All’indomani della defezione della quasi totalità dei consiglieri comunali del Partito democratico, assenti in blocco al confronto con l’assessore alle Finanze Maria Elena Iaverone per una informativa sul lavoro svolto in merito a conto consuntivo 2015 e bilancio previsionale per i prossimi tre anni, la posizione del capogruppo facente funzioni Geppino Giacobbe non cambia, quando la sola presenza di Silvia Amodeo e le sole assenze giustificate di Enza Ambrosone e Adriana Percopo,

marcano per contrasto una distanza troppo profonda all’interno degli stessi fedelissimi. C’è comunque l’intenzione di aprire un nuovo confronto tra i 12 consiglieri che appoggiano l’amministrazione a guida Paolo Foti, ma la sensazione è che ci si trovi a un punto di non ritorno.

Consigliere Giacobbe, questa non è certo la prima crisi a Palazzo di Città, ma stavolta le defezioni hanno un peso politico notevole vista la scadenza del bilancio. Lei a caldo ha annunciato le sue dimissioni da consigliere, conferma questa decisione?

«Nel momento in cui non dovesse uscire una linea ben definita dall’incontro di giovedì, sarò pronto a consegnare le mie dimissioni. Non vale la pena continuare in queste condizioni e chiedo, se ci sono altri della mia stessa opinione, di fare un atto di forza, di ribellione direi. Il punto è che mi trovo personalmente in difficoltà, è chiaro che servirebbe una vera svolta, ma dal momento che non posso incidere sul pensiero o sulla volontà di altri, vorrei dare uno scossone».

Cosa secondo lei non ha funzionato, e perché si è arrivati a questo punto di rottura?

«Credo che ora siano più chiare e delineate le diverse correnti e che siamo arrivati a una fase di pre-candidatura. I candidati a sindaco sono già diversi e si stanno già muovendo; c’è una sorta di partita a scacchi, ma è giocata in quattro o cinque invece che in due, perciò è diventata un campionato e un torneo si vince vincendo più partite. A me dispiace per la condizione attuale. Non pongo veti a nessuno, ma il punto è che non è possibile fare del male alla città pur di perseguire il proprio interesse personale a diventare sindaco».

Il gruppo vorrebbe un chiarimento dal partito, ma crede ci siano i margini? L’indicazione di D’Amelio sembrerebbe quella di sbrigarsela da soli… Inoltre, c’è l’incognita sulla presenza del segretario regionale, considerata la situazione delle comunali a Napoli. Crede che Assunta Tartaglione ci sarà?

«Non credo che Tartaglione verrà e penso che ci sarà soltanto Enzo De Luca, che comunque pare aver perso credibilità, anche se all’ultima riunione ha detto di aver ricevuto un mandato per presenziare. Al massimo potrebbe esserci un altro fra i componenti del direttorio, ma è comunque una eventualità lontana. La questione, ad ogni modo è che, come ho già anticipato ieri, credo che non ne uscirà nulla».

È ancora possibile immaginare che alla fine il bilancio sarà approvato, oppure crede che le migliori condizioni finanziarie delle casse possano indurre a mettere fine anticipatamente a questa amministrazione, senza alcun rischio anche per chi voglia ricandidarsi?

«Non penso ci siano persone pronte ad approvare il bilancio e magari andare via dopo due giorni. Ma in questo modo i cittadini sapranno che siamo andati a casa e come. Inoltre, la città saprà anche quali saranno le condizioni in cui si troverà a gestire un commissario. Se invece non approviamo il bilancio, è diverso. Il sindaco dovrebbe spiegare le scelte dell’amministrazione, ma non l’ha fatto fino adesso e ancora non lo fa. Io l’ho sempre appoggiato e lo appoggio, ma devo sapere a cosa serve il mio voto».

L’opinione dell’ex segretario provinciale del Pd Carmine De Blasio è che la condizione del partito, anche in relazione alla città di Avellino, sia peggiorata da quando è subentrato il direttorio. Lei concorda?

«Il partito è sempre stato lontano dai cittadini ma anche dai consiglieri, perché manca una segreteria cittadina da dieci anni. Soprattutto il Pd non è ben definito per i cittadini, che non lo hanno percepito e hanno votato i consiglieri più per il contatto diretto con i candidati. Lo stato attuale non dipende dalla presenza del direttorio, che ci sia questo o che ci fosse De Blasio non fa differenza, non costituisce né un acquisto, né una perdita. Non vedo la differenza, perché il partito non è mai stato vicino alla gente».

Il Pd però c’è quando incide attraverso singoli che spingono in diverse direzioni, sembra la somma di individualità più che un partito…

«È questo l’aspetto anomalo. Anche quando si formano le liste, si scelgono i candidati in base a chi porta più voti e non c’è mai stato un vero rapporto tra partito e amministrazione».

L’istituzione di una segreteria cittadina è stata una richiesta frequente nel tempo, anche Enza Ambrosone l’aveva sollecitata dopo la sua elezione a capogruppo. Secondo lei perché non si è mai concretizzata?

«Sempre per questioni di correnti e spartizioni di partito, per cui io ti do la segreteria e tu mi dai un incarico al vertice di un ente. Ho chiesto anch’io spesso che si facesse qualcosa per la città e credo che con la presenza di un segretario cittadino ci saremmo riusciti. Purtroppo le correnti hanno sempre dilaniato il partito e sarà così fin quando non arriverà qualcuno che invece riesce a gestirlo. Sarà sempre così finché non arriverà qualcuno capace di farlo».

Secondo lei questa persona esiste al momento?

«Penso proprio di no».

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