«Il registro dei tumori è essenziale per avere una fotografia della situazione e quando, entro quest’anno, avremo anche l’accreditamento del registro dell’Asl Napoli 1, avremo una copertura totale per tutta la popolazione residente in Campania che è quasi un primato nazionale». Il governatore Vincenzo De Luca saluta con queste parole la presentazione dei dati del Registro Tumori dell’Asl Avellino, illustrati stamattina al Viva Hotel.

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Numeri confortanti, che pongono la provincia irpina al di sotto della media regionale, anche se le cifre elaborate risalgono per ora al triennio 2010-2012. Lo riconosce anche De Luca, che commenta che «per ricostruire la storia clinica dei pazienti va fatto un lavoro enorme, ma dobbiamo salvare quante più persone è possibile e creare anche una condizione amichevole della cura, poi risparmio e riduzione della mobilità passiva sono aspetti secondari. Dobbiamo unire il lavoro per migliorare gli screening e completare il registro tumori e la Rete Oncologica».
Tra 2010 e 2012, ma il lavoro sta già proseguendo per il 2013, sono 41.769 i casi registrati sulla base delle Schede di Dimissione Ospedaliera oncologiche; 14.691 i referti degli esami di anatomia patologica (AP) e 3.362 i decessi. Le forme tumorali più diffuse e che provocano il maggior numero di decessi in Irpinia sono quello al polmone per gli uomini e quello alla mammella per le donne. Indipendentemente dal genere, la seconda neoplasia più diffusa e nefasta è il cancro al colon retto.
La responsabile del Registro Tumori dell'Asl di Avellino, Donatella Camerlengo, spiega che «dalla definizione dei dati relativi al periodo 2010-2012 possiamo dire che in Irpinia il tasso di incidenza e quello di mortalità per tumori sono inferiori rispetto a quelli nazionali. L’ unico dato che ci ha richiesto un maggiore studio è quello relativo all’incidenza dei tumori tiroidei nelle donne, micro-carcinomi che sono forme neoplastiche estremamente piccole riconducibili a una accentuata diagnosi, nel senso che vengono individuati nel corso di interventi di rimozione di gozzi tiroidei. Inoltre, si tratta di tumori per i quali è prevista la sola sorveglianza».


«Per il momento i dati non sono stati elaborati per microaree – aggiunge Camerlengo -, operazione che l’Asl si propone di effettuare avendo a disposizione un numero maggiore di dati, man mano che lo studio proseguirà a partire dal 2013. Lo stesso vale per l’avvio di una indagine epidemiologica».
Un punto nodale affrontato anche dal presidente dell’Ordine dei Medici di Avellino Francesco Sellitto, che osserva: «Finalmente abbiamo questo strumento eccezionale che ci consentirà di dare dati certi alla popolazione, non allarmando nessuno ma neanche sottovalutando la situazione. Ma dobbiamo anche intervenire sull’ambiente, perché abbiamo diverse aree, dalla media valle del Sabato alla zona di Solofra ma anche in Alta Irpinia, dove ci sono fenomeni di grosso inquinamento».
Il lavoro iniziato dall’azienda sanitaria a marzo 2015, come ricorda la manager dell’Asl Maria Morgante, è partito dai numeri allora disponibili e relativi al 2012 e si è ampliato a quelli dei due anni precedenti, perché la casistica da considerare ai fini dell’accreditamento (arrivato poi ad aprile 2018) deve necessariamente coprire un lasso di tempo triennale. Tuttavia, sia la responsabile del Registro Tumori dell'Asl di Avellino, sia il Coordinatore del Registro Tumori della Regione Campania Mario Fusco evidenziano che le proiezioni per gli anni successivi non si discostano dai dati già raccolti, confermando una tendenza positiva per l’Irpinia nel più ampio quadro regionale. Tendenza che comunque si intende ovviamente rallentare rafforzando la prevenzione.
In questo senso, la dirigente di Staff tecnico della Direzione Generale per la tutela della Salute e il Coordinamento del SSR Campania, Antonella Guida, chiarisce che «il Registro Tumori è un punto di partenza, perché pur avendo a disposizione flussi di dati non abbiamo avuto negli anni visioni di sistema dell'andamento epidemiologico regionale ed è mancato coordinamento».


L’elaborazione del Registro Tumori permette ora di disporre dati essenziali a supporto della programmazione, commenta Fusco, che estende il discorso ai dati attesi per il 2017 (circa 30mila casi in Campania, poco più di 2mila in Irpinia) e sottolinea anche la necessità di ridurre il tasso di emigrazione extraregionale, all’11.5%tra il 2015 e il 2017 malgrado, stando ai dati, solo il 43% dei ricoverati fuori regione si rivolge a strutture di rilievo nazionale, mentre il restante 57% si fraziona in ben 606 altre strutture sanitarie, per cui non necessariamente è garantita un’alta qualità assistenziale.
«Stiamo andando nella direzione giusta – commenta il direttore generale dell’Asl Morgante – perché il Registro Tumori è uno strumento fondamentale per il territorio. Dobbiamo continuare in questa direzione per incrementare la prevenzione, dobbiamo attivare gli screening e informare la popolazione».
Sulla stessa linea si esprime il primario dell’Unità Operativa di Oncologia del Moscati, Cesare Gridelli: «I dati del registro tumori, validati dall’AIRTUM, sono importantissimi, perché permettono di adeguare una politica sanitaria legata alle problematiche e soprattutto ci dicono che la provincia irpina al livello di Salerno, al di sotto dei valori di incidenza dei tumori registrati a Napoli e Caserta. Sono confortanti anche gli esiti relativi alla mortalità, che in Irpinia è inferiore alle altre province campane con numeri che sono inoltre favorevoli se rapportati al sud Italia e simili a quelli del nord, grazie a una buona organizzazione sanitaria».
Conoscere per programmare è la parola d’ordine della giornata, in cui da più parti si ribadisce l’esigenza di fare di più sul terreno della prevenzione ma il dottore Sellitto affronta anche il discorso relativo all’accertamento precoce della malattia e, parlando a nome dei medici di famiglia e dei pediatri di libera scelta, afferma: «Noi abbiamo dato piena disponibilità al governatore per collaborare con i distretti sanitari per gli screening, per cui credo che ci sarà un passo avanti già nei prossimi da questo punto di vista. Ma è necessario anche svincolare i medici di famiglia dagli obblighi prescrittivi – sollecita - per superare il divieto imposto da leggi sia nazionali sia regionali, che ci impedisce di prescrivere esami come Tac o risonanze magnetiche, limitandoci nella prevenzione primaria, che in questo modo diventa un’impresa».


Riprendendo un tema a cui ha accennato anche il coordinatore del Registro Tumori della Regione Campania, ancora Sellitto si dice «convinto che si possa invertire la tendenza ad andare fuori regione, perché in provincia di Avellino per quanto riguarda la terapia della neoplasia abbiamo eccellenti professionisti con strutture all’avanguardia, si vedano l’Oncologia e la Radioterapia del Moscati o anche le Radioterapie che stanno nascendo, da quella molto avanzata inaugurata un mese fa a Villa Maria che credo sarà accreditata e quella che sarà aperta a breve presso l’ospedale "Frangipane" di Ariano, che ci daranno una completezza che penso attirerà persone dalle regioni vicine». «È chiaro che è anche compito dei medici far capire alle persone che possono curarsi serenamente vicino casa – conclude -, invece che avere le stesse cure se non peggiori fuori dalla regione Campania, e io lo farò senz’altro».
«Siamo in forte ritardo sugli screening e dobbiamo recuperare – riconosce il governatore De Luca -, a cominciare da quelli oncologici e in particolare per il tumore al seno, alla cervice dell’utero e al colon retto. Va anche ricordato che sono gratuiti e dobbiamo far capire che lo screening salva la vita e che la presa in carico dall’Asl è cosa diversa ad esempio da un controllo periodico ogni due anni da un ginecologo».

«Per il resto stiamo andando bene», continua De Luca che coglie l’occasione per fare il punto sulla sanità campana sottolineando i risultati positivi raggiunti, innanzitutto sul fronte finanziario, grazie a «uno sforzo gigantesco per tenere insieme tutti gli aspetti del nostro sistema sanitario».
«Oggi vantiamo un equilibrio assoluto per la gestione ordinaria e abbiamo 5 anni di bilancio sanitario in attivo perciò, lo dico perché abbiamo sentito qualche dichiarazione un po’ squinternata da parte di qualche esponente di governo, non c’è nessuna ragione di merito per mantenere il commissariamento della sanità campana, dovuto non alla qualità dei servizi, ma alla quantità dei debiti accumulati e di deficit che si determina annualmente».
Appunto sui Livelli Essenziali di Assistenza, De Luca riporta: «Ho avuto ieri notizia che siamo passati da 106 a 152 nella griglia LEA, se continua questa tendenza nel 2018 arriveremo sui 170-172, quindi cominciamo ad acchiappare le prime tre regioni d’Italia». I progressi illustrati dal governatore riguardano le percentuali relative ai parti cesarei e agli interventi per frattura al femore, alla rete antidiabete, su cui è comunque necessaria un’accelerazione, e alle vaccinazioni, rispetto alle quali sollecita: «Vediamo di non distrarci perché stanno arrivando segnali di assoluta irresponsabilità dal ministero».
De Luca parla quindi di «primato nazionale per i tempi di pagamento, complessivamente intorno ai 60 giorni – spiega -, ma in qualche caso paghiamo in 30 giorni, ad esempio le farmacie», e del recupero di 270mln di euro per interventi di edilizia sanitaria a cui si sommano premialità di 3 anni per 900mln di euro. Quindi esorta i manager della sanità a rimpinguare gli uffici tecnici ridotti al minimo, oltre a ricordare che «l’approvazione per l’assunzione di 6mila dipendenti ci mette nelle condizioni di avere il personale che ci serve, dopo la perdita di 13.500 unità in 10 anni». Punto ancora critico, insieme agli screening, il «ritardo fortissimo della medicina territoriale», mentre con grande soddisfazione De Luca dichiara che «la Regione Campania ha investito 157mln di euro per la ricerca contro le diverse tipologia di cancro, si pensi che l’Aifa dispone di 17mln, e abbiamo messo insieme le università, i centri di ricerca, Telethon, Biogem con l’obiettivo di individuare un vaccino entro 3-5 anni. Stiamo già facendo delle sperimentazioni su alcune patologie. Se venisse fuori un vaccino dalla Campania, sarebbe un motivo di onore per i nostri ricercatori, i nostri medici e la nostra sanità».

In particolare per l’Irpinia si esprime il sindaco di Avellino, Vincenzo Ciampi: «L'assistenza pubblica deve necessariamente migliorare, dobbiamo essere vicini ai cittadini, non possiamo in nessun modo prescindere dagli ospedali o da presidi pubblici ad hoc. Servono servizi sanitari pubblici più efficienti, ma senza le strutture adeguate a soddisfare le esigenze dei cittadini, non si può sicuramente fare molta strada. La vocazione sanitaria dell'Irpinia non può e non deve essere messa in discussione. I presidi ospedalieri e le strutture sanitarie pubbliche della provincia di Avellino vanno preservati in ogni modo. Soprattutto in Alta Irpinia. Non possiamo restare indietro in questo delicato settore. Va in questo senso anche la battaglia che la nostra amministrazione, appena si è insediata, ha voluto portare avanti per la riapertura dell'ospedale Moscati di Viale Italia. Siamo sulla buona strada, anche grazie al nostro lavoro».

incidenza tumori irpinia 2010 12

peso tumori irpinia 2010 12

 

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