«Il 2015 è stato un anno pieno di incertezze che si chiude con questa incertezza purtroppo anche per la Sinistra, che avvierà un nuovo percorso speriamo unito, plurale e vincente l'anno prossimo che ci vede protagonisti. Volendo parlare della provincia di Avellino, è stato un anno molto difficile e non mi pare che quello che viene sarà più semplice, sia dal punto di vista politico, sia da quello della crisi economica e delle sue conseguenze sociali.

Speriamo bene, ma più che sperare la politica dovrebbe programmare». A chiusura dell’anno, il deputato e consigliere al Comune di Avellino Giancarlo Giordano sottolinea innanzitutto la necessità di una svolta all’insegna della buona politica, che con attenzione e lungimiranza sappia indicare percorsi virtuosi.

La Sinistra si sta riorganizzando e le premesse sono quelle di un partito molto attento al territorio come Sel. D’altro canto c’è una forte improvvisazione da parte della cosiddetta antipolitica. Crede che questo per la Sinistra sia un ostacolo da superare per riguadagnare la fiducia dei cittadini ed essere più incisiva sulle questioni?

«Penso che la Sinistra debba riacquistare credibilità, attraverso il rinnovamento e l'innovazione politica, attraverso una migliore e più articolata proposta politica. Altrimenti rischia di apparire un ceto che difende se stesso e questo rischio anche un partito come Sel lo corre fortemente. Sel è radicata, ma non lo è a sufficienza e ci rimettiamo in gioco perché partiamo esattamente da questa analisi. Dopodiché, il problema dell'antipolitica non è se la Sinistra è capace di fronteggiarla, ma se è capace di fare una buona politica che convinca le persone ad affidarsi a questo lato del campo. L'antipolitica funziona perché porta con sé un messaggio semplificato ed efficace: "tutti a casa, tutti ladri". Siccome sappiamo bene che non è così e che chi sta lucrando su questo punto in realtà sta solo aiutando chi effettivamente è ladro e ruba e non fa buona politica, noi pensiamo che questa sia una battaglia da ingaggiare fortemente. Ma l'antipolitica è tante cose, per me anche le riforme di Renzi lo sono, quindi non mi riferisco solo a Salvini o al Movimento Cinque Stelle, ma a chi con riforme votate dal Parlamento sta attaccando la radice stessa della democrazia di questo Paese, almeno in termini culturali e senza allarmismi di altro tipo. Ma lo vediamo con le ricadute materiali, se guardiamo alla condizione delle Province, in cui ci sono dipendenti che non sanno che fine faranno, se avranno lo stipendio o no, o se vediamo già il Consiglio Comunale di Avellino, dove la riduzione del numero dei consiglieri non ha portato nessun cambiamento positivo dal punto di vista della governabilità. Vediamo insomma che le misure fin qui adottate sono del tutto insufficienti e anche un po' stupide».

Ad Avellino però la governabilità è ancora messa a rischio da questioni che sono tutte interne al Partito Democratico e l'anno si chiude con una ennesima seduta consiliare non proprio positiva...

«Ad Avellino siamo al di là del ridicolo, con un sindaco che non fa il sindaco e una maggioranza che fa solo lotta di palestra, per così dire, ma nessuno prende la via di portare una bella mozione di sfiducia. Hanno tutti il sederino al caldo del potere che stanno coltivando, quindi per me sono ridicoli tutti e non se ne salva uno».

In queste condizioni che anno si prospetta per la città capoluogo?

«Per la città si prospetta un anno di grandissima difficoltà, perché questa amministrazione non contiene in sé gli anticorpi per battere le malattie di cui è malata. Quindi non mi aspetto nulla di nuovo. Spero solo che, come dovrebbe essere, chiudano qualche cantiere e si cominci a circolare un po' più civilmente in città, che puliscano le strade. Non penso che si possa affidare loro un ruolo più grande che quello di curare l'ordinaria amministrazione. Non mi pare che ci sia il colpo d'ala o la capacità di offrire una prospettiva futura a questa comunità. Lo dimostrano la segretezza con cui si tiene ancora il piano strategico in qualche cassetto, l'opacità sull'urbanistica, la confusione sulle vicende di pianificazione più generale con gli altri comuni. Quindi non ci aspettiamo nulla di buono, nel quadro già depresso di una crisi che continua a mordere».

Ieri in Consiglio Comunale sono state sollevate critiche anche in merito al protocollo d'intesa per l'Area Vasta, in cui non si rileva una vera programmazione al di fuori dell'indicazione delle linee tracciate dall'Unione Europea, per cui si ha la sensazione che si siano stese le basi per qualcosa che non è definito e che non si comprende dove voglia effettivamente andare. Condivide questo giudizio?

«Non solo mi ritrovo in questo giudizio, ma direi che siamo esattamente nel solco di quel tipo di spesa che nel Mezzogiorno ha tenuto in piedi un po' di governi locali con le clientele, con le leve della spesa pubblica sprecona e poco incisiva, e che continua con i fondi europei, come se non dovesse mai venire il giorno dei conti finali. Siccome per Avellino quel giorno è già venuto, i cittadini hanno affidato a Foti il compito di chiudere quei conti, il fatto che si perpetui in questo tipo di approccio amministrativo è francamente deludente e anzi molto grave».

È opinione di alcuni che Avellino abbia perso il ruolo di capoluogo, mentre pare che tutto si sia spostato in una zona della provincia che se non altro appare più effervescente. Lei crede che se invece per l'Area Vasta ci fosse una programmazione attenta, questo potrebbe in un certo senso controbilanciare ad esempio il progetto pilota in Alta Irpinia?

«Intanto, guardiamo dentro al progetto pilota, perché ci sono tante cose discutibili ad esempio la relazione con la scuola o la relazione sul piano sanitario. Se effervescenza significa "prendiamo 120 milioni e sprechiamoli", allora lo è. Se invece si intende rinnoviamo, portiamo novità, pianifichiamo e programmiamo qualcosa che dia un senso a un territorio che è in grande difficoltà, allora penso che siamo indietro anche lì. Quanto ad Avellino, ha perso il ruolo di capoluogo perché ha perso il ruolo politico. Questo sindaco non è in grado di incarnare nessun senso di comunità, non ha nessuna capacità narrativa, né relazionale con i cittadini che dovrebbe governare e noi ci ritroviamo con una maggioranza fatta di figure fameliche che cercano solo di accaparrarsi un po' di potere e di clientele. Noi siamo a questo, non siamo molto più in là di una condizione così deteriorata dal punto di vista politico, civico e culturale. Quindi, io non sono affatto ottimista, però come al solito c'è chi deve fare una battaglia e noi ovviamente la faremo, perciò affido a questa parte della politica il ruolo più ottimistico che mi debbo dare».

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