La giornata di ambulatori gratuiti con una offerta completa di specialità ad alto impatto sulla salute delle donne, organizzata dall’azienda ospedaliera "San Giuseppe Moscati" per il prossimo 17 marzo (leggi qui), sarà per certi versi un "primo assaggio" del Percorso donna "Igea", che prende il nome della dea greca della Salute ed è dedicato in particolare alle donne dai 40 anni in poi, perché come sottolinea la dottoressa Maria Concetta Conte, direttore sanitario della struttura di contrada Amoretta, «non sono diverse le malattie, fra uomini e donne, ma sicuramente lo sono le manifestazioni delle patologie, per cui le terapie cambiano da genere a genere ed è necessario che le donne prendano in mano la propria salute senza delegarla ad altri».

 

Dottoressa Conte, questo aspetto richiede un’attenzione particolare da parte delle donne?

«Sicuramente e richiede un’attenzione particolare anche da parte dei medici. Il "Moscati", per la verità, è un ospedale abbastanza avanzato da questo punto di vista, perché quando ho lanciato l’ipotesi di questo percorso donna, che non avrebbe avuto senso se calato dall’alto, ho trovato un bel terreno. Anche perché c’è una generazione di donne medici giovani più aperta a un nuovo modo di fare medicina, che hanno compreso al volo. Gli altri li abbiamo coinvolti e adesso sono loro che mi chiamano per riunirci. L’argomento, quindi, è molto sentito».

In cosa consiste la novità introdotta con il Percorso donna "Igea"?

«Il progetto è un modo di sistematizzare servizi che già ci sono, di reingegnerizzare quello che già c’è senza passaggi intermedi. Questo, ovviamente, non significa che lasciamo perdere il resto a vantaggio della medicina di genere, che è un di più. Come una doratura su una cornice esistente, per così dire, per dare rilievo a qualcosa che esiste e non può essere trascurata. Si deve tener conto, infatti, che generalmente le donne arrivano alla definizione di una patologia più tardi degli uomini e, dunque, si curano più tardi e questo implica che sviluppano più facilmente patologie croniche».

maria concetta conte intervista

Quanto incide il fatto che le donne siano sempre più chiamate ad accudire altri, a doversi occupare della salute di altri familiari?

«Il welfare in Italia sono le donne, non è lo Stato, né i Piani di Zona, e questo accade in ogni ceto sociale, anche se, essendo il ceto uno dei determinati di salute, ovviamente incide sulla malattia. Comunque, la delega alla cura dei genitori anziani, ma anche dei mariti e in genere di tutto quello che attiene alla gestione di casa è in capo alla donna, che tende a togliere tempo alla propria salute, a rimandare e alla fine, generalmente, le malattie delle donne si manifestano in modo più grave. Non perché lo siano "ab initio", ma perché si sono cronicizzate ed è questo che, dunque, bisogna intercettare, è a questo che serve il Percorso "Igea". Dobbiamo, inoltre, tener conto della realtà della provincia di Avellino, dove abbiamo una prevalenza di anziani più alta in ambito regionale che si attesta al 23%. Questo vuol dire che la peri-anzianità, cioè la fascia di età attorno ai 50 anni diventerà un problema, se non si interviene in tempo».

 

Nel suo discorso è implicito un invito intanto a una maggiore attenzione alla prevenzione, ma cosa troveranno in concreto le donne con il Percorso donna "Igea"?

«Il Percorso "Igea" è organizzato con i Pdta (i percorsi diagnostico terapeutico assistenziali, ndr.) e ciascuno di questi si frammenterà in altri Pdta che saranno a capo della patologia prevalente. Ad esempio, un Pdta complessivo per menopausa ne avrà uno per il cardiovascolare che potrà anche diramarsi in un ulteriore Pdta per la nutrizione. Ancora, quando una donna si rivolge all’ospedale, supponiamo per una valutazione di tipo cardiologico, le verrà naturalmente prestata la visita cardiologica ma, qualora il cardiologo rilevasse che ad esempio la signora ha bisogno di una valutazione nutrizionale, perché non è da sottovalutare l’impatto del sovrappeso quando non dell’obesità vera e propria, oppure se si evidenziasse un problema di tipo tiroideo, ci sarà un percorso interno definito con l’invio della paziente alle altre unità operative. In sostanza, la donna viene presa in carico».

Primari Moscati Igea de Chiara

Quando sarà attuato il Percoso "Igea"?

«Gli aspetti clinici sono già definiti, mentre si sta affinando la parte organizzativa del progetto che prevede l’attivazione di alcuni Pdta nel prossimo mese di giugno. Inizieremo sperimentando alcuni percorsi ben definiti e l’iniziativa del 17 marzo, anche se si tratta di una singola giornata di visite gratuite, sarà utile a comprendere i bisogni di salute, anche quelli percepiti dalle pazienti. Per lo stesso motivo abbiamo realizzato una piattaforma apposita (il sito dedicato http://ambulatorimedici.net/, ndr.). Io, tra l’altro, sono assolutamente contraria per principio alla "medicina da mercato", perché la medicina si fa negli ambulatori seri con tanto di autorizzazione, con medici qualificati, oppure in ospedale. Ed è importante avere la sensazione di essere accolti, non frammentati. Sta a noi, all’ospedale, dare un unicum da una frammentazione e sarà difficile, si tratta di far palare i medici tra loro, ma i tavoli tecnici, che presiedo personalmente perché la medicina di genere è un obiettivo della Direzione strategica del "Moscati", servono anche a far emergere criticità su cui intervenire».

Come è nata l’idea di un percorso specifico per le donne?

«È stata un’idea collegiale. L’ospedale Moscati ha ricevuto il Bollino Rosa dall’Osservatorio Nazionale sulla salute della donna (leggi qui) che certifica la bontà di quello che abbiamo fatto finora in particolare per la giovane età, avendolo ottenuto per l’urologia funzionale (per l’incontinenza da sforzo o post parto), per la Procreazione Medicalmente Assistita (Pma) che è un fiore all’occhiello del Moscati e per la Senologia, che è già ben curata. Quando ci siamo resi conto che avremmo ottenuto il Bollino Rosa, avendo la struttura, i professionisti e anche una popolazione genuina nella nostra provincia, per cui si può ancora costruire con le persone e io intendo coinvolgere anche le associazioni in questo progetto perché è importante averle accanto, abbiamo pensato di realizzare anche di più. Ai primi tavoli abbiamo capito che era fattibile e anziché seguire un percorso donna esistente, come quello dall’università che però riguarda solo il materno infantile e quindi ci pareva limitativo, una volta valutata la fattibilità, ci siamo lanciati. Ora vogliamo sviluppare al massimo questo percorso, che si articolerà nel tempo».

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