Alla vigilia della XXII Giornata della memoria e dell'impegno per le vittime innocenti delle mafie, "Libera. Associazioni, Nomi e Numeri contro le mafie" vede compiersi ad Avellino un importante nuovo passo: l'intitolazione di una strada della città al sovrintendente della polizia penitenziaria Pasquale Campanello, ucciso sotto casa sua dalla camorra l'8 febbraio 1993, che si aggiunge a quella del centro sociale del Comune di Mercogliano e del presidio di Libera Atripalda.

È la prima di una serie di iniziative che Libera Avellino ha programmato in Irpinia e che è proseguita in serata con una veglia di preghiera al Duomo del capoluogo insieme ai familiari delle vittime innocenti, prima della trasferta di domani, al Parco Conocal, nel quartiere Ponticelli di Napoli, piazza centrale della manifestazione del 21 Marzo in Campania. nel pomeriggio, alle 18.00 al Circolo della Stampa di Avellino, saranno letti i nomi delle vittime innocenti di mafie e, a seguire, si terrà un convegno dal titolo "Oltre i 100 passi tra partecipazione e beni comuni", con l’intervento di Gennaro Avallone (Unisa). Domenica 26 marzo 2017 si andrà invece "Alla scoperta del Vallo di Lauro. Storia, natura speranza", con la Biciclettata da Avellino a Quindici in partenza alle 8.30 che prevede anche una sosta a Lauro alle 11.30 per visitare il Castello Lancellotti e si concluderà con il pranzo, alle 13.00, al Maglificio 100Quindici Passi.

Iandolo, l’associazione Libera è in campo ogni giorno, incontrando molto spesso gli studenti delle scuole e sollecitando anche le istituzioni, come procede il percorso di sensibilizzazione e diffusione della cultura della legalità?

Dobbiamo innanzitutto dire che purtroppo le vittime sono oltre novecento e che ogni anno se ne aggiungono, non tanto per nuovi casi che si sono verificati nell'anno trascorso ma per quelli di anni passati di cui si riscoprono le storie. E noi quest'anno finalmente, ma certamente è una soddisfazione amara, abbiamo potuto iscrivere nell'elenco il nome di Vittorio Rega che era un giovane di 29 anni, ucciso a Maddaloni semplicemente per uno scambio di persona. Una situazione inaccettabile, tanto più che riguardando ieri il nostro elenco, mi sono accorto che parliamo di giovani perlopiù sotto i trent'anni o poco sopra i 30 e questo impone non soltanto la necessità di continuare a indignarsi, ma soprattutto di organizzare qualcosa perché eventi del genere non capitino più.

Spesso quando si parla delle vittime della criminalità organizzata si dice che si trovavano nel posto sbagliato al momento sbagliato, ma c'è chi sottolinea che invece, trovandosi dalla parte della legalità, sia esattamente il contrario. Come si trasferisce ai ragazzi questa idea?

Lo si fa anche in maniera semplice, tentando di dire che è sempre più facile mettersi dalla parte dei più forti anziché di quella dei più deboli, perciò mettersi dalla parte dei più deboli significa anche cambiare il proprio lessico e il proprio modo di pensare. Se pensiamo che quel giovane, Vittorio Rega, in definitiva era parcheggiato a bordo di una strada mentre andava al lavoro, si capisce che chi sceglie di stare con una pistola in mano è quello che sta dalla parte sbagliata.

Quest'anno la scuola di legalità di Libera si è concentrata sui beni confiscati e sul concetto di bene comune. Come è stata accolta l'iniziativa dai ragazzi delle scuole?

Con i ragazzi abbiamo fatto un ragionamento interessante e abbiamo dato loro l'opportunità anche di dare sfogo alle loro idee. Ci siamo resi conto che probabilmente sul tema dei beni comuni in città si sta lavorando purtroppo male da anni e in definitiva anche non essere mai riusciti a mettere un punto fermo sulle tantissime scatole ancora vuote è un segno di inconcludenza, ma allo stesso tempo ha dato ai ragazzi dei punti di riferimento a cui arrivare. Il nostro è stato un esercizio per mostrare come un luogo di cui si racconta soltanto il vuoto e il buio possa diventare altro, ma effettivamente ne sono venuti fuori i desideri dei più giovani e delle idee sul Mercatone e sull’ex Eliseo che potrebbero trasformarsi in idee progettuali.

Restando sui beni comuni, qual è l'attuale situazione al Maglificio 100Quindici passi?

Il maglificio fa fatica. Quello è un luogo di resistenza quotidiana in cui si combatte con qualunque tipo di problema e ovviamente è anche un'impresa sociale che deve cercare di stare sul mercato. Per questo, ci stiamo impegnando a supportarla e sostenerla in tutti i modi, ma se ci fosse anche l'aiuto di chi può fare effettivamente qualcosa di più, le porte sono aperte. Se nessuno bussa, però, resta difficile avere una interlocuzione.

Un altro luogo rispetto al quale Libera è costantemente presente è l’Isochimica, scelta come argomento di un concorso riservato alle scuole e come piazza centrale, per la prima volta anche ad Avellino, per la manifestazione del 21 Marzo dello scorso anno. Come avevate promesso, avete cominciato a seguire il processo e al dibattimento ci saranno anche i ragazzi delle scuole cittadine che in parte abbiamo avuto modo di incontrare durante la prima udienza. Si profila, però, adesso l'ipotesi di un trasferimento altrove del processo per l’inadeguatezza del tribunale di Avellino e Libera ha già manifestato l'intenzione di sollecitare il Comune di Avellino...

Lo abbiamo già detto e lo faremo anche in maniera più formale depositando un'istanza presso il Comune di Avellino, chiedendo che venga fatto tutto il possibile e, se necessario, anche l'impossibile affinché si garantisca che il processo Isochimica venga celebrato in questa città, perché è prima di tutto a questa città che questo processo deve ricostruire una verità e dare delle risposte. Inoltre, pensiamo che sia strettamente necessario favorire la partecipazione di tutti quelli che vogliono dimostrare di essere vicino agli ex lavoratori che insieme al quartiere vogliono veder sanare una ferita ancora aperta.

Oggi è cominciata la rimozione delle ecoballe dallo Stir di Pianodardine, che chiude una storia decennale fatta di proteste e denunce da parte dei cittadini. Anche l’ambiente in generale è un tema su cui Libera è presente e attenta e in Irpinia ci sono diversi aspetti legati alla tutela del territorio su cui bisogna tenere aperti gli occhi, come nel caso dell’eolico...

Ci siamo resi conto che se qualche anno fa l'agenda politica sembrava piena di iniziative di lotta alla criminalità organizzata e alla corruzione, adesso è come se fosse un po' sotto anestesia rispetto a questi temi. Quindi è necessario ancora di più pungolare le istituzioni ed essere vicini ai cittadini facendo la propria parte. Quando le istituzioni sembrano sorde, diventa ancora più necessario fare rete rispetto a questi temi.

Un appello recente da parte dei comitati contro l’eolico selvaggio in Alta Irpinia è stato proprio quello rivolto ai cittadini stessi, affinché vigilino e continuino a incalzare le istituzioni per avere risposte e chiarimenti oltre che per denunciare. Quanto bisogno c'è di sollecitare le istituzioni in questo senso?

È assolutamente necessario in un'ottica collettiva di bene pubblico, di bene comune, che la gestione della cosa pubblica sia fatta in modo collettivo. Noi parlavamo già anni fa di bilancio partecipato, di bilanci sociali, perché è necessario aprirsi al territorio e anche accettare le sollecitazioni e le istanze che ne provengono. Ma perché questo sia possibile è necessario un cambio di passo. Le nuove leggi lo prevedono, ma è necessario che vengano attuate fino in fondo.


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