“Controvuoto” non è un libro. O meglio, non solo. È un progetto, che prova a concretizzare in un prodotto editoriale del tutto gratuito un percorso personale ed estremamente intimo di un giovane uomo alle prese con la paura, le sue origini e l’impatto sulla propria vita e quotidianità.


Nasce dalla voglia dell’autore Antonio Junior Ruggiero, giornalista irpino che da anni vive a lavora a Roma, di condividere un’esperienza delicata, iniziata con la scelta di affrontare un ciclo di sedute di terapia psicologica per superare una diffusa e atavica fobia, quella di prendere l’aereo, e conclusa con la consapevolezza di aver scoperto in quel terrore solo la punta di un iceberg interiore fatto di emozioni per troppo tempo sopite e figlie di esperienze negative mal elaborate e trascinate dentro di sé fin dall’infanzia.
Il percorso di Ruggiero, man mano che episodi e aneddoti della sua vita vengono snocciolati con lo scorrere dei capitoli di “Controvuoto”, arriva a toccare temi come il bullismo, la violenza, il razzismo. Argomenti che lo stesso protagonista non immaginava potessero celarsi dietro la semplice voglia di risolvere un piccolo grande impedimento ad una vacanza di piacere o ad un viaggio di lavoro. Una scoperta che ha deciso di mettere a disposizione di quanti si sentano nella stessa situazione, ma bloccati da una serie di ragioni ad affrontare un rimedio non semplice, ma efficace, come il supporto di un terapeuta. Per vergogna, per timore di sembrare fragili, per la preoccupazione del giudizio altrui.

“Controvuoto” è decisamente un neologismo. Cosa significa?

Significa provare a trovare un modo, a ricercare la forza in noi, per andare contro ciò che ci fa paura dentro noi stessi, che crea, appunto, il “vuoto”.

Com’è nata l’idea di raccontare questo vuoto e la terapia per superarlo in un libro-progetto? Di solito queste sono esperienze estremamente intime che le persone non amano far conoscere e delle quali, anzi, spesso si vergognano…

Prima di tutto c’era il motivo personale di voler condividere con la mia famiglia e i miei amici, del cui supporto ero sicuro, perché affrontare pubblicamente l’argomento è stato un modo per completare il percorso terapeutico. Non perché me l’avesse suggerito il mio dottore ma perché ho sentito dentro di me che mi avrebbe giovato. Sarebbe stato inutile coprirmi con delle maschere e limitarmi a parlare solo con il mio terapeuta. Aprirmi così tanto è stato un modo per dimostrare a me stesso concretamente che avere una fobia di qualcosa non è un buon motivo per sentirsi in imbarazzo o per isolarsi.
In secondo luogo, ho pensato che nel momento stesso in cui ho deciso di rivolgermi ad uno psicologo mi sono vergognato, e anche ammettere la mia paura mi causava disagio, ma col tempo ho capito che affrontavo la cosa sotto una prospettiva completamente sbagliata, che non c’è niente di male né nell’ammettere una fobia e né nell’affrontare un percorso di terapia e che se l’avessi raccontato pubblicamente avrei potuto essere d’aiuto, non dico a moltissimi altri, ma almeno a qualcuno che, leggendo della mia esperienza, avrebbe potuto giovarne. Come dico nella presentazione del libro, se sarà utile almeno ad un’altra persona ne sarà valsa la pena.

Questo è quindi il motivo per cui ha scelto di “regalare” Controvuoto? Il libro infatti è scaricabile gratuitamente dal sito.

Assolutamente sì. Quest’operazione non ha uno scopo di lucro e non ha un senso di promozione personale. Inoltre non mi propongo come risolutore dei problemi altrui. Non sono un medico né un santone. Ma il mio aiuto, il mio contributo, può essere quello di far sentire gli altri meno soli di fronte a problemi che sono simili ai miei. Il mio unico intento è provare a dire a persone che si riconoscono in quello che scrivo che non sono sole, che non devono chiudersi in se stesse o vergognarsene. Visto l’unico obiettivo di sentirmi vicino agli altri, non avrebbe avuto alcun senso far pagare questo testo e sono felice di aver iniziato a realizzare almeno in parte ciò che mi ero prefissato, perché sto ricevendo messaggi da alcuni lettori che vogliono confrontarsi con me o semplicemente ringraziarmi.

Antonio Ruggiero

Di solito, quando si parla di conflitti interiori, si mettono l’una contro l’altro mente e cuore. Nel suo libro a porsi come antitesi della prima, e quindi del raziocinio, c’è la “coscienza”. Come mai?

Le fobie non sono altro che un connubio di esperienze razionali ed esperienze emotive percepito in maniera alterata rispetto a quella che è la realtà. In ogni situazione di fobia una persona ha una parte razionale e una emotiva che sono in lotta tra di loro, motivo per il quale a chi ha paura di volare non basta dirgli che i viaggi in aereo sono più sicuri di quelli in treno o in pullman, non serve quasi a nulla spiegargli tutte le fasi tecniche del volo né istruirlo sulla legge fisica della portanza che permette all’aereo di volare. Nel libro questo scontro prende vita tra il dialogo di mente e coscienza, che rappresenta la sede di tutte le emozioni, a 360°.

Nella nostra società raramente è concesso ad un uomo, soprattutto se adulto e padre di famiglia, di mostrare le proprie paure e fragilità. Appartenendo a questa “categoria”, è mai stato preso dai dubbi mentre “Controvuoto” prendeva forma?

Sì, e la rappresentazione fisica di questa sensazione è simboleggiata nel libro da dieci pagine assolutamente vuote. Sono la metafora dei dubbi, delle perplessità. Però se nella vita non ci si mette in gioco non si cresce mai. Un po’ bisogna rischiare.

“Controvuoto” non si limita ad essere un libro, è anche un blog dove ci sono interviste e contributi testuali o video che riguardano anche personaggi famosi che raccontano il loro rapporto con la paura. Perché la scelta di non dare una “finitudine”, di non mettere un punto con il racconto scritto?

Innanzitutto perché il progetto è mio ma per quanto possibile ho provato a non mettere sempre me al centro delle cose, perché non c’è un intento di autoreferenzialità e autopromozione e non voglio tradirne il suo scopo collettivo. Inoltre perché, se una persona ha avuto problemi di bullismo, integrazione sociale o altro, e già tramite il libro si accorge che ce n’è almeno un’altra che ha avuto la stessa esperienza e non ha paura di mostrarla, il racconto del proprio rapporto con la paura e con la parte più fragile di se stessi fatto da personaggi più famosi, importanti, può servire da ulteriore stimolo.

Proprio perché non è un “prodotto finito”, qual è il futuro di Controvuoto?

È innanzitutto quello di continuare a farsi conoscere. Già 500 persone hanno scaricato il libro, un numero che considero altissimo per un progetto che nasce senza budget di alcun tipo né sponsor (e che non ne vuole, proprio per la sua logica non commerciale). È in divenire e scopriremo cosa succederà…

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