Gli istituti superiori e le università, con tutti i loro problemi organizzativi e senza dimenticare le singole brutte esperienze che possono capitare ad ognuno, sono per gli studenti delle comfort-zone piene di routine: libri, interrogazioni od esami, studio e pause, bocciature o promozioni. Un giorno dopo l’altro fino al traguardo del diploma o della laurea.


Ma, quando ci si immerge nel mare del mondo del lavoro, essere stati impeccabili nel proprio percorso formativo ed averlo concluso con ottimi voti non è sufficiente per assicurarsi successo o stabilità economica. Una buona educazione, una discreta sicurezza, la capacità di comunicare, in qualche caso una dose di faccia tosta e anche, va detto, un po’ di fortuna ad essere nel posto giusto al momento giusto, sono tutti elementi non strettamente legati al livello di preparazione scolastica ma che concorrono a farci ottenere un maggiore appeal in caso di selezione o colloquio.
Ma ciò che deve assolutamente mancare e che in caso contrario risulta essere un enorme ostacolo alla realizzazione personale è certamente il pessimismo. La rassegnazione, il “non ce la farò mai”, la scarsa fiducia nei propri mezzi, i limiti che ci autoimponiamo sono i nostri primi nemici, e non c’è valutazione scolastica eccellente che possa renderci immuni al pensiero negativo. Momenti delicati personali ma, soprattutto come in questi ultimi anni di crisi, periodi storico-politici difficili, possono incidere sulle nostre capacità al punto da azzerare la nostra intraprendenza e condannarci all’insuccesso ancor prima di provarci.
Che andare bene all’interrogazione non basti più e che ai ragazzi bisogna fornire degli strumenti maggiori per non sentirsi disorientati nel mondo dei “grandi” lo sanno bene all’Istituto Tecnico Economico “Luigi Amabile” di Avellino dove, tra le tante e varie opportunità fornite ai proprio studenti, spicca quest’anno il ciclo di incontri “Più forti della crisi” tenuto da Donatella De Bartolomeis, autrice con Marco Grasso dell’omonimo libro.
«So in prima persona cosa vuol dire passare un momento della propria vita in cui è la sfiducia a prevalere. Quando mi è arrivata la proposta dalla professoressa Limongiello di cominciare a lavorare con i ragazzi oltre la didattica, puntando a ripristinare in loro la fiducia, sono stata ben felice di appoggiare questo progetto - spiega Antonella Pappalardo, giovane dirigente in carica all’Amabile da settembre – C’è bisogno di motivarli e di fornire loro strumenti pratici per affrontare il mondo del lavoro. Nel corso degli incontri con la De Bartolomeis stanno analizzando i punti forti dei progetti e le qualità che bisogna sviluppare, ma anche i possibili ostacoli e come superarli. Inoltre affronteranno simulazioni di colloquio, impareranno come si redigono curriculum e lettere motivazionali, e come si possono sfruttare le potenzialità proprie e del contesto».

preside antonella pappalardo
Reagire al fallimento capendo che, se stiamo affrontando un periodo difficile in cui dobbiamo accontentarci di una situazione lavorativa poco gratificante, è soltanto un adattamento temporaneo e che mai e poi mai va perduto di vista l’obiettivo finale: «È importante che i ragazzi percepiscano il pragmatismo del percorso, che non resti tutto aleatorio, e non è l’unico progetto che abbiamo in cantiere che va in questa direzione. Ho trovato terreno fertile con tutto il collegio dei docenti, delle belle professionalità propositive e brillanti. Tutti gli input vengono da loro e sono felice di accoglierli con entusiasmo. Come, ad esempio, il progetto che aiuta a capire come e dove reperire i finanziamenti europei, o tutti quelli che riguardano le lingue straniere (compreso il cinese) e i laboratori per l’occupabilità. Concretezza innanzitutto. Come questo percorso, che punta anche a migliorare il rapporto con il proprio modo di affrontare le situazioni perché conoscere i punti di forza sia personali che del contesto è uno dei punti di partenza fondamentali quando si cerca lavoro».
L’Amabile si afferma così come una scuola che si mette in gioco e che si adopera affinché i ragazzi abbiano gli strumenti necessari per affrontare le esperienze lavorative anche restando nel loro territorio. Una precorritrice nel trattare, tra gli aspetti rilevanti per una riuscita occupazionale, anche quelli più strettamente legati alla sfera emotiva, senza limitarsi al mero “sportello psicologico”: «Quello è un servizio comunque presente, ma serve ad altro. Fornisce un supporto “curativo” in base alla storia personale di ogni ragazzo. Quello che ci premeva fornire come insegnamento, invece, era che tutti gli studenti cominciassero ad avere uno slancio verso la positività come vero strumento da utilizzare per trovare un’occupazione e anche che non smettessero di credere ai propri sogni. Il mio motto è quello di Mandela, “Un vincitore è solo un sognatore che non si è mai arreso”».
Un metodo che certamente non fornisce una soluzione al triste primato dei suicidi giovanili in Irpinia, ma che forse si attesta come un primo, timido tentativo di provare ad invertire la rotta, e il riscontro con le classi coinvolte è decisamente ottimo: «Sono molto felice della risposta. I ragazzi sono motivati a seguire gli incontri e vengono costantemente stimolati, e le famiglie hanno approvato volentieri perché si sono accorte che non viene sottratto tempo alle attività didattiche. Siamo sulla buona strada».
E noi, decisamente davanti ad una “buona scuola”, nei fatti.

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