A pochi giorni dalla chiusura dei seggi elettorali per le amministrative 2016, che in Irpinia hanno interessato 31 Comuni, l’esponente dell’associazione #openIrpinia Sabrina Polcari, commenta l’esito del voto e lo stato del Partito democratico in provincia di Avellino.

Polcari, le amministrative appena concluse hanno messo in luce una nuova geografia del territorio provinciale. Come commenta l’esito del voto e le scelte politiche che lo hanno determinato?

«Riuscire a dare dei giudizi e ad elaborare un'analisi del voto è opera quanto mai complessa. Per poterlo fare dovrebbe essere stata discussa e approvata una linea comune nel Partito democratico e rispetto al risultato elettorale potrebbero essere fatti dei bilanci. Non solo tutto questo è mancato ma, in moltissimi casi, in uno stesso comune ci siamo trovati di fronte ad un Pd spezzettato in diverse liste. Lei non farà fatica a ricordare cosa veniva imputato alla segreteria provinciale nelle scorse tornate amministrative, oggi ci si è notevolmente superati. Siamo al caos, singoli riferimenti istituzionali che stringono accordi in nome e per conto di questa o quella componente con altre forze politiche, negli enti come nella composizione di liste elettorali. Assistiamo a scene ove "alleati" insultano il nostro partito, quanto meno ci saremmo aspettati una difesa d'ufficio.
Chi si assumerà le responsabilità di questo spettacolo poco edificante? I suoi riferimenti istituzionali hanno preferito l'accordo finalizzato all'opportunità politica personale. Tanto che ad una settimana da quel 5 giugno hai una forza politica, come l'Udc, che rivendica un legittimo risultato. Onore al merito, mi verrebbe da dire. La verità è che il Partito democratico irpino in queste condizioni non ha la forza per essere incisivo. Senza una guida, senza organismi, senza una linea politica chiara non possiamo far altro che essere funzionali all'Udc di De Mita. Chi ha scelto di fare da stampella all'Udc, di esserne interlocutore "fedele", che almeno provi a spiegarcene le ragioni».

Se in Irpinia le comunali hanno segnato una nuova avanzata dell’Udc, in Campania la sconfitta di Valente a Napoli è sintomo di un malessere nel partito sottolineato con veemenza anche dal premier Renzi. Quale la possibile via di uscita?

«L'unica via d'uscita per il Partito Democratico in Campania è il ritorno alla Politica, quella vera. Quella che si occupa delle persone, dei problemi delle persone. Bisogna ripartire da quei militanti, amministratori e dirigenti, che disinteressatamente si occupano del Pd e delle comunità. O si riparte dal vero motore del PD o non riusciremo mai a riattivare una vera sinergia con il popolo democratico».

Anche all’interno del Partito democratico irpino gli equilibri sembrano spostati e nel frattempo si attende l’uscita dalla fase transitoria che ha visto protagonista a via Tagliamento il direttorio. Come giudica il rinvio del congresso?

«Celebrare prima possibile il congresso provinciale significherebbe riportare alla “normalità” il partito. Continuare a vivere lo stato di emergenza ci rende solo più vulnerabili. Inoltre, abbiamo la necessità di ritrovare un'agibilità politica anche in vista del Referendum Costituzionale. Questa fase è stata avviata con l'impegno di celebrare un congresso entro l'estate e si era già a conoscenza della scadenza di ottobre. Perché rinviare, allora? Se qualcuno ha perplessità o difficoltà nella celebrazione del congresso lo dica, lo spieghi ai militanti, ma al tempo stesso si assuma le responsabilità degli scempi a cui abbiamo assistito in questi mesi. Che nessuno immagini di potersi sfilare senza aver dato conto del proprio operato da gennaio ad oggi».

L’esperienza Foti in città, pure segnata da difficoltà dovute a posizioni contrastanti nella stessa maggioranza fin dall’inizio, sembra arrivata a un momento definitivo…

«Non so cosa succederà, so cosa pensa la provincia di Avellino di questa particolare situazione. I comuni della provincia stanno aspettando che Avellino diventi la città di riferimento politico ed amministrativo, nell'attesa, c'è chi inizia a guardarsi intorno; si rischia di far perdere alla città l'opportunità di essere strategica per lo sviluppo del nostro territorio. Ecco perché dico che è arrivato il tempo di compiere un atto di generosità nei confronti della città e dell'Irpinia. Quando non si interpretano più i bisogni delle persone e le peggiori logiche politiche e partitiche prendono il sopravvento, c'è una sola via d'uscita».

Rispetto al futuro di #openIrpinia, quali sono le prossime iniziative in cantiere e in quale prospettiva?

«La nostra associazione è impegnata su più fronti. Abbiamo ovviamente preso l'impegno di confrontarci e di discutere sul referendum di ottobre, stiamo pensando alla costruzione di una rete di amministratori irpini che servirà ad alimentare lo scambio di informazioni relative alle buone pratiche amministrative. Le sembrerà strano, ma per quanto questo percorso sia nato da poco rappresenta comunque qualcosa che viene da lontano, da un'esperienza comune maturata nel corso di questi anni, per questo motivo con le nostre idee e convinzioni siamo pronti ad essere protagonisti nel prossimo congresso provinciale».

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