Terminata la breve esperienza amministrativa a guida Cinque Stelle, la città si ritrova di nuovo e ufficialmente in campagna elettorale. Ne abbiamo parlato con l’ex capogruppo di Si Può, Nadia Arace, che traccia una analisi della consiliatura, che definisce «condannata al fallimento sin dal suo nascere», e guarda oltre, indicando la risposta alla delusione di quanti si aspettavano l’avvio di un nuovo corso, nella capacità della comunità di riconoscersi, confrontarsi e organizzarsi insieme in un progetto politico.

 

La consiliatura si è conclusa dopo soli 5 mesi. Innanzitutto, come giudica la breve esperienza di governo a guida Movimento Cinque Stelle? E, al netto dei numeri risicati della maggioranza di governo, non sarebbe stato più opportuno staccare ancor prima la spina?

 

«È stata una consiliatura condannata al fallimento sin dal suo nascere, nel senso che Ciampi non ha mai cercato sinceramente la via istituzionale per superare la condizione inedita della composizione di un Consiglio comunale che lo vedeva sostenuto dai soli 5 consiglieri del M5S eletti, poi ridotti ai minimi termini con la fuoriuscita di un consigliere e l’isolamento di altri rappresentanti che avevano votato alle provinciali in aperta rottura con il dogma del movimento.
Ciampi, più di una volta, ha avuto l’occasione di corrispondere alle istanze di cambiamento che i cittadini avellinesi gli avevano consegnato, e di cui doveva farsi carico, venendo in aula con tre punti qualificanti su cui trovare un’intesa con le altre forze politiche, ma si è sottratto altrettante volte o meglio si è protetto da questa possibilità, rendendo sistematicamente vani tutti i bugiardi tentativi che a parole ha fatto, per cui di giorno chiedeva all’aula responsabilità e collaborazione per il “bene di Avellino”, ma di sera provocava, offendeva, sfidava, delegittimava l’intero Consiglio con il manganello dei post incendiari e divisivi e con la vergogna delle vele. Insomma, Ciampi non ha mai creduto al cambiamento promesso e ha aspettato che il Consiglio lo sfiduciasse per poter cavalcare la retorica con cui hanno governato in questi mesi: quella dei “disonesti" che impediscono il cambiamento per nascondere le proprie macchie e degli “honesti" che non hanno avuto tempo di scardinare il “sistema”. E questo, al netto della doppia morale con cui Ciampi ha lottizzato le partecipate, non ultimo il tentativo di bissare l’operazione “De Luca al quadrato” con la nomina del vertice di Acs, e al netto soprattutto di Sibilia che a Roma governa con i disonesti della Lega che devono restituire 49 milioni di euro di soldi pubblici agli italiani, il tema vero è che chi amministra con questa unica argomentazione non supera il fallimento di chi li ha preceduti con la qualità della politica, ma tenta disperatamente di coprire il vuoto del pensiero prima e dell’azione amministrativa poi. Tra l’altro, mi lasci aggiungere che, chi vi parla, non avendo nulla da far dimenticare agli avellinesi, avendo duramente contrastato l’amministrazione Foti, ha avuto un atteggiamento laico, non ostile, chiarendo a Ciampi, già alla prima seduta di Consiglio, che se avesse portato in aula provvedimenti su acqua, ambiente, servizi sociali, alloggi comunali, Sprar, insomma sui temi su cui Si Può ha lavorato in questi anni, avrebbe trovato la mia disponibilità. In questi 5 mesi non è arrivato nulla, a parte delibere scritte male, dal Ferragosto al Rendiconto. Le nostre proposte, invece, dalla 194, all’ambiente, alla cultura, alla piscina comunale sono tutte agli atti della Presidenza a dimostrazione dell’atteggiamento propositivo, e non solo oppositivo, che abbiamo avuto anche in questa breve esperienza».

 

L'ultimo appello del sindaco Ciampi ai consiglieri di opposizione è stato di consentirgli di portare a termine la cosiddetta "operazione verità" sui conti del Comune. Mossa propagandistica o volontà reale di fare chiarezza?

«Anche qui, siamo nel campo della retorica. Che le casse del Comune di Avellino non siano in sicurezza è un fatto noto perché, al netto delle denunce che insieme al consigliere Preziosi abbiamo fatto in questi anni in Consiglio, già nella scorsa primavera la relazione del MEF sulla salute dei conti comunali ne ha certificato il disastro, insieme poi ai numeri del Rendiconto redatto dal Commissario prefettizio. Deliberare il dissesto senza avere la certezza che ne sussistano, però, le condizioni mi sembra una scelta spregiudicata, ha tutta l’aria di una operazione politica, mentre invece il dissesto si fa solo se non ci sono alternative, perché colpisce innanzitutto i più poveri con l’aumento massimo di tutti i servizi a cominciare dagli asili e delle tasse. Ci vuole prudenza prima di scegliere di bloccare gli investimenti per lo sviluppo e di dimezzare il valore del lavoro di imprese e professionisti che si vedrebbero transare fino al 60% le prestazioni che hanno fornito all’Ente. Il dissesto non può essere una premessa, il dissesto è, casomai un esito, obbligato. Trovo che l’idea di farne una linea politica sia sbagliato, così come è sbagliato fare della verità sui conti del Comune una linea politica, mentre invece è un preciso dovere di ogni amministratore pubblico. Insomma, se si scrive tra i punti dell’agenda di governo di fare la verità sui conti, è perché chi scrive teme di poterselo dimenticare. Dopodiché, ad oggi tutti quei numeri sono nelle mani del Commissario Priolo, perché la continuità amministrativa prevede che sia il Commissario a valutare il dissesto, nessun impedimento quindi è stato determinato dallo scioglimento del Consiglio. Da persona autorevole quale è, sono certa che Priolo saprà garantire l’imparzialità dai condizionamenti politici innanzitutto, come ha già dichiarato al momento dell’insediamento, assumendo in scienza e coscienza tutte le determinazioni che si renderanno necessarie».

 

Gli elettori avellinesi, al secondo turno, con il voto a Ciampi, hanno risposto alla promessa di cambiamento annunciata dai 5 Stelle, poi in molti ne sono, almeno a giudicare dai commenti sui social, rimasti delusi. Qual è la sua sensazione circa gli umori dei cittadini?

«La delusione è quella che si prova di fronte a un bluff che viene scoperto al tavolo da gioco, ma la domanda di cambiamento, a mio avviso, è ancora intatta. In questo senso, quella del governo Cinquestelle è stata la risposta sbagliata alla legittima attesa di vivere in una città che è da troppo indietro sulla qualità della vita, che non riesce a reggere i morsi della crisi, che lascia indietro gli ultimi, che mette sul libro nero i commercianti, che si abbandona a liste di attesa lunghissime e smette, perciò, pure di curarsi. Il punto è che a questa domanda non si può rispondere con la nuvola del nuovismo, con la spregiudicatezza dell’ultimo leader pronto, da solo, a cambiare le sorti di questa decadente città. La risposta concreta, se c’è ancora lo spazio per una reazione radicale, di rottura e di sincero cambiamento è quella che si dà una comunità che si riconosce, che si confronta e che si organizza insieme in un progetto politico e che, dopo questa esperienza soprattutto, saprà proteggere il valore del proprio voto, ma soprattutto riscoprire il valore dell'impegno civico a servizio della propria città».

 

Pensa che ci sia ancora ad Avellino una "richiesta" di sinistra o l'ottanta per cento auspicato dal sottosegretario Sibilia sia un risultato raggiungibile per il Movimento 5 Stelle?

«Penso che ci sia più domanda di sinistra di quanto i cittadini stessi ne abbiano consapevolezza. In più di una occasione mi è capitato di essere raggiunta, al termine di un intervento in Consiglio, da consiglieri lontanissimi dalla mia parte politica come anche da cittadini che avevano assistito alla seduta che mi esortavano a sostenere le ragioni dell’uguaglianza e della forte presenza del pubblico nella sanità e nel sociale in particolare modo, confessandomi di condividere profondamente quelle ragioni. Questo per dire che le istanze di sinistra sono popolari e sono parte del DNA di un Paese che ha messo la dignità del lavoro, l’uguaglianza sostanziale, la tutela dell’ambiente, il diritto all’istruzione, la sanità pubblica nella carta costituzionale. La macchina del populismo non fa altro che sostituire alla fatica della complessità, la via breve dell’illusione, del tutto e subito. Sui numeri di Sibilia sarei cauta, non mi fido di chi crede che il mondo sia stato creato in tre giorni».

 

Di fatto, con il commissariamento del Comune si è aperta una lunga campagna elettorale. Quali iniziative intende assumere il progetto Si può?

«In realtà la campagna elettorale non è mai finita e questo è, probabilmente, il dato politico vero di questa breve e sciagurata esperienza. Sono stati mesi dai toni alti, affidati alla politica delle offese e delle rivoluzioni su Facebook. Sono stati i mesi dell’improvvisazione scadente al governo, del nulla mischiato col niente, dell’occupazione del palazzo non si sa bene per fare cosa. Questo è il vero messaggio sbagliato che il M5S ha dato alla città. Ma in questa nuova corsa verso le prossime amministrative di primavera, c’è ancora intatta l’ambizione di riconquistare il potere da parte di chi lo ha perso, dopo aver governato con Foti, così come la corsa per un posto al sole da parte di chi ne è ossessivamente tormentato. Nell’ultima seduta di Consiglio, la discussione sulla sfiducia ha troppo spesso preso seconde e terze vie, disegnando scenari di alleanze e future liste. Insomma: "morto il re, viva il re". In questo quadro, Si Può ha l’esigenza di aprire un dibattito pubblico in città, di mettere a disposizione il lavoro di questi anni e le tantissime energie che ci sostengono e che hanno sottoscritto il progetto associativo. Siamo sempre stati convinti della necessità di costruire dal basso e non nelle stanze le nostre proposte, l’Associazione ne sarà lo strumento».

 

Crede che sia possibile ricostruire la sinistra in città anche con un'apertura più ampia alle altre forze del centro-sinistra? E potrà esserci ovvero un dialogo anche con questo Partito democratico?

«La vocazione ad allargare lo spazio politico resta l’ambizione di una sinistra che voglia essere di governo e che ha tutte le carte in regola per amministrare, e bene, la città di Avellino. Va in questo senso l’assemblea pubblica con cui il 17 novembre ci siamo costituiti, e questa sarà la traccia dell’iniziativa che convocheremo a breve. Allargare il campo per parlare alle persone prima di tutto però, perché questo è lo spirito con cui è nato Si Può, nel tentativo inedito e anticipatorio di allargare il campo oltre le nostre stesse comunità politiche. Abbiamo lavorato in questo senso già alle scorse amministrative, praticando percorsi anche con altre forze di centro-sinistra. Ma, come dire, per sposarsi, si deve essere in due. Così come, anche per dialogare, bisogna essere almeno in due e ipotizzare un dialogo con il Pd, quando si fatica a riconoscere che esista un partito e non, invece, il suo fantasma è uno scenario del terzo tipo. Fatico onestamente a riconoscere che il Pd sia un partito se poi è capace di votare alle Provinciali per il proprio candidato e contemporaneamente per il proprio avversario. Siamo allo psicodramma che diventa linea politica. Dopodiché, è l’autonomia il tratto che ci ha visti in questi anni distanti e alternativi al fallimento del Pd e alla logica dell’indistinto con cui tiene insieme tutto e il suo contrario, solo per occupare potere. Del resto, non c’è ragione di dubitare che sarà esattamente quella stessa logica a muovere di nuovo il Pd anche in occasione delle prossime amministrative. Noi continueremo a muoverci nel solco della coerenza di questi anni, lavorando con le energie civiche e democratiche che vivono in città senza concedere, però, alcuno spazio all’ambiguità».

 

Lei pensa di ricandidarsi?

«In questi anni non mi sono mai sottratta all’impegno politico e alla rappresentanza, e devo dire che essere stata indicata come la sintesi della sinistra cittadina per guidare Si Può alle scorse amministrative è stato per me un grande onore, che ho provato a far vivere in Consiglio con il rispetto che riservo ai valori e alle istanze di quanti mi hanno sostenuto. Il mio futuro è un fatto marginale, non lo è invece l’impegno a mettere la stessa passione, la dedizione, la voglia di cambiare concretamente la città in cui vivo a sostegno di quella che sarà la proposta di Si Può».

 

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