Alessandro Farese e Claudia D'Aliasi al lavoro Radio Cometa Rossa

Quattro giorni, tre anni, due ragazzi, una realtà. Spiegando a passo di gambero per non far pensare che stiamo dando i numeri: Radio Cometa Rossa, il sito multimediale figlio del lavoro di Claudia D'Aliasi e Alessandro Farese, compie 3 anni e, per festeggiare, ci saranno in città ben quattro giorni di eventi targati dall'ormai conosciutissima stella scarlatta.

Tanti i cambiamenti avvenuti in oltre trenta mesi di lavoro, ma altrettante sono state le conferme. Una su tutte: l'energia dei due fondatori, che non smettono mai di migliorarsi, formarsi e sperimentare, per garantire ai loro utenti qualità, novità, indipendenza.
Tra le maggiori novità c'è il passaggio del duo al ruolo di realizzatori e direttori artistici di eventi e prodotti multimediali. Radio Cometa Rossa non è più semplicemente un archivio e un megafono di quel che accade, ma è diventato un vero e proprio brand che crea e organizza da protagonista. Come Live in Scatola, proposto al Buatt di Eboli: «Abbiamo conosciuto Giuseppe Biondi al Disorder, un festival di musica indipendente che seguiamo da due anni e che ci ha già coinvolto per la terza volta chiamandoci nella giuria del contest - racconta Claudia –. Ci è stato proposto di curare per due giorni al mese la programmazione del locale e così ci siamo inventati questo format in cui ad una breve intervista fatta a gruppi musicali che scegliamo noi segue il concerto. Il tutto viene anche ripreso e quindi si può riguardare sul sito. Ci sono stati Felpa e La Rua Catalana, e prossimamente ci occuperemo anche di libri. È una bellissima esperienza quella di trovare uno posto che ti concede tutta questa fiducia».
«È una scommessa per tutti, ma è come se gareggiassimo per la stessa squadra. È raro che un locale ti permetta di decidere chi portare, cosa fare del suo spazio. Un po' c'è diffidenza sulle decisioni altrui, ma di sicuro la componente "miei gli investimenti mie le decisioni" è quella che pesa di più», aggiunge Alessandro.

 A proposito di riprese, anche queste sono una novità dell'ultimo anno di RCR...

 

Alessandro: «Abbiamo iniziato la scorsa estate e continuiamo a sperimentare. Le prime cose fatte sono state le videointerviste agli artisti. Poi sono arrivati i videoracconti degli eventi, il primo è stato per il Mas Fest, poi abbiamo continuato con Musica nelle Valli in provincia di Modena, e ormai lavoriamo prevalentemente così. I risultato piacciono. Ci hanno chiamato da Macrostudio per occuparci del videoclip di un loro artista, Giuseppe Pagliarulo, e così è nato "Lei non mi chiama Pagliarulo", del quale abbiamo curato sceneggiatura, regia, montaggio e tutto il resto».
Claudia: «Ormai siamo indirizzati in questo senso. Abbiamo anche già realizzato due minidocumentari. Uno in collaborazione con il gruppo La Rua Catalana e un altro sull'etichetta discografica Karma Conspiracy Record, che in realtà è un'intervista lunga più che un vero e proprio documentario, e che proietteremo nel corso dei festeggiamenti. Non ha pretese cinematografiche, ma racconta una bella storia: un professionista della musica nascosto eppure così valido, di Vitulano, in provincia di Benevento».

 

Cosa prevede il calendario del compleanno?

 

Claudia: «Sabato 7 Marzo si comincia al Why Not. Ci sono gli Squartet, un gruppo jazzcore romano. L'8 Marzo siamo al Godot Art Bistrot con i Miriam in Siberia, band partenopea che presenta il suo ultimo disco, un bellissimo lavoro tra i rock e la psichedelia. Lunedì 9 torniamo al Why Not con il lavoro video su Karma Conspiracy Record, all'interno del quale scopriremo i gruppi dei Teverts e i Lastings Pigs. Chiudiamo Martedì 10 al Godot con Beatrice Antolini con il suo pop d'autore, che potremo definire il nome di richiamo. È più conosciuta, fa parte di un circuito un po' più grande».
Alessandro: «Faremo anche vedere "il meglio di" Radio Cometa Rossa, un mix di quello che abbiamo fatto, a rotazione. Lo facciamo anche per riscoprirci, ormai abbiamo talmente tanto materiale che spesso ci sono cose che ci siamo dimenticate di aver vissuto».

 

Come mai la voglia di unire due locali diversi e perché la vostra scelta è ricaduta sul Godot e sul Why Not?

 

Claudia: «In parte siamo stai ispirati dal Rainy Days organizzato poco tempo fa da Koinè Art Lab, che ci ha dimostrato che è possibile unire varie realtà. Coinvolgere più di due locali sarebbe stato estremamente difficoltoso, significava aumentare anche la portata del festival. Non volevamo escludere nessuno, abbiamo solo scelto i due posti che seguiamo da sempre e dove praticamente siamo nati».
Alessandro: «È un po' una celebrazione reciproca. Sono i due locali che ci hanno permesso di crescere, che sono più legati alla nostra storia e che sono stati per noi dei veri riferimenti soprattutto musicali, nonostante siano molto diversi tra loro».

 

Quali sono i criteri con cui scegliete cosa seguire?

 

Claudia: «Non sappiamo sempre a priori tutto quello che incontreremo quando decidiamo di seguire un evento. Riceviamo moltissime mail e man mano le sfoltiamo ascoltando il materiale che ci viene proposto, quello che ci convince di più cerchiamo di trovarlo anche dal vivo. Oppure ci fidiamo, nei festival e nei locali, della qualità già riscontrata, dei nomi principali che magari già conosciamo, e spesso facciamo delle bellissime scoperte. Siamo anche dispostissimi a raccontare di realtà che non riscontrano a pieno i nostri gusti ma che riconosciamo come innovative. Di certo non facciamo preferenze sui generi, ci siamo occupati anche di cose estremamente sperimentali».

 

Il ricordo migliore e quello peggiore di questi tre anni.

 

Claudia: «L'esperienza che rifarei subito è il Rainy Days perché, anche se è stato difficile stare dietro a tutto perché gli eventi erano uno dopo l'altro, c'è stata una bellissima sinergia. Poi sono sempre belle le esperienze che nascono con poche pretese, come le kitchen session in cui poi ceniamo con i musicisti. Di brutto ci sono state delle incomprensioni, molti danno per scontato il nostro lavoro, come se fossimo un giornale che lavora per la città. Con tutto il rispetto per chi fa questo mestiere, noi facciamo altro e spesso non veniamo capiti. Poi non ci piace quando ci chiamano in causa perché c'è l'iniziativa del momento, senza risparmiare i complimenti, ma subito dopo non riceviamo alcun tipo di supporto anche nelle cose banali, come la condivisione di un link a dimostrare che davvero siamo tenuti in considerazione».
Alessandro: «Tra i momenti belli è difficile scegliere, proprio perché ci occupiamo di quello che ci piace. È difficile per me differenziare tra gli eventi in cui ero presente come me stesso e quelli in cui mi sono recato come RCR. Mentre, come ha già detto Claudia, anche io non amo chi si riempie la bocca di lodi nei nostri confronti, ma al momento di dare una mano si tira indietro. Oppure chi non rispetta il nostro lavoro, rubando il nostro materiale e togliendo la firma».

 

Quali sono i contenuti che più piacciono ai vostri utenti?

 

Alessandro: «Ci sono sempre tante sorprese. Sul nostro canale Youtube, che curiamo effettivamente bene da appena un anno e con il quale abbiamo superato le 30.000 visualizzazioni, i video che hanno il numero maggiore di click sono quelli del Caffè Filosofico. Non ci aspettavamo che il format più "intellettuale" avesse più successo di un'intervista o di un concerto, ma era un po' la nostra missione da sempre: fare da contenitore a forme di espressione che dovrebbero e potrebbero essere comuni a tutti, ma che spesso pagano il prezzo dei pregiudizi».

 

Che c'è nel futuro di Radio Cometa Rossa? Che succederà in previsione della quarta candelina?

 

Claudia: «Vogliamo mandare un messaggio più chiaro per non avere più fraintendimenti. Non siamo semplicemente uno specchio di quello che accade, questo è un lavoro. Chi ci chiama deve capirlo, comunque il nostro proposito dopo la nostra festa è quello di essere più selettivi. Seguiremo meno cose così avremo anche più energie da distribuire meglio. Poi ci piacerebbe replicare l'esperienza fatta con La Rua Catalana, proiettare il documentario che abbiamo fatto su di loro e poi lasciare spazio al concerto, andando in tournèe con i musicisti».
Alessandro: «Investiremo di più nel video, perché è quello che preferisce la comunicazione oggi, e questo comunque non ci denatura. Abbiamo sempre portato avanti il percorso parallelo di immagini e podcast audio, col video uniamo le cose. Inoltre l'esperienza del videoclip ci è piaciuta e non ci tireremo indietro in caso di richieste. Puntiamo ad una piccola Radio Cometa Rossa Production».

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