero individuare le carenza dell'assistenza sociale sul territorio, la giustezza della creazione di un “albergo dei poveri”, per la presenza di “clochard” senza fissa dimora, specie alla luce della commozione diffusa per quanto mostrato dalle telecamere al “mercatone”, ormai divenuto ospizio improvvisato di poveri intirizziti dal freddo e rifugio ultimo di uomini “senza”; si dovrebbe discutere dei motivi del ritardo decennale della apertura del Centro Autistico di Valle, praticamente ultimato ma stranamente ancora non in funzione, della volontà inspiegabile e incomprensibile della ASL Avellino di voler trascurare lo stesso Centro per riproporne una duplicazione nell'Ospedale di Sant'Angelo dei Lombardi. Chiara manovra dilatoria, questa, che tende all'affossamento definitivo di una struttura attrezzata, voluta e agognata da chi quotidianamente è costretto a confrontarsi con le spine del bisogno. Occorre che il Partito incalzi la direttrice pro-tempore dell'Azienda Sanitaria, sulla questione, perché, se riesce, dia spiegazioni convincenti, pena la richiesta del suo allontanamento dall'incarico. Si dovrebbe parlare degli inquinamenti ambientali che affliggono gran parte dell'intero territorio provinciale, della gestione dei rifiuti, della crisi imprenditoriale, con la conseguente emigrazione giovanile, della riorganizzazione della rete di trasporti, particolarmente sulla necessità di collegare la stazione ferroviaria di Avellino a quella costruenda Hirpinia di Grottaminarda, dell'Alta Capacità. E' il momento di concepire strategie che sappiano rilanciare un territorio asfittico, preda di involuzione industriale. Bisogna farlo approfittando di strumenti e di leggi, favorendo l'associazionismo, le aree vaste, da intendersi, queste ultime, non come aspetti clientelistici o di promozione di carriere politiche. I territori devono imparare a connettersi per rilanciarsi; ciò che sta avvenendo sull'aggregazione del Irno-Solofrano è un buon esempio, dal quale deve discenderne quello maggiore, che vede le province di Avellino. Benevento e Salerno aggregarsi in un unicum dialogante nel valorizzare le proprie vocazioni. Abbiamo, noi dell'entroterra, necessità di volgere sguardi al mare, al porto di Salerno, al suo aeroporto, sapendo di poter essere entroterra logistico per queste strutture e, al contempo, promotori ed esportatori delle nostre specificità, di qualità. Così fatto, sarebbe un congresso attento ai fenomeni, interessante, non discosto, non lontano da problemi veri della Città e della sua provincia. Della erogazione dei servizi sanitari, poi, e della loro sistematizzazione è opportuno che si dica in modo esplicito che esso non genera soddisfazione né per qualità, né per i tempi di offerta della erogazione. Inoltre, a causa dell'aumento di disagio economico presente nella popolazione nazionale ed in quella del Meridione d'Italia, in particolare, anche il ricorso alle cure mediche specialistiche è diventato gravoso per molta gente, a causa di ticket su redditi già a limite di sopravvivenza. Gli effetti della crisi del ceto medio, caratterizzati da una ridotta capacità di spesa delle famiglie, non vanno sottaciuti e le politiche attuate dalle destre, specie in regione Campania, in ordine al contenimento dei costi per servizi essenziali, tra cui la Sanità, devono essere rimosse nell'interesse dei ceti più meritevoli di aiuti sociali. Perciò, i criteri della sanità pubblica non possono essere calibrati unicamente sul versante delle spese, perché lo sguardo monoculare ignora fattori di civiltà e, come paradosso, determina, nel contempo, anche cattivi risultati in termini finanziari, addirittura opposti a quelli attesi. Fenomeni come quello della emigrazione dei pazienti in altre regioni d'Italia, legati alla ridotta tempestività della erogazione delle cure e alla riduzione di strutture e del personale, se all’apparenza paiono sgravare i conti ordinari regionali, al contrario invece, appesantiscono fattualmente il sistema produttivo e previdenziale generale e locale, perché stornano risorse verso altre Regioni e rendono vano quel tipo di criterio di risparmio; paradossalmente, si compie una sorta di eterogenesi dei fini, finendo per spendere di più .Da questi tagli indiscriminati, l’Irpinia è stata ampiamente interessata; la soppressione dell’assistenza e il mancato potenziamento dei poli di eccellenza, come quelli dell’Ospedale di Avellino e di Ariano Irpino, il sottodimensionamento dell'Ospedale Landolfi di Solofra, danno l’immagine plastica della caduta dei LEA nella provincia. Va sempre ricordato che la conformazione fisica della nostra Irpinia offre di sé un pluriversum geografico; accanto a zone fortemente urbanizzate, con alto indice di insediamento abitativo, ve ne sono altre in condizioni del tutto opposte, collinari o montuose, interne, con bassa densità abitativa, distanti dai centri più urbanizzati e dotati dei servizi di assistenza. Sappiamo di riferirci ad un’area vasta, abitata da una popolazione di diverse decine di migliaia di unità; si pongono, perciò, qui questioni specifiche, di seria rilevanza. Conosciamo i luoghi; sono nuclei abitativi costituiti da piccoli paesi, in maggioranza al di sotto dei 5000 abitanti, molti di essi al di sotto dei 3000, posti per lo più in zone impervie, sulla dorsale appenninica, frequentemente innevate d'inverno. Ci riferiamo all’Alta Irpinia naturalmente, ad una zona, cioè, del tutto dimenticata o ignorata, se si considerano le strategie che hanno guidato l’ASL Av, a cominciare dal direttore Florio, “misso dominici” di una Regione liquidatrice delle speranze delle genti d’Irpinia. Si stigmatizzi, qui, tra le altre “perle”, la soppressione dell’ADI (assistenza domiciliare integrata), che è stato vanto irpino, unico esempio, in Regione, di assistenza ed efficienza, punto di emulazione, alla fine pur esso soppresso dal suddetto ineffabile direttore, incurante del disagio degli inabili, indifferente alle attese dei deboli ed esposti, in preda ad un cupio dissolvi frutto di un disegno di sottrazione e di risparmio, purchessia. Una proficua connessione di questi territori e dei suoi cittadini al sistema integrato della rete di emergenza provinciale e regionale merita la totale rivisitazione, così come pure l'integrazione Territorio-Ospedale, con l'organizzazione di ospedali di comunità, UOCCP, per il trattamento di quelle patologie ad evoluzione cronica che incidono in modo rilevante sui costi del sistema. Il riferimento è all'ipertensione arteriosa, al diabete, alle neuropatie centrali, alle disendocrinie, alle malattie artrosiche. Di più: vi è oggi la possibilità di migliorare e potenziare i criteri di assistenza facendo ricorso alla Telemedicina, presidio tecnologico innovativo, utile sia nella gestione di emergenze border-line che per fini diagnostici dirimenti. Si offrirebbe, così, un servizio sanitario efficace, simbolo di un partito di sinistra che vuole offrire di sé la capacità di cogliere le conquiste della modernità e di volgerle a favore del puro e immediato interesse del cittadino.
Il nostro partito democratico deve essere, per dirla con semplicità, una istituzione che trova corpo nel rapporto diretto con i cittadini, ne chiede il sostegno al fine di contribuire alla crescita economica e dei costumi. Il 30 aprile, il nostro voto sarà convintamente a sostegno di Matteo Renzi e del suo sforzo riformatore.

Aldo D'Andrea

© Riproduzione riservata

Commenta l'articolo

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna

Privacy Policy
Sunny

17°C

Avellino

Sunny
Humidity: 45%
Wind: NNE at 22.53 km/h
Sunday
Sunny
12°C / 25°C
Monday
Sunny
15°C / 25°C
Tuesday
Mostly sunny
15°C / 25°C
Wednesday
Mostly sunny
15°C / 25°C

Ultimi articoli

Irpinia Focus

Direttore Responsabile

Roberta Mediatore

Redazione: Corso Europa, 22

83100 Avellino 

Telefono: 0825 21358

FAX: 0825 1805359

 Mail: redazione@irpiniafocus.it

Registrazione al Tribunale di Avellino n. 3/14 del 25/03/2014 

Il Prisma Comunicazione Editore

© IrpiniaFocus 

Vietata la riproduzione anche parziale

senza inequivocabile autorizzazione scritta del direttore