Alla vigilia della scadenza fissata al tavolo istituzionale riunito in Prefettura venerdì scorso (leggi qui) e della convocazione di una nuova assemblea pubblica al centro sociale "Samantha Della Porta", la vertenza Aias fa ancora discutere. Resta naturalmente aperta la soluzione condivisa dalle parti in causa, vale a dire una fase transitoria nella quale si immagina di redistribuire gli assistiti fra le strutture convenzionate per effettuare attività di riabilitazione ex articolo 26 che formalizzeranno la disponibilità ad accoglierli, in base alle rispettive capacità operative massime dei centri.

Ma nel corso di un primo incontro informale tenuto da lavoratoti e pazienti si è detto anche dell'intenzione di cercare di tenere aperto il centro di Avellino. Ne abbiamo parlato con il segretario generale della Fp Cgil, Marco D'Acunto.

Domani scade il termine dato dall’Asl per verificare la disponibilità dei privati a garantire le prestazioni dei pazienti Aias ed a rilevare il personale. Ed intanto, domani alle 10, si terrà una seconda assemblea pubblica. Questa volta la Cgil sarà presente?

«Il percorso è un po’ più complesso di come viene sintetizzato nella domanda. Ma fondamentalmente è così. Si tratta dell’unica soluzione praticabile emersa al tavolo in Prefettura che, ricordo a me stesso, è stato chiesto dalla Cgil e non da altri proprio per provare a tenere insieme la garanzia dei Lea dei pazienti con la complessa e drammatica emergenza occupazionale che potrebbe derivare da una soluzione non "garantita" da un tavolo istituzionale e non condivisa da tutte le parti in causa. Spiace dover verificare che si è persa una settimana di tempo per provare a ragionare sulla prima proposta (non condivisa dalla Cgil). Gli enti che devono autorizzare il prosieguo del percorso hanno dato ragione alla nostra proposta. Su quella continuiamo a discutere. Viceversa, L’Azienda Sanitaria Locale poteva, in autonomia, decidere altro come stava già facendo una volta che la struttura dell’Aias era stata fermata dai Nas».

E l’assemblea?

«Quando qualcuno ritiene che la presenza di tutti ai tavoli sia importante, lo comunica, lo fa sapere, fa una telefonata e chiede disponibilità per data e ora. Nulla di tutto questo è avvenuto nei confronti della Cgil in occasione della prima assemblea. Alla quale, peraltro, mi pare di comprendere che nessuna istituzione ha preso parte. Ritengo, in ogni caso, che le assemblee possono essere utili per informare (non per disinformare) ma il tavolo di discussione, per quanto riguarda la Cgil, è quello aperto in Prefettura. Se qualcuno ritiene che quel tavolo non sia utile, lo dica con chiarezza. Infine, non mi è chiaro chi convoca queste assemblee perché nelle varie chat che sono state attivate (dove circola tanta disinformazione) si dice una cosa, nei comunicati si dice altro. La Cgil non è tra chi sta giocando al massacro dividendo il fronte dei lavoratori ed il fronte pazienti/lavoratori. La Cgil prova, con umiltà, a dire ciò che pensa ed a fare proposte. Con cognizione di causa visto che sulla vicenda siamo impegnati da 5 anni mentre altri non vedevano, non sentivano o, peggio, tenevano bordone al precedente management dell’Aias».

Molti sostengono che ci sia una guerra personale tra Cgil e Aias…

«Sciocchezze. Certamente la Cgil è un sindacato di parte. Ovviamente dalla parte dei pazienti e dei lavoratori. Non è certo dalla parte di chi ha ridotto l’Aias di Avellino sul lastrico, di chi con arroganza ed incompetenza ha gestito questa struttura, di chi – vantandosene perfino anche ad un tavolo in Prefettura – non ha versato per anni tasse e contributi dei lavoratori. E mi fermo a ciò che conosciamo come sindacato. Non entro nel merito dell’inchiesta della magistratura nella quale, peraltro, la Cgil ripone la massima fiducia. Poi c’è un processo in corso che riguarda anche il sindacato per la sottoscrizione del contratto di solidarietà che all’epoca dei fatti la Cgil ritenne illegittimo e nel quale sono coinvolti anche sedicenti sindacalisti che all’epoca sottoscrissero quel contratto. Da allora le relazioni con il management di Aias si sono interrotte».

Di chi sono le responsabilità?

«Di tutti. Tranne che dei pazienti e dei lavoratori. Sono dell’Aias nazionale che è informata della situazione proprio dalla Cgil di Avellino dal lontano 2013 e non ha mai voluto aprire gli occhi. Sono dell’Asl di Avellino che, come si legge nel decreto di rigetto dell’accreditamento, doveva immediatamente fare rispetto alla convenzione con Aias ciò che, invece, ha fatto solo il 31 gennaio 2018 ad inchiesta della magistratura oramai bella che avviata. Sono della Regione Campania, che ha cominciato a sollecitare l’Asl di Avellino soltanto il 6 dicembre 2017, anche qui solo quando l’inchiesta era diventata di dominio pubblico. Sono di un sistema di accreditamento del servizio che per la Cgil è pura follia, e sul quale intendo ritornare».

Nell’assemblea pubblica si è ragionato di una ripresa dell’attività dell’Aias…

«Non sono abituato a discutere di cose che non ho ascoltato con le mie orecchie. In queste ore c’è tanta confusione. Ragiono delle certezze. Esiste un decreto della Regione Campania di rigetto dell’accreditamento definitivo. Nessuno può far finta che non ci sia. In questo momento l’Aias di Avellino non è più convenzionata con il Servizio Sanitario Regionale. Dovesse presentare ricorso al Tar, bisognerebbe attenderne gli esiti. Il problema è il periodo transitorio. L’Asl, che è obbligata a rendere il servizio, intende effettuarlo presso il Centro Australia e il Presidio di Solofra, Per un periodo breve può andare bene, ma la Cgil ha proposto di utilizzare i lavoratori dell’Aias attraverso o la sospensione del rapporto lavorativo con Aias in attesa dell’esito dell’eventuale ricorso o con un "nolo a caldo" del personale stesso. Il che sgraverebbe anche Aias dei costi stipendiali per un po’ di tempo. Strano che i Commissari dell’Aias non ne abbiano colto l’opportunità. Ricordo a me stesso che l’Aias ha una esposizione debitoria molto forte, estremamente delicata con fornitori, erario e lavoratori ai quali non sono state ancora retribuite 7 mensilità e rispetto alla qualcosa nessuno dice una parola. La Cgil è impegnata nell’azione di recupero».

Parlava del sistema di accreditamento…

«Certo. Il servizio di riabilitazione in Campania ed in questa Provincia dovrebbe essere garantito dal pubblico attraverso le Aziende Sanitarie e le Aziende Ospedaliere. Ed invece per più del 90% è affidato a privati che, grazie al regime di accreditamento, lo esercitano in totale monopolio, senza una reale concorrenza. La vicenda Aias apre una crepa enorme rispetto a tale sistema che, si è compreso, non è regolato da alcun controllo. I controlli che vengono esercitati sulle strutture sono molto spesso fittizi quando non preannunciati. In questi anni i lavoratori di varie strutture mi chiamavano e dicevano: qui oggi stanno lustrando tutto che domani arriva l’ispezione. Ma questo è il minimo. Il problema vero è comprendere perché si è arrivati al 90% di riabilitazione in mano ai privati. Il sistema immaginato di affidamento ai privati doveva essere sussidiario, non monopolistico. Su questo mi piacerebbe sentire cosa ne pensa il presidente della Regione o i consiglieri regionali di questo territorio. Chi si è voluto favorire nel corso degli anni attraverso questo sistema? Anche su questo la vicenda Aias è paradigmatica».

Non ha però risposto, la Cgil ci sarà all’assemblea pubblica di venerdì?

«Ad oggi la Cgil non è stata invitata. E, peraltro, non ha capito se è indetta dai familiari dei pazienti, dai lavoratori, da altre sigle sindacali o, addirittura, è un’assemblea voluta da altri e "spintaneamente" convocata dagli attori di cui sopra. Ma tu, ci sarai?».

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