Prima o poi doveva succedere. Se si sono stancate le donne di oggi, figuriamoci quelle di ieri, che i soprusi li sopportano da centinaia di anni. Le protagoniste della grande letteratura non ci stanno più a farsi ammazzare ancora impunemente e oggi, 25 Novembre, Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne, vogliono dirci la loro.

Ne abbiamo incontrate tre a rappresentanza di un intero collettivo, il Comitato di Liberazione delle Eroine Tragiche. Tre portavoci di tutto rispetto, tutte morte per colpa, diretta o indiretta, dei loro compagni dei quali ancora si continuano a perpetrare le gesta.
Desdemona, Ofelia e Giulietta (proprio lei, la Capuleti) sono davvero delle testimonial d'eccezione e vogliono raccontarci una grande verità.


Innanzitutto, come nasce il Clet?


Desdemona: «Nasce da due constatazioni. La prima: da sempre, nella storia della letteratura, anche nella morte c'è stata differenza tra uomini e donne. I maschi, se proprio devono, muoiono da eroi, in battaglia, per difendere la patria e l'onore o conquistare nuovi mondi. Le donne sono sacrificate in nome della trama e, spesso, a toglierci di mezzo sono i nostri compagni. La seconda è che troviamo assurdo che, a distanza di secoli, le donne di oggi ancora pensino a noi come a dei modelli dietro i quali sospirare, e alle nostre tragiche storie come ai più grandi amori che si possano vivere. Pensate a quella povera Giulietta, per esempio, che peso che si deve portare sulla coscienza per essere stata un'ingenua!».


Potete essere più chiare su quest'ultimo punto?


Giulietta: «Non per essere presuntuosa, ma praticamente la mia storia la conoscono tutti. Ora, secondo lei, è normale che "la più grande storia d'amore di tutti i tempi", o almeno così si dice, racconti di due adolescenti che si amano talmente tanto da ammazzarsi a vicenda? Se ci pensa bene, abbiamo fatto un sacco di morti in pochi giorni. Ma quale amore? È stata una strage!».


E secondo voi perché sono soprattutto le donne a sospirare leggendo le vostre storie, nonostante le tragiche fini?


Ofelia: «Ma perché sono secoli che ci fanno il lavaggio del cervello e fanno di tutto per farci credere che la donna sia una preda e come tale, per ottenerla, un po' si deve tribolare. Noi poi, quando siamo innamorate, siamo disposte a credere a qualunque cosa. Prenda me. Un giorno oggetto di fantastiche attenzioni e destinataria d'appassionati versi immortali, e poco dopo ripudiata, calunniata e spedita in convento. E chi non sarebbe impazzita al posto mio?».


Ma forse esagerate. Se vogliamo dirla tutta, qui l'unico femminicidio per come lo intendiamo oggi, l'ha passato soltanto la povera Desdemona...


Desdemona: «È vero, per carità. Fu tutta colpa della gelosia e di un enorme fraintendimento. Ma che ci vuol fare. Da un lato ero innamorata e dall'altro... non è che avessi molta scelta. Mica potevo divorziare, pure se avevo capito d'avere a che fare con un pazzo! Ma la chiave del nostro messaggio è nell'esito finale che abbiamo avuto tutte, a prescindere dalla modalità».

Giulietta: «A parte che anche Amleto non è stato proprio un santo, e Romeo era certo un bell'egoista. Insomma, non ci avranno uccise per loro mano, ma è stata di certo colpa loro se siamo finite male. E anche un po' per colpa del nostro creatore, Shakespeare, che se n'è inventate un sacco per toglierci di mezzo».

Ofelia: «E mica solo noi! Pensi alla povera Marguerite Gautier, la dama delle Camelie. Doveva per forza morire in quel modo così triste, come ad essere punita per il suo modo di vivere? E Carmen? Un'altra infelice giovane fatta fuori da uno che si era messo in testa il motto "mia o di nessun altro". Insomma, ci pensi. Forse è leggendo i nostri destini che le donne si sono fatte l'idea che la frase "Ti amo da morire" sia romantica, invece che solo tanto stupida».


Insomma, non volete più avere delle fan? Essere studiate nelle scuole? Ricordate in tutto il mondo?


Desdemona: «Ma certo che sì! Vogliamo solo che si forniscano alle donne gli strumenti culturali adatti per capire che le nostre sono, appunto, solo storie. Che la vita vera è un'altra cosa e un amore bello deve valerne la gioia di viverlo, e non la pena. Chi usa violenza contro di noi trova sempre il modo di farci sentire colpevoli, e meritevoli di quegli atteggiamenti. La verità è che la nostra colpa è una sola: crederci. Siamo noi che non vogliamo vedere tanti piccoli segnali, in nome dell'amore. Perché ci hanno insegnato che "per amore" si sopporta, si perdona. Poi quando ci accorgiamo che accanto abbiamo un mostro, è troppo tardi. E per vergogna, per paura, non sappiamo che fare».
Ofelia: «Vogliamo che le donne vere, in carne ed ossa, lascino le tragedie ai libri e le lacrime ai film. E capiscano che violenze fisiche o psicologiche non sono momenti indimenticabili di un amore appassionato, ma brutalità da evitare e, quand'è il caso, da denunciare».
Giulietta: «Non è vero che un amore semplice e senza ostacoli è meno bello e importante. Smettiamola di credere a queste scemenze e, soprattutto, smettiamola di provare a cambiare il carattere degli uomini che ci fanno stare male. Se ci creano troppi problemi dobbiamo cambiare proprio il nostro lui, con un altro migliore, fatto più al caso nostro».

 

In Italia ogni due giorni muore una donna, vittima di femminicidio. Si viene uccise, cioè, per il semplice fatto di appartenere al sesso femminile e, per questo, non considerate degne di poter scegliere e di poter rifiutare. Molte di più sono le donne violentate, sfregiate, picchiate, menomate.
Oggi, 25 Novembre, Giornata Internazionale Contro la Violenza sulle Donne, rivolgi un pensiero alle sorelle che non ci sono più per colpa del compagno geloso, dell'ex fidanzato pazzo, di uno sconosciuto instabile. Ma tutti i giorni denuncia con forza ogni atto sopruso fisico e psicologico. Non essere la prossima protagonista né di una semplice cronaca di un giornale locale, né di un immortale tragedia letteraria. Sii protagonista sempre e solo della tua vita.

(L'intervista impossibile a Ofelia, Desdemona e Giulietta è liberamente ispirata allo spettacolo "Tutta colpa di Shakespeare" della compagnia Iride – testi di Rosaria Carifano, regia di Simona Forte, con Grazia D'Arienzo, Angela Rosa d'Auria e Sonia Di Domenico - già messo in scena alla manifestazione La Bella Estate di Avellino e presto in tournèe in Campania)

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