«Il problema per Avellino è ritrovare un attimo di chiarezza nel contesto attuale, al di là della mozioni di sfiducia di Giancarlo Giordano e dei tentativi di logoramento da parte di altri consiglieri rispetto a un programma che secondo loro è stato disatteso, occorre un gesto di chiarezza. Se alle parole diverse e ripetute seguiranno i fatti, secondo me sarà comunque una cosa positiva.

Ci sono tutti gli strumenti, a partire dal bilancio che è uno strumento decisivo, una svolta nodale nella vita di un’amministrazione comunale. Se non ci dovessero essere i voti sufficienti, il sindaco dovrebbe prenderne atto. Ma mi pare che la road map di Festa sia un passaggio successivo, mentre Giancarlo Giordano tenta giustamente di far venire fuori le persone dalla loro insofferenza più o meno carsica. Credo sia un momento decisivo anche in prospettiva, perché che si continui fra sei mesi ad attaccarlo non avrebbe più senso». Così Nino Sanfilippo, portavoce dell’associazione "Possibile", sulla situazione politica a Palazzo di Città.

Come commenta le nuove difficoltà che l’amministrazione del capoluogo sta affrontando?

«Il problema vero è che il sindaco non ha spiegato l’ultimo rimpasto, ci sono stati assessori rimossi a loro insaputa e che hanno appreso la notizia o da chi veniva dopo di loro o dai giornali. Senza entrare nelle questioni di forma, anche se la forma in politica è sostanza e anche i rapporti umani andavano salvaguardati, non dimentichiamo che ci sono persone che si sono confrontate con la competizione elettorale, perché non c’erano solo esterni, ma anche chi ci aveva messo la propria faccia, il proprio impegno e la propria professionalità e già il rimpasto precedente aveva visto sacrificate persone che si erano molto spese in campagna elettorale. Foti non ha ritenuto di dover spiegare in maniera approfondita il cambio di rotta, ma è chiaro che adesso continuare a logorarlo non so che senso abbia. Apprezzo molto il gesto di Giancarlo Giordano e di Nadia Arace, che fa capo alla mia area per cui la linea le condividiamo, e che è uscita dalla maggioranza ed è passata dall’altra parte, non condividendo innanzitutto la linea nazionale del Partito Democratico che si apre a geometria variabile facendo entrare ogni volta pezzi di opposizione e di patto del Nazareno per cercare di garantirsi la maggioranza. Apprezzo che si dica "vediamo chi vota la mozione di sfiducia"».

Giordano ammette però di aspettarsi che parte della maggioranza non voterà la mozione e anche Festa dice che con Genovese e Negrone non ci sarà per assicurare il numero legale in prima convocazione e non voterà il bilancio, riconoscendo che poi il previsionale comunque passerà in seconda. Perciò, se il tentativo di far uscire allo scoperto va a vuoto, non c’è comunque il rischio che la stessa situazione attuale finisca per trascinarsi nel tempo? Perché la sensazione è che in definitiva pochissimi siano effettivamente disponibili a lasciare la poltrone…

«E’ questo l’aspetto veramente grave di questa vicenda. Ognuno di loro sta facendo un ragionamento di tatticismo in vista non si sa di che, di scambi o futuri rientri nel Pd, da cui Festa è attualmente ancora espulso. Se ci fosse la volontà reale di mandare a casa l’amministrazione, è questo il momento. Ma ho anch’io la sensazione che ci siano tentativi di provare ad alzare l’asticella in vista di futuri riposizionamenti o rimpasti. Non mi meraviglierei infatti se ci dovesse un altro passaggio, dal momento quello effettuato ha lasciato scontenti molti, perché probabilmente è stato poco condiviso e anche chi è molto vicino la sindaco Foti si è trovato spiazzato, ha appreso queste cose e non ha potuto far altro che prenderne atto».

Il sindaco sostiene spesso la propria autonomia nelle scelte, ma anche in questa vicenda del rimpasto è emersa più di un critica rispetto al fatto che le decisioni prese in realtà risponderebbero a una logica di riequilibrio dopo i risultati delle Regionali. Quanto pesa l’ingerenza del Partito Democratico in città?

«Pesa nella misura in cui si continua a stare nella totale incoerenza. Se il rimpasto come è stato detto è una scelta eterodiretta da qualcuno con l’intenzione di punire chi non aveva sostenuto abbastanza il partito, o questo qualcuno conta ancora oppure non si spiega perché si sta ancora a sentirlo. Se ci sono stati consiglieri rimossi perché considerati rei di non aver tirato come dovevano, è una vendetta che non fa parte del mio spirito e che trovo un meccanismo perverso. Certo è che non si capisce perché sono entrate in giunta alcune personalità di cui non si avverte la specificità rispetto a certe deleghe. Non si capisce, ad esempio, la decisione di sdoppiare un assessorato e far gestire a Titti Mele un settore che ha un bilancio di 10mila euro, quando si poteva assegnare la delega a un consigliere. E’ vero che il numero degli assessori non è cambiato, ma la distribuzione delle deleghe è stata fatta con criteri secondo me discutibili e lo sdoppiamento delle deleghe non è equilibrato e soprattutto non è funzionale».

Da un punto di vista più prettamente amministrativo, sono diversi gli errori che vengono imputati alla gestione Foti, a cominciare da un difetto di comunicazione riconosciuto anche da una esponente di maggioranza come Adriana Percopo, che certamente sostiene l’amministrazione ma non ha mancato di sottolineare questo aspetto, soprattutto perché non sempre i risultati delle azioni messe in campo sono immediatamente evidenti, per cui rispetto a quello che non viene trasmesso alla cittadinanza resta solo una sensazione di assenza...

«Credo che la consigliera Percopo fotografi una situazione reale. Che ci sia stato un deficit di comunicazione l’abbiamo riscontrato anche noi, e quando eravamo nel Pd e quando siamo usciti. C’è un’amministrazione che effettivamente fa fatica a veicolare alla cittadinanza le cose buone che fa. I cantieri stanno andando avanti e, al di là del fatto che ogni assessore possa "vendersi" il risultato, ci sono dei dati di fatto. C’è anche la sponda che l’amministrazione ha offerto ad eventi che sono stati organizzati, penso alla manifestazione C’entro per il Centro, riuscitissima e organizzata in maniera mirabile dai ragazzi dell’associazione, che ha visto il contributo del Comune».

D’altro canto, però, proprio l’ottimo risultato di C’entro per il Centro porta a concludere che avendo superato ampiamente il concertone del Ferragosto Avellinese in termini di partecipazione, ci sono ragazzi come quelli delle associazioni appunto che, già solo perché hanno evidentemente il polso rispetto ai gusti di un pubblico giovane, riescono ad assecondarne le aspettative diversamente dall’amministrazione.

«Va detto che l’amministrazione deve innanzitutto confrontarsi con una ristrettezza di risorse. Chi ha curato l’organizzazione delle manifestazioni C’entro per il Centro e poi Street Mood sui cibi di strada, patrocinate dal Comune, che ha anche concesso a entrambe un piccolo contributo, sono sicuramente persone che vivono la città e che probabilmente anche da un punto di vista anagrafico sono più vicine a una fetta grossa della popolazione».

Anche l’amministrazione però ha rappresentanti altrettanto giovani…

«Sì, ma credo che l’amministrazione dovrebbe piuttosto ripensare l’organizzazione del Ferragosto e onestamente credo che il concertone possa essere superato, nel momento in cui le ristrettezze economiche condizionano le scelte. Ho la sensazione che il concerto del 16 agosto sia più un’usanza, indipendentemente dall’artista. Le associazioni hanno avuto invece il grande merito di creare comunità, che è la vera forza dell’associazionismo, e il Comune ha saputo fare una utile sponda, ha saputo capire che c’erano delle potenzialità in C’entro per il Centro e che Street Mood può essere un efficace strumento di promozione territoriale. Dopodiché si potrà discutere sul perché il sostegno sia stato dato ad alcuni…».

La questione delle collaborazioni, come quella sulla gestione delle strutture comunali, è al centro di un dibattito più generale sulla trasparenza nell’ambito del quale anche Giordano ha parlato in termini espliciti, citando nuovamente il caso di Casina del Principe ma toccando anche il tema delle strutture sportive. Qual è la sua posizione rispetto alle problematiche legate alla trasparenza?

«E’ un problema reale e mi auguro che l’assessore Cillo riesca finalmente a fare chiarezza. Si è assunto una responsabilità importante, ma nel momento in cui ha accettato l’incarico non credo non sapesse che ci sono situazioni estremamente delicate. Le morosità nelle strutture pubbliche le conosciamo, per cui c’è poco su cui stare a traccheggiare e su questo Giordano ha assolutamente. Non condivido però il suo attacco al Forum dei Giovani, contestandolo come strumento e contestando il fatto che gestisca dei soldi. E’ uno strumento previsto dalla Comunità Europea e ha una sua genesi democratica».

Giordano, però, ha contestato in particolare che gli uffici abbiano delegato il presidente del Forum a effettuare spese per conto dell’amministrazione, mentre i consiglieri comunali non hanno possibilità di gestire nulla. Qual è la sua opinione su questo aspetto?

«Giordano teme che questo possa essere un veicolo per creare eventualmente un bacino elettorale, che lo strumento del Forum possa essere "monetizzato" in termini politici, per così dire. Ma se è certo che i dirigenti affidano delle risorse, io sono altrettanto certo che il Forum vada nella direzione giusta e che i ragazzi si siano mossi sempre nella massima trasparenza con gli strumenti che attualmente sono a loro disposizione. Se poi vogliamo rivedere il Forum, ci si siede e se ne rivede il meccanismo, ma non penso che ad oggi il presidente Stefano Luongo, che sta lavorando con grande passione e dedizione, abbia velleità politiche. Se un domani dovesse pensare di candidarsi e si constatasse un conflitto di opportunità, come lo chiamo io, starebbe al buon senso e all’intelligenza del presidente gestire la situazione».

Tornando all’amministrazione Foti, la si accusa di gestione inefficace, di scarsa comunicazione, ma qual è secondo lei l’errore determinante per cui sarebbe ora di mandarla a casa?

«Secondo me il problema vero dell’amministrazione Foti è aver sottovalutato le difficoltà della macchina amministrativa rispetto a una situazione partitica estremamente complicata, per cui volente o nolente paga i danni del Partito Democratico. Che poi questo si declini nel primo rimpasto o nel secondo, sembra sempre che l’amministrazione funga da stanza di compensazione di situazioni che si verificano a via Tagliamento. Non si può fare a meno di constatarlo, ma non si può pensare continuamente, dopo una tornata elettorale, di rimuovere persone e mettere altre pedine. Questa stanza di compensazione così non funziona, perché ci si espone a troppe zone di penombra che non fanno bene né all’amministrazione, né agli assessori e che mettono in grossa difficoltà anche i consiglieri. Faccio l’esempio dell’Isochimica: la verità è che ad oggi i soldi non ci sono e mi sembra che la pezza sia peggio del buco. Togliere dal bilancio i 50mila euro che erano stati appostati nel previsionale 2014 in vista dell’esproprio del sito è un atto politico che va anche contro gli indirizzi votati all’unanimità in consiglio comunale. Al contrario, mi dicono, che invece sarebbe stato rifinanziato il Consorzio universitario nonostante il parere delle commissioni, tutte d ‘accordo sull’opportunità di abolirlo».

Crede che l’amministrazione abbia semplicemente sottovalutato, insieme alla complessità politica di cui diceva, anche quella amministrativa? I casi dell’Isochimica e del Consorzio universitario non sono piuttosto precise scelte?

«Che ci fosse una necessità di capire i processi e di rendersi conto dei problemi Paolo Foti lo ha ammesso…».

Ma non le sembra che però nessuno abbia mai detto esplicitamente alla città che la ricognizione iniziale era conclusa e che si cominciava ad attuare delle scelte?

«Questo fa parte della mancata comunicazione. Il punto è piuttosto che detto questo, ci si aspetta che si facciano lavorare gli assessori. Rimuovere due volte l’assessore all’urbanistica non ha senso, perché si tratta di un settore che presuppone una fase di studio profondissimo e chiunque lo dirige ha bisogno di tempo. Se lo rimuovi quando inizia a orientarsi, ci si trova sempre al punto di partenza, nonostante ci si affidi a professionalità di alto livello come Marietta Giordano o Ugo Tommasone. Oltretutto, l’urbanistica ad Avellino è un territorio particolarmente scivoloso, dove in passato sono state consentite cose che non andavano consentite. Fra poco si riapriranno i termini del Puc e per Tommasone si aprirà un tour de force. Gli auguro il meglio».

In questo quadro, se come pare l’amministrazione comunque reggerà, come immagina che si arrivi alla fine del mandato?

«C’è l’opportunità, il dato politico, lo strumento contabile da votare, che è l’atto preponderante, e farlo passare in seconda convocazione secondo me non va bene. Come continuare ad attaccare fra 4 mesi non funziona neanche per chi attacca. Non dico che si deve smettere di fare critica, ma a quel punto si fa una scelta diversa, si esce dal Pd. Ci si confina alla marginalità? Noi di "Possibile" abbiamo compiuto questa scelta, perché non si può continuare a stare dentro e logorare. Stiamo raccogliendo le firme per otto proposte referendarie con grande fatica, abbiamo le risposte ma comunque dobbiamo spiegare, perché c’è una profonda sfiducia nei confronti della politica in generale. Abbiamo molte adesioni in provincia e sta andando bene, nonostante il periodo estivo, ma qualche rischio bisogna pur correrlo. Anche in Comune, si dovrebbe riconoscere se c’è una difficoltà così forte, soprattutto per il sindaco, perché non ha senso attaccarlo senza fare chiarezza. Ai pensieri devono seguire i gesti».

Come si riguadagna la fiducia dei cittadini?

«Innanzitutto attivando processi virtuosi, spiegati, coinvolgendo veramente tutti e facendo seguire le risoluzioni. Ad esempio sull’Isochimica, su cui erano d’accordo tutti, non si può pensare che gli unici a firmare la mozione siano Arace e Giordano».

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