Alla vigilia dell’incontro promosso da #openIrpinia per domani 1 aprile, presso il Municipio di Montoro, l’esponente dell’Associazione politico culturale Sabrina Polcari rilancia l’esigenza di una politica attenta alle istanze delle giovani generazioni che si legano, soprattutto in una terra come l’Irpinia, necessariamente a politiche di sviluppo che tengano conto dei bisogni, ma anche delle mancanze da colmare.

Non a caso un’ora prima del confronto dedicato alle star up, programmato per le 18, il Sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico con delega alle comunicazioni, Antonello Giacomelli incontrerà gli amministratori del territorio. Più tardi sul tema della creazione di nuove attività imprenditoriali giovanili dibatteranno anche il Presidente di #openIrpinia, Antonello Losco, il Sindaco di Montoro, Mario Bianchino, il Dirigente PD, Carmine De Blasio, l’On. Pina Picierno e il Forum Regionale dei Giovani.

Polcari, #openIrpinia è un’associazione giovane che evidentemente intende incontrare i giovani su un piano politico. Qual è l’obiettivo concreto dell’appuntamento con i riferimenti nazionali Giacomelli e Picierno?

«L'associazione #openIrpinia ha l'obiettivo di animare la nostra discussione sul tema delle opportunità. L'incontro con il sottosegretario Antonello Giacomelli e con l'on. Pina Picierno ci permetterà di acquisire gli strumenti necessari per poi trasferirli nel contesto locale, dove molti di noi sono impegnati in un'attività amministrativa costante. Lo scopo dell'incontro di domani è quello di analizzare le novità che riguardano l'avvio di nuove imprese. Per conoscere e comprendere tutte le procedure e le novità relative alla costituzione di una società, agli investimenti strutturali. Abbiamo scelto di confrontarci direttamente con chi sta avviando una rivoluzione in questo campo. Tecnologia, innovazione e, per una provincia come la nostra, ci sentiamo di aggiungere, fuori da ogni retorica: il territorio. Noi crediamo che il legame con il territorio possa servire, a chi ha intenzione di creare una start - up, a migliorare la qualità di vita delle comunità, per questo ci facciamo promotori e sostenitori di un nuovo metodo di sviluppo territoriale».

L’iniziativa di domani a Montoro si propone di aprire uno spazio di confronto, ma l’opinione di #openIrpinia è che ci siano poche occasioni del genere in provincia sui temi di maggiore rilevanza per il territorio. Crede che in questo lo stesso Partito democratico abbia interrotto il percorso avviato dalla segreteria De Blasio?

«L'immobilismo del Partito democratico di Avellino è sotto gli occhi di tutti, non lo dice #openIrpinia, ma quella parte di iscritti che in questi anni sono stati seguiti e sostenuti dalla segreteria provinciale e che adesso non trovano una linea politica unitaria ed unica. Il Partito Democratico ha il dovere di confrontarsi e di trovare una sintesi sui grandi temi dell’Irpinia. La sintesi è fondamentale se si parla, come sta accadendo in questi mesi, di temi come la gestione dell'acqua, il referendum del 17 aprile sulle trivelle, i rifiuti, il sociale e così via. Invece, ognuno con la propria appartenenza e personalizzazione esprime un'opinione e nessuno detta una linea politica chiara. In questo modo si crea il vuoto politico che stiamo vivendo. È una questione di responsabilità e di credibilità. Se la scelta è stata quella di superare l'esperienza di De Blasio la conseguenza è la ricostruzione degli organismi deputati a fare sintesi».

Di giovani si sente parlare spesso nei discorsi della classe politica e, bisogna dirlo, soprattutto in una prospettiva elettorale. Pensa che nei fatti ci sia poca attenzione in particolare rispetto alle esigenze delle giovani generazioni?


«Premettendo che personalmente preferisco parlare di generazioni e non di giovani, le dico anche che l'obiettivo che ci poniamo come associazione è il protagonismo di un nuovo modo di fare e di concepire la politica. I giovani, quelli che restano e quelli che partono, devono riprendersi questo tipo di protagonismo. A volte siamo noi che ci limitiamo ad aspettare le campagne elettorali per ascoltare il racconto di una nuova promessa. Mi rendo conto che le difficoltà del momento, la mancanza di lavoro e di certezze rende difficile un percorso che è fatto soprattutto di sacrifici, ma è fondamentale creare delle prospettive, l'alternativa è la deriva».

L’attenzione di #openIrpinia si concentra su nuove startup quando lo stesso Partito democratico in provincia si trova in un difficile momento di ripartenza. Come commenta questa fase? E soprattutto crede che con la fine dell’esperienza della segreteria De Blasio si sia creato un vuoto politico ai vertici del PD provinciale o che il comitato di reggenza stia ben traghettando il partito verso il congresso tenendone ben saldo il timone?

«Ho sempre creduto che il Partito Democratico si fondasse attorno ad una visione della società, un progetto politico che si alimenta di collettivi e di esperienze amministrative e dirigenziali. Non è il segretario che fa il partito, ma la comunità di donne e di uomini che scelgono di intraprendere un percorso di militanza. Non mi preoccupa il vuoto politico che si è creato dopo le dimissioni di Carmine De Blasio, ma la corsa verso i posti di comando, in uno dei momenti più delicati della vita del nostro partito, era ed è il momento di scendere dalla nave per raccogliere nuove energie. Il coordinamento, se vogliamo dirla tutta, non rappresenta nemmeno tutto il partito, ci sono pezzi di partito reale, di gente vera, militanti che vogliono partecipare alla vita politica del PD della provincia di Avellino che sono rimasti fuori. Strategicamente un errore. Per questo motivo, credo, sia fondamentale stabilire le regole del gioco e di aprire la fase congressuale. Non vedo perché abbiamo potuto fare un tesseramento in quattro settimane e adesso non possiamo celebrare il congresso. Cosa o chi stiamo aspettando? Quali gli interessi in campo che stanno immobilizzando il Pd irpino?».

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