«Io mi sono sempre occupato della Dogana negli anni. Nel 2009 si tenne un incontro intitolato "Sdoganiamo la Dogana" al quale parteciparono l’architetto Paolo Mascilli Migliorini, Gerardo Bianco, l’allora assessore alla cultura Salvatore Biazzo e il direttore del Corriere Gianni Festa in cui si discusse a partire dall’incendio che l’aveva distrutta nella notte fra il 16 e il 17 dicembre 1992, ma non fu formulata alcuna proposta anche perché all’epoca l’edificio apparteneva a privati.

Ma proprio da qual convegno nacque l’ordine del giorno di cui fui primo firmatario e che fu poi approvato all’unanimità dal Consiglio comunale che impegnava l’amministrazione ad avviare l’iter per l’acquisizione del bene».

L’ex presidente del teatro “Carlo Gesualdo”, Luca Cipriano, rivendica la paternità dell’idea annunciata dal sindaco Paolo Foti (leggi qui), intenzionato a coinvolgere la Camera di Commercio di Avellino in un progetto di trasformazione dell’ex Dogana in una vetrina delle eccellenze irpine, ma soprattutto a creare nello storico edificio un ridotto del massimo cittadino.

Cipriano, fu lei, quindi, a suggerire l’ipotesi di un teatro di minori dimensioni nel cuore antico della città?

«Proposi l’idea di un ridotto del Carlo Gesualdo, avendo nel frattempo maturato esperienza alla guida del teatro, durante la campagna elettorale per le amministrative del 2013. Prendo atto adesso che l’idea sia piaciuta al sindaco, ma quello che mi lascia perplesso è che la proposta di creare all’interno della Dogana una vetrina dei prodotti di eccellenza della provincia non è ben definita. Non si comprende se si pensa a una fiera, a un’expo, perciò il progetto andrebbe dettagliato.
Inoltre, la Dogana è piccola e non ha spazio a sufficienza per assolvere a due diverse funzioni, tanto più perché un teatro ridotto in una superficie di circa 500 metri quadri presupporrebbe la realizzazione di un palco, un foyer, dei bagni, un ingresso per disabili, per cui mancherebbe lo spazio fisico necessario per collocarvi altro. Ripeto, prendo atto che il sindaco torna sulla mia idea, ma sembra una inutile forzatura. C’è il rammarico che con l’amministrazione Galasso è stato se non altro avviato l’iter per acquisire l’edificio storico al patrimonio comunale, ma in questi anni la mia proposta non è mai stata presa in considerazione. Mi fa specie che lo si faccia a sei mesi dalla fine della consiliatura».

Che ne pensa, invece, di un coinvolgimento della Camera di Commercio nella gestione della struttura?

«La Camera di Commercio ha risorse e può avere una vocazione culturale, si pensi alla presenza dell’ente camerale di Napoli nella Fondazione del “San Carlo” o di quello di Roma nella Fondazione Musica per Roma che gestisce l’Auditorium progettato da Renzo Piano insieme al Comune della Capitale, alla Provincia di Roma e alla Regione Lazio. In molti altri casi in Italia le Camere di Commercio partecipano con fondi e gestioni a iniziative culturali delle amministrazioni locali, perciò condivido il coinvolgimento della Camera. Se il presidente Oreste La Stella segue questo progetto, fa benissimo perché sarebbe un elemento di grande svolta per la città, ma è opportuno farlo con maggiore serietà. Ma boccio l’idea ibrida di una vetrina delle eccellenze, per mancanza di spazio e perché sarebbe una inutile commistione».

Pensa che si potranno porre le basi per il futuro della Dogana in questo scorcio di consiliatura?

«Sarebbe auspicabile che della destinazione della Dogana si occupasse la prossima amministrazione, partendo da questa buona intuizione di coinvolgere la Camera di Commercio, visto che pur potendo, in questi anni, il progetto di un ridotto non si è realizzato e sono poco credibili gli annunci a sei mesi dal voto.
Inoltre, mentre 5 anni fa il teatro Carlo Gesualdo viveva di vita propria ed era gestito come una istituzione, ora dovranno pensare a una nuova forma di gestione perciò avrebbe senso ragionare considerando in tandem il teatro e la Dogana. Nasca sì una fondazione che veda la partecipazione accanto al Comune della Camera di Commercio, della Regione e di un partner privato che fa teatro, ma il progetto va visto nella sua interezza».

Per lei, ad ogni modo, una buona ipotesi di destinazione d’uso resta quella di un ridotto del Gesualdo…

«Sì. Si potrebbe immaginare una programmazione diversificata, che non ricadrebbe solo sulle spalle del Comune, in un progetto di grande respiro da cui risulterebbe un attrattore al centro storico. Un teatro è comunque un attrattore: programmare, ad esempio, due rappresentazioni a settimana significherebbe avere 400 persone che arrivano nel centro storico di Avellino e che devono parcheggiare, che magari prendono un aperitivo in un bar prima dello spettacolo e dopo cenano in uno dei numerosi ristoranti della zona. In questo modo si creerebbe un indotto. Inoltre, si potrebbero tenere rassegne per le scuole di mattina e rassegne di nicchia anche in collaborazione con la Curia. Senza contare che in un ridotto si potrebbe tenere anche la rassegna del Teatro Civile che in questi anni ha avuto una media di 300 abbonamenti, per cui il teatro sarebbe sempre pieno. Trattandosi per lo più di one man show o di reading, il costo degli spettacoli non è elevato, si aggira tra i 5.000 e i 7.000 euro, e quindi si potrebbe recuperare facilmente, tanto più che è un pubblico che già esiste, è una platea è garantita»

In questi anni si è detto spesso che le compagnie teatrali della nostra provincia erano un po’ tagliate fuori rispetto al “Gesualdo”. Pensa che troverebbero spazio in un ridotto?

«Un ridotto alla Dogana garantirebbe alle compagnie locali un palcoscenico professionale, servizi, centralità del luogo in cui si svolgono gli spettacoli anziché relegarli nelle periferie, perché sarebbe un palco prestigioso in centro città, con costi di accesso concorrenziali. Una spesa tra i 500 e i 700 euro mi sembra gestibilissima come rischio di impresa. L’assenza di compagnie locali al Gesualdo non è una scelta di esclusione, ma si lega alla struttura che impone costi molto più elevati. A fronte dei 7.000-8.000 euro al “Gesualdo” il costo alla Dogana sarebbe al massimo di circa 1.000. Le compagnie locali potrebbero anche farne la propria sede, fittare gli spazi e fare lì le prove organizzando un calendario a rotazione.
L’idea di un secondo teatro ad Avellino ci sta tutta, ma per ora ci sono solo chiacchiere e l’amministrazione non riuscirà a realizzare questo progetto. Credo sarebbe meglio tacere e lasciar fare alla prossima amministrazione. Tanto più che la Dogana non è ancora di proprietà del Comune. Pensare a come concludere l’acquisizione sarebbe già un grande risultato di cui daremmo merito all’amministrazione Foti, io per primo, ma non si risolve in un inverno quello che non si è fatto in 30 anni e invece si dovrebbe fare le cose in maniera seria».

Lei ha annunciato che ha intenzione di riparlare dell’idea del ridotto lanciata nel 2013, in maniera anche più dettagliata. Cosa può anticiparci?

«Come associazione Ossigeno stiamo preparando un’iniziativa al centro storico e dedicata al centro storico che partirà da una discussione sul rilancio della Dogana in cui presenteremo inoltre un progetto che stiamo sviluppando».


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