Gli italiani hanno respinto con un secco “no” la riforma Costituzionale voluta dal governo Renzi. Presidente De Simone non le sembra un risultato che parla da solo in termini di punti percentuale…?

«È stato un risultato splendido nel Mezzogiorno e in Italia. Stamattina nella nota diramata dal comitato Scelgo il No abbiamo detto “eravamo quattro amici al bar”, perché ci sentivamo pochi e soli però allo stesso tempo avevamo percepito qualcosa. E contro di noi c'era un fronte che ha speso moltissimo denaro, ha fatto una pubblicità martellante, ha schierato l'intero governo, quasi tutti i governatori di quasi tutte le Regioni, quasi tutti i sindaci e ricordo che quando abbiamo fatto l'iniziativa con D'Alema mi meraviglierai che non si affacciò neanche un consigliere comunale nella Sala blu dell’ex Carcere Borbonico, quindi anche quasi tutti i consiglieri comunali. Però avevamo percepito che proprio nella crisi economica e sociale che attraversa le famiglie e le persone, attaccarsi al valore della Costituzione era un sentimento che molti condividevano. E abbiamo riscontrato che tantissimi di noi, soprattutto della sinistra, tutta la sinistra chiusa nel privato che non andava più a votare, li abbiamo chiamati e si sono uniti a noi. Così siamo diventati decine, poi centinaia. È stata una cosa bellissima che mi commuove realmente a pensarci. Anche perché oggi ci sono le telefonate di tanti che raccontano cosa hanno fatto in questa campagna.
Adesso mi sento di dire che è giusto pensare di approvare la legge di stabilità e una legge elettorale decente. Ma la cosa più importante, a mio parere, è non disperdere questo patrimonio di valori della sinistra e del centro, che ha dato tanto all'Italia e può dare ancora tanto al Sud e al Paese intero. Abbiamo investito e bisogna che adesso questo investimento frutti, nell'interesse della povera gente, della nazione, perché senza la sinistra non si va da nessuna parte. Con quest'arroganza di modificare un terzo della Costituzione, l'ambizione di Renzi è stata combattere contro la Cgil, l'Anpi, la parte più avveduta di noi, perché io non sono mai stata un'estremista. Comunque il risultato è splendido, il popolo italiano è grande e io mi auguro che in futuro si facciano innanzitutto leggi migliori».

Lei si è spesa in maniera decisa contro questa riforma, di cui ha detto che era “totalmente inaccettabile nella forma, nel merito e nella sostanza”, ma ha anche chiarito che non è contraria a una modifica della Carta costituzionale, purché non la si uccida…

«Si può fare anche una bella riforma, basta dimezzare i parlamentari di Camera e Senato e già si è fatta una bella riforma. E io sono anche per la doppia lettura. Le leggi devono essere fatte bene, non basta che si facciano velocemente. Noi non stampiamo caramelle, facciamo leggi in questo Paese. Sono perché ci sia un'attenta delegificazione. Ma credo che chi sta nei palazzi, anche nelle “palazzine popolari”, mi riferisco ai palazzi piccoli, ha perso il contatto con il popolo. Io sono felice invece di essere una persona normale, essendomi ritirata da circa cinque o sei anni, perché frequento i mercati, i supermercati, le piazze, appunto la gente normale. Ecco perché non abbiamo sbagliato nella percezione».

Dalle urne il Pd esce con le ossa rotte avendo puntato tutto, attraverso i suoi massimi dirigenti, sulla riforma. Qual è la strada che si trova davanti il partito?

«Il Pd deve dire se vuole tradire, perché finora l'ha tradita, l'ispirazione per cui è nato o se vuole tornare a quella. Il Partito democratico che si accontenta di gite in yacht e fritture di pesce e clientela, è un Pd nel quale io non posso riconoscermi. Perché noi abbiamo portato nella politica la pulizia, l’onestà e adesso queste cose le ha rubate Grillo, perché sono venute meno dentro di noi. Allora, il Pd adesso dovrebbe avere l'umiltà di aprire una discussione, di dire che ci sono stati tanti Pd, anche di origine moderata, perché io ho avuto le adesioni più incredibili, anche di persone del Pd provenienti dalla Margherita che vogliono che questo partito torni allo spirito originario. E poi chi segue il Pd deve smettere di fare il candidato premier. Un partito è un giardino e si deve coltivare, si deve curare come un orto e il segretario è una figura che si deve spendere a tempo pieno per creare questo giardino. Non può fare contemporaneamente il primo ministro. Questo, secondo me, è l'unico errore dello statuto del partito. Comunque rispetto al Pd originario siamo stati molto più coerenti noi di loro».

Questo vale anche per il Partito democratico a livello provinciale?

«In Irpinia si sono un po' chiusi. Hanno fatto la segreteria delle cariche istituzionali. Io quando facevo la deputata non avevo il tempo di respirare, ma loro hanno ripristinato anche i doppi incarichi».

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