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Nessuna esplicita scusa, come richiesto dagli otto consiglieri comunali che si sono ritrovati facce e nomi (errori inclusi) stampati sulle cosiddette vele che hanno poi circolato per la città, ma una ripresa di motivazioni già espresse a difesa delle scelte dell'amministrazione e contro gli avversari (guarda il video in pagina), innanzitutto la passata amministrazione e poi il Consiglio attuale. Nella nota scritta che il sindaco Ciampi legge all’aula dell’assemblea cittadina non c’è traccia di quanto, non solo i protagonisti «dell’incresciosa vicenda», così la definisce il presidente dell’assemblea Ugo Maggio, attendevano di ascoltare. Anzi sono le stesse parole di quel discorso, che si traduce in una nuova sequela di accuse, a trasformare l’Aula in un’arena come non la si era mai vista nella città di Avellino.


Un’arena priva della benché minima educazione istituzionale che rilancia, commenta e tifa nella più totale indisciplina e nessuno mette in riga il pubblico come si dovrebbe in un luogo istituzionale, mentre ancora una volta i lavori del Consiglio, quando è stata votata la pregiudiziale alla variazione di bilancio per il Ferragosto Avellinese, vengono derubricati a «passaggio tecnico incomprensibile» (è il sindaco ad ammettere di non comprenderle) e i 6x3 fatti circolare per la città, malgrado le dichiarazioni rilasciate agli organi di informazione il giorno precedente e le rassicurazioni offerte in conferenza dei capigruppo appena un’ora prima dell’uscita dei manifesti, diventano «una legittima informazione che non ha leso alcun diritto».
Una scena inedita fino ad oggi che stasera però si ripete per l’intera seduta (finita prima del previsto con la caduta del numero legale che segue la richiesta di verifica del consigliere Livio Petitto), con assoluta noncuranza rispetto alla blanda esortazione del presidente Ugo Maggio che evidentemente sceglie di non essere incisivo più di tanto, nonostante le prerogative che il Regolamento del Consiglio Comunale attribuisce al suo ruolo (nello specifico, il III comma dell’art 57).
Scontato come Natale ogni 25 dicembre, il volume del chiasso della claque si alza anche quando il sindaco attacca per aver ricevuto «accuse di fascismo e comunismo» e chiede ai consiglieri se sono «rispettosi del lavoro degli assessori o volete dare la città – aggiunge - alla dittatura delle opposizioni».
Di rispettoso, va detto, c’è ben poco se le provocazioni partono direttamente dal sindaco e i Cinque Stelle rincarano per bocca del consigliere Lorenzo Ridente: prima scatena la reazione indignata di tutti gli altri gruppi che lasciano l’Aula dopo aver ascoltato che quella dei 6x3 «è una questione nata fuori dall'aula e deve restare fuori dall'aula, una questione personale di otto consiglieri» e poi si giustifica accampando che «al di là della natura provocatoria non si voleva offendere nessuno e avrei proseguito leggendo il mio intervento, quindi mi scuso».
Intanto, l’inesperienza regna ancora sovrana, anche quando il suo collega 5S Fabio D'Alessandro interrompe l’intervento di un consigliere intervenuto per fatto personale apostrofandolo che sta facendo «un monologo» (si parla uno alla volta in Aula e dunque è e deve necessariamente essere un monologo, ndr.) e aggiunge «altrimenti facciamo la Divina Commedia». E in commedia finisce, anche se tutt’altro che divina, quando alle parole di Petitto che chiude il suo intervento dicendo «annuncio che abbandoneremo l’Aula» si alzano anche i cinque esponenti del M5S che risultano assenti al successivo appello tanto quanto lo stesso Ciampi. Rientreranno per la seconda chiama, in ritardo dopo il sindaco, evidentemente solo in virtù di un qualche sollecito.
Difficile per chi osserva, per non dire proibitivo dopo lo sconcertante spettacolo complessivo di un simile "cambiamento", trarre un dato politico che sembri significativo, non potendo rintracciare una linea che vada al di là di una previsione di perenne bagarre "coordinata e continuata". Tuttavia, non mancano da più parti accanto a critiche comunque durissime inviti diretti a Ciampi a fermarsi per ripartire con un nuovo spirito costruttivo in modo da dare alla città le risposte di cui ha bisogno, a pensar male non senza una buona dose di attendismo in vista delle elezioni Provinciali di ottobre e di quelle Regionali del prossimo anno.

LA CRONACA DEL CONSIGLIO
In ordine di intervento, Gianluca Gaeta, di Insieme Protagonisti parla di «una pagina bruttissima per la città di Avellino, stiamo dando – dice - uno spettacolo vergognoso». Poi esorta a dare l’esempio, «perché è inutile arrivare in aula, leggere con molto pathos e scaldare gli animi. Dice di essersi candidato per risolvere i problemi... risolvete i problemi, portate in aula i problemi della città e nessuno deve venire qua a mortificare. Avellino è una città capoluogo. Diamo l'esempio e lei sindaco può dire ai suoi vertici di calmare i toni anche perché hanno ruoli molto più importanti del consigliere comunale».
Il capogruppo di Mai Più, Luca Cipriano, riconosce che «è stato bocciato un modello e gli avellinesi hanno chiesto di portare in questa aula i problemi», ma avverte che «l’Aula può essere una opportunità o una trappola». Invita quindi a «essere pragmatici e spiegare in maniera concreta come volete risolvere i problemi. Stiamo qua da quattro ore a parlare del nulla ma ci siamo arrivati per colpa vostra perché il sindaco ha provocato il Consiglio e Ridente ha calcato la mano e non si può dire che le vele non siano state fatte da sindaco e consiglieri: o ci state comunicando che non siete più una amministrazione M5S o l'hanno commissionate i capetti. Il sindaco dice di aver trovato un palazzo in fiamme, ma altro che pompiere: fa il piromane, se ogni post pubblicato con cadenza bi-quotidiana è una provocazione. Volete dimostrare di essere migliori? Fatelo, ma "la dittatura della democrazia", l’elenco di buoni e cattivi sono provocazioni. Non dobbiamo cadere in questa trappola, in cui non so se ci vuole trascinare lei o se è eterodiretto, di far cadere l'amministrazione e in quel caso sarà pronto il post per dire "noi volevamo salvare Avellino e non ce lo hanno fatto fare". Vi chiedo: fermatevi, diamo un senso a questa consiliatura, risolviamo qualche problema, a partire dal bilancio su cui ci sarà tanto da dire. Così sotto le macerie ci rimaniamo tutti».


«Potremmo andare avanti all'infinito, se perseveriamo in un clima di campagna elettorale», commenta la capogruppo di Forza Italia Ines Fruncillo che aggiunge: «Non farò la gara a chi è più opposizione, noi non siamo mai stati maggioranza e non abbiamo nulla da farci perdonare, il M5S non ha vinto le elezioni e lei sindaco ha vinto il ballottaggio perché ha incarnato un sentimento, ma non credo che la città intendesse una guerriglia urbana. Lei deve scindere le posizioni, se ci spogliamo dell'appartenenza partitica il primo a doverlo fare è lei e ritengo doveroso sottolineare che la reputazione è data da quello che uno fa e che lascerà alla città, ma noi non stiamo facendo niente».
Manifestando solidarietà in particolare alla consigliera Nadia Arace per gli attacchi ricevuti dopo il voto accordato alla pregiudiziale alla variazione di bilancio, il capogruppo di Davvero Avellino, Gianluca Festa, sottolinea innanzitutto la «presa d'atto che qualcuno al di fuori e al di sopra di quest’Aula ha provato a giocare, una partita immaginando una operazione romana sulla pelle di questa città». «Il mio intervento è diretto alla responsabilità – continua -, a lavorare esclusivamente nell'interesse della città. Dobbiamo dire la verità – ribadisce -: qualcuno per un tornaconto personale ha pensato che, se andassimo al voto oggi. Il M5S vincerebbe e avrebbe la maggioranza e noi dobbiamo ribellarci, se si hanno a cuore le sorti della città, che in questo bailamme ha perso altri 4 mesi. E le decisioni prese andranno attuate senza demagogia».
Anche il consigliere Pd Stefano La Verde, tra gli otto destinatari dei 6x3, invoca una ripartenza: «Resetti tutto – dice a Ciampi -, ci si sieda a tavolino e si ragioni su quello che è possibile fare per il bene della città, altrimenti non si va da nessuna parte». Ma le sue accuse non fanno sconti: «Difenderemo fino all'ultimo le regole democratiche e non permetteremo a nessuno di metterci sui muri di questa città. Siete liberi di fare le carnevalate che volete, ma le cose serie ancora non le avete fatto e chi sta parlando – aggiunge fra gli schiamazzi del pubblico - è stato scelto dal voto popolare».
Durissima anche la replica della capogruppo di Si Può Nadia Arace: «Devo dire che mi convinco sempre di più che la vostra idea di democrazia è una concessione che offrite a quest'Aula e quando il sindaco offende la democrazia, probabilmente non capisce quello che scrive». Poi parla di «gesta di leoni da tastiera, prima per i 6x3, poi per la perizia tecnica del ponte della Ferriera che ha fatto infuriare anche gli ordini professionali nazionali e poi per il copia e incolla di linee programmatiche prese dall'ultradestra. In un mese ha avuto la capacità di dimostrare che la sua parola non vale nulla, se prima davanti alla stampa e poi in conferenza dei capigruppo si impegna a fermare le vele, ma un'ora dopo le vele escono e ancora dopo invece le rivendica. Chi esprime dissenso aiuta anche a non sbagliare ma capisco che per voi la democrazia sia vista come un fastidio e, presidente, chiedo che l'Aula sia garantita da lei. Aula intesa addirittura come una formalità da sbrigare e lo capisco – aggiunge - perché ci vuole fatica per arrivare a una sintesi ed è più facile la via breve dei like su Facebook. Ma non ci potere cacciare da quest'Aula come cacciate i dissidenti dal M5S e io non mi lascio intimidire. Un sindaco all'altezza del suo ruolo – conclude - pacifica e non semina cultura dell'odio».
Il capogruppo di La svolta inizia da te, Dino Preziosi, ringrazia «chi anche tra i 5S si è dissociato per quelle vele pietose» e attacca l’amministrazione: «State facendo il gioco del poliziotto buono e del poliziotto cattivo, per non far accusare chi sta più in alto di voi e si tratta di un modus operandi che alimenta l'odio dei cittadini e non di fatti che riguardano 8 consiglieri». Quindi contesta che il sindaco «ha fatto la lista della lavandaia e giustifica tutto con un fatto di comunicazione. Abbia il buon gusto di dire che lei ha solo tagliato il nastro alla Bonatti e a lavorare è stata la passata amministrazione che pure io ho sempre attaccato. E non si metta medaglie al petto per aver revocato il bilancio. Inoltre, lei non può scavalcare il Consiglio e appellarsi direttamente alla città dicendo cose non vere. La gente non ha votato lei, ma una illusione, un sogno che non si è realizzato. Ne sono felice, però, perché non sono mai dalla parte di chi vuole sovvertire le istituzioni democratiche. Si è aperta una fase nuova su una protesta che non ha una proposta – prosegue -. Insieme a quello che chiamava il fronte del cambiamento che ha poi distrutto, io avevo creduto in qualcosa di nuovo ma in questo consiglio c'è qualche marinaio che va avanti solo seguendo il vento. Perciò capisco chi di qui a poco si asterrà e chi tra qualche mese cambierà idea, perché è un gioco di bottino per le Provinciali e le Regionali e perché qualcuno aspira a farla cadere. Io mi rivolgo soprattutto a centrodestra e centrosinistra – conclude -: il problema è che bisogna cambiare un pensiero».

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Rispondendo a Ridente, il consigliere di Avellino è Popolare Nicola Giordano sottolinea che «il Consiglio parla di quello che questa amministrazione porta, una variazione di bilancio che noi abbiamo giustamente ritenuto illegittima che avete revocato per paura di finire alla Corte dei Conti» e rileva che invece «quella sulla scuola la giunta l'ha fatta». Sulle risorse per il Laceno d'Oro cita il rifinanziamento della Regione e dice: «Ora avete 150mila euro per il Natale che non è attività su cui potete sprecare soldi da dare a qualche amico». Come altri consiglieri prima di lui anche Giordano parla di «commissari politici, figure inquietano che avvelenano le falde e questo spettacolo è imputato a lei sindaco che sta dividendo i buoni dai cattivi e non sente la responsabilità del suo ruolo». Sulle vele, Giordano chiede «se con il mio voto c'è la possibilità di votare liberamente o il rischio di incontrare persone per strada che chiedono ragione di niente» e infine attacca sulla riduzione dell’indennità: «Se l'è presa per la seconda volta per intero – dice rivolto a Ciampi - e nessuno ha fatto domanda di riduzione, come accaduto in un paese della provincia. Deve dire parole di verità, perché i cittadini di Avellino non sono meno fessi di quelli di Chiusano».
Non sono più tenere le parole del suo capogruppo Nello Pizza: «L’intervento di Ridente mi ha deluso, da chi ti aspetti tanto resti deluso, invece dal sindaco non mi aspettavo niente. Io mi aspettavo che ci fosse l’occasione per chiudere questa vicenda e che finalmente ci potessimo mettere una pietra sopra. Invece tutto questo non accade e non c'è solo il sindaco ad alimentare questa polemica, ma anche un esponente del M5S. Non credevo che l'aula sarebbe stata un’arena e che chi dovrebbe favorire toni bassi invece fomenta. Forse è meglio che non diciamo più nulla ai cittadini, se che un giorno si dice una cosa e il giorno dopo il contrario, visto che ancora a mezzogiorno in conferenza dei capigruppo il sindaco diceva che le vele non sarebbero uscite mentre poi ha le definisce una libera espressione. Il sindaco dovrebbe rizelarsi non per quello che gli abbiamo detto – aggiunge -, ma per quello che ha fatto lui». Ancora commentando la vicenda delle vele, Pizza osserva che «non è bello vedere il proprio volto su dei 6x3 soprattutto se hai delle figlie. Questo fatto è gravissimo e non va minimizzato, perché è una offesa ai principi democratici di questo Stato».
Interviene anche il consigliere dello stesso gruppo Modestino Verrengia che afferma: «Io qui non sono una persona, ma un consigliere e voglio essere trattato da consigliere e se si revoca la delibera significa che c'è un problema serio, quindi gli otto fessacchiotti messi alla gogna forse avevano ragione. L’assessore Mancusi si è distinta dissociandosi dai 6x3, avrei preferito che lo facessero anche il gruppo M5S, la restante parte della giunta e il sindaco».
Lino Pericolo, invece, denuncia la campagna fatta dai 5S  in particolare nei suoi confronti e che lo ha indotto a presentare una querela e dichiara: «Non mi posso fidare del sindaco bugiardo e voterò sempre contro, ma avrei dovuto farli anch'io i 6x3».
L’intervento che chiude la seduta è, come accennato, quello di Livio Petitto: «Sarà strano sentirlo da me, ma faccio mio l'appello di Cipriano, ma termini inappropriati come "50 anni di dittatura e clientelismo" sono inaccettabili. Li voglio registrare come incidenti di percorso e dico al sindaco di liberarsi dalla cappa che lo opprime, perché non si può sentir dire da consiglieri che legge "compiti già fatti. Ragioniamo, fermiamoci, abbiamo 48 ore e il sindaco esprima il suo pensiero e il suo rispetto dell'aula. Annuncio che abbandoneremo aula – conclude - e chiedo la verifica del numero legale».

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