Terzo giorno di sciopero a oltranza per il personale Tecnoservice, impiegato presso lo Stir dell’ospedale San Giuseppe Moscati di Avellino, ma per il manager dell’azienda ospedaliera Giuseppe Rosato, che ha commentato la vicenda ai microfoni di Primativvù, la nuova manifestazione di protesta «è poco spiegabile e ha una valenza importante soltanto perché crea un disservizio per gli ammalati e ci dispiace,

perché erano lavoratori che avevano operato bene finora – ha dichiarato -, ma con questi ultimi comportamenti la nostra considerazione cambia un poco».
Abbiamo affrontato l’argomento con il segretario generale della Fp Cgil Marco D’Acunto, che con l’Ugl ha proclamato lo sciopero attuato lo scorso mese e quello partito nuovamente mercoledì.

Per il direttore generale del Moscati la vertenza Tecnoservice è conclusa. E per il sindacato?

«Non mi pare di poter dire che è conclusa. La ditta vincitrice dell'appalto non si è ancora insediata ed i lavoratori non percepiscono lo stipendio da 10 mesi. Entrambe le cose non sono certo responsabilità dei dipendenti che in maniera del tutto responsabile e seria hanno continuato a lavorare per tutto questo tempo senza battere ciglio. Evidentemente esiste una dignità ed un tempo oltre il quale ogni pazienza ed ogni esigenza materiale hanno un limite. Mi chiedo se i vertici dell'azienda ospedaliera avessero avuto un ritardo di 10 mesi nel pagamento delle loro profumate spettanze, si sarebbero comportati allo stesso modo?»

Eppure il direttore generale ha dichiarato di aver fatto tutto quanto nelle sue possibilità....

«Personalmente credo che ci siano responsabilità a tutti i livelli in questa vicenda. A tutti, tranne che a quello dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali che li rappresentano. Nell'Azienda Ospedaliera Moscati è stato consentito ad un'azienda che non aveva la regolarità di continuare a lavorare su un appalto pubblico che riguardava anche servizi essenziali. Questo può andare bene un mese, due mesi, non oltre un anno. Come se non bastasse, si è fatto finta di non essere a conoscenza del fatto che i lavoratori da un certo punto in poi sono stati pagati da un'altra ditta, che ci risulta essere amministrata da una parente del titolare della Tecnoservice srl. Questo, a quanto abbiamo appreso, in ospedale lo sapevano tutti. Quando il sindacato ne è venuto a conoscenza, era il mese di luglio, ha chiesto subito chiarimenti. Ma qualcuno si è girato dall'altra parte. Si è fatto finta di non sapere o, quanto meno, si è scientemente deciso che il fatto non riguardava il management aziendale. Ed oggi è materia di lavoro per gli organismi preposti alla verifica di violazioni amministrative e, se del caso, anche penali».

I lavoratori hanno scioperato per 18 giorni e dopo una ripresa delle attività, sono di nuovo in sciopero da due giorni. Il direttore generale ha dichiarato che questo sciopero è inspiegabile e che l'atteggiamento dei lavoratori fino ad un certo punto ineccepibile, ha fatto cambiare idea al management dell'azienda.

«Credo che siamo di fronte al peggior tipo di paternalismo. Abbiamo già pubblicamente detto come le assunzioni alla Tecnoservice siano avvenute quasi tutte attraverso modalità informali, attraverso relazioni di amicizia, attraverso un sistema che in questo settore è ben collaudato. Un sistema grazie al quale sulle persone assunte si può intervenire in caso di lamentele. Volendo, è una modalità classica di sfruttamento del lavoro del capitalismo meridionale. Quello che è successo, però, ha dell'incredibile anche per me: un gruppo di lavoratori ha preso pian piano coscienza della gravità della loro situazione. Cosa che avrebbe dovuto fare il management dell'azienda ospedaliera. E che non ha fatto. E da qui è nata, nel corso dell'estate, l'esigenza della lotta da parte dei lavoratori. Rispetto alla quale, nei giorni precedenti il primo sciopero, da parte di qualcuno c'è stato anche il tentativo di mettere in atto una strategia che si può sociologicamente inscrivere nel ricatto privato. Ed anche durante lo sciopero i lavoratori sono stati fatti oggetto di pressione attraverso le famiglie e le amicizie per mettere fine alla loro protesta e rientrare. Oggi si dice che questi lavoratori che hanno ripreso a scioperare, perdono punti rispetto alla visione che ne aveva il management aziendale: io credo che agli occhi di una intera società civile provinciale di punti questi lavoratori ne hanno guadagnati tantissimi».

Perché è ripreso lo sciopero?

«Perché qualcuno dei lavoratori ha cominciato ad avere serissimi problemi di sopravvivenza economica, di ricerca disperata del salario, in una provincia in cui non ci sono alternative. Perché i lavoratori hanno capito di essere stati presi in giro sui tempi. Che contro di loro è stata messa in essere, da tempo, una strategia di contenimento della lotta, che è passata dapprima con la richiesta di continuare a lavorare, tanto tutto si sarebbe risolto, e che è proseguita con la promessa di tempi celeri, entro il 15 novembre, per avere un nuovo datore di lavoro che è servita solo a farli stare un po' zitti. Una delle lavoratrici mi ha detto di aver capito che stanno giocando a ping pong con le loro vite. E questo non è consentito a nessuno. Lo sciopero è ripreso per chiedere ancora una velocizzazione nei tempi del passaggio di cantiere, visto che la Tecnoservice srl ha chiesto dal 20 di ottobre di poter lasciare il Moscati, per velocizzare i tempi della denuncia accertativa che Cgil e Ugl hanno depositato presso il Ministero del Lavoro e che servirà a far aver ai lavoratori le mensilità arretrate. Per sostenere gli esposti fatti alle autorità che sono chiamate a verificare se su questa vicenda davvero tutto è stato fatto secondo le regole, affinché non accada mai più. E perché non si affermi una cultura secondo la quale le responsabilità non vadano accertate e che i lavoratori possono lavorare anche gratis, perché l'importante è stato aver garantito loro in ogni caso il passaggio di cantiere».

L'utenza, però, ha subito dei pregiudizi dall'azione di sciopero...

«Ne siamo consapevoli. E non è una scelta che prima i lavoratori e poi le organizzazioni sindacali hanno fatto a cuor leggero. Continuiamo a pensare che i problemi della sanità sono tanti e che non devono ricadere sulle fasce deboli che poi sono quelle alle quali appartengono i malati che si rivolgono al servizio sanitario pubblico. Ma la vertenza Tecnoservice non è stata e non è una bella pagina della sanità in provincia di Avellino. Per responsabilità che, ripeto, sono di tutti tranne che dei lavoratori. È per questo, per il rispetto che abbiamo dell'utenza del servizio sanitario pubblico che continuiamo a dire che non si possono esternalizzare i servizi essenziali e che vigileremo all'insediamento della nuova ditta per verificare, innanzitutto, se le ore di lavoro previste nell'appalto sono idonee a garantire il servizio nelle modalità che sono descritte nell'appalto stesso. È anche attraverso questo che si tutelano non tanto le prestazioni dei lavoratori quanto i livelli di assistenza in favore dei pazienti».

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