La conclusione della marcia per la cultura del rispetto che l’associazione "Apple Pie: l'amore merita Lgbt" ha voluto si tenesse nella città di Avellino, in concomitanza con la Giornata mondiale contro l’omo-trans-bifobia del 17 maggio, è un momento di grande commozione, con tanti palloncini colorati lasciati volare in memoria delle vittime delle discriminazioni originate da omo-trans-bi fobia.

Poi, con la stessa commozione per la grande partecipazione alla marcia e la perfetta riuscita di ognuna delle 11 tappe, lungo il cammino percorso dal serpentone andata e ritorno da piazza Libertà e viale Italia, Antonio De Padova può salutare tutti dicendo: «Undici mesi fa abbiamo messo un seme, oggi è nata una pianta: non ci aspettavamo questa risposta dalla città ed è stata una emozione fino alla fine. Quella di oggi è stata una marcia di tutti per tutti».
Tra momenti di musica e di festa e occasioni pe riflettere, la marcia è del resto l’occasione per rimarcare la lotta contro la discriminazione che colpisce chi ha un orientamento sessuale diverso e ancora chiede il riconoscimento di diritti quali il matrimonio o la genitorialità, ma innanzitutto il diritto a essere semplicemente se stesso. Di qui la scelta di portare in sfilata i palloncini che sono stati infine liberati nel cielo.
«Non ci dobbiamo dimenticare che lo scorso anno ci sono state 190 aggressioni per ragioni di omo-trans- bi fobia e che quest’anno registriamo già quasi lo stesso numero del 2017», sottolinea infatti il vicepresidente di dell’associazione Apple Pie, che auspica tempi brevi per l’approvazione della legge regionale su cui ha assicurato il proprio impegno la presidente del Consiglio della Campania, quale strumento in più in un Paese che, stando ai dati elaborati da Ilga (l’organizzazione che raccoglie tutte le associazioni Lgbt d’Europa), è fermo al 32° posto su 49 sul terreno del sistema legislativo e delle politiche a garanzia dell’uguaglianza e della parità di diritti.


«Ne parlerò domani con il presidente della VI Commissione, a cui l’ho già trasferita – annuncia la presidente Rosetta D’Amelio -, e faremo in modo di incardinare la legge contro l’omofobia, perché dobbiamo impegnarci ad approvarla. Solleciterò in modo particolare il presidente Tommaso Amabile perché dobbiamo dare priorità a questa legge. Una manifestazione come questa ad Avellino è un bellissimo messaggio di apertura sui diritti e io accetto l’input che mi è stato dato».
Ma la richiesta più forte è quella di una normativa nazionale che preveda specifiche sanzioni per i casi di aggressioni motivate da discriminazione rispetto all’orientamento sessuale. Ne sottolinea la necessità il presidente del Coordinamento Campania Rainbow Edoardo Palescandolo: «I casi di omofobia sono più numerosi al sud che al nord, anche se nel centro Italia si registra una percentuale più alta di denunce, ma questo si lega al fatto che c’è una maggiore accettazione, cioè più persone che accettano la propria omosessualità e transessualità, per cui aumentano anche le denunce. Tuttavia, c’è un 2% in più di casi di discriminazioni rispetto allo scorso anno e ci sono ancora tante persone chiuse in casa dalle famiglie che non le accettano e usano cure mediche di contrasto per "sanare" dall’omosessualità. E ancora, ogni volta che annunciamo un pride, c’è sempre parallelamente una veglia o una processione contro il pride e questo la dice lunga su quanto l’omofobia sia interiorizzata nelle persone e quanto l’Italia sia ancora razzista».
«Sono anche un po’ stanco di manifestare – dice -, sono 40 anni che scendo in piazza, ma finché ci sono casi di bullismo, ragazzi che si suicidano e atteggiamenti di alcune istituzioni come di cittadini e comunità omofobe, ancora dobbiamo manifestare per i diritti di tutti, perché questa giornata è per il diritto delle persone a essere quello che vogliono essere, per il diritto alla libertà, per chi è di colore, di religione o di sessualità differente o è un diversamente abile. Sarebbe bello non dover più rivendicare i propri diritti, ma questo porta alla nostra richiesta di una legge nazionale contro l’omofobia, che diversamente avrebbe più peso delle leggi regionali e prevedrebbe sanzioni».
«Purtroppo, con i tempi che corrono vedo difficile che ci sia una risposta a livello nazionale – commenta l’ex presidente delle Famiglie Arcobaleno, Giuseppina La Delfa -, con parlamentari che si nascondono dietro la libertà di espressione e di opinione. È una cosa terribile perché va bene l’opinione ma sempre rispettando l’altro e non discriminandolo. E noi vogliamo una legge che sia antidiscriminatoria, non per impedire alla gente di pensare quello che vuole».
Intanto, anche per questo, si continua a scendere in strada e le associazioni della Campania, che «si è consolidata come la regione Lgbt prima in Italia» afferma ancora Palescandolo, si rimetterà in marcia ancora varie volte nei prossimi mesi: il 24, 25 e 26 al Pride di Salerno, poi il 16 giugno a Caserta, il 30 giugno per il pride regionale di Pompei, tanto discusso ma che sarà un grande pride, e infine a Napoli il 14 luglio. L’auspicio espresso da Antonio De Padova, che con l'associazione Apple Pie presieduta da Mara Festa vi parteciperà rappresentando la città di Avelino, è quello di poter ospitare proprio nel capoluogo irpino il pride regionale del 2019, ma intanto si dice contentissimo del successo della manifestazione di oggi.
Se per Giuseppina La Delfa, «è un sogno che si avvera», il caporedattore degli Esteri di Rainews Alessandro Baracchini, padrino della manifestazione organizzata da Apple Pie, dichiara che «è un onore» essere alla marcia di Avellino e la sua è una testimonianza di forte incoraggiamento per i tanti giovanissimi partecipanti alla manifestazione. «Qualche anno fa ho fatto quello che hanno chiamato il primo coming out in diretta di un giornalista italiano – racconta -, dopo che mi ero trovato a dire, perché me lo avevano chiesto, che ero favorevole ai matrimoni gay, altrimenti io che sono gay non potrò mai sposarmi. Ha fatto scalpore e io ne sono contento: quando ti scrive una mamma che ti ringrazia perché il figlio che si è scoperto gay e l’ha detto in casa perché ha visto in televisione una persona comune fare una dichiarazione del genere, oppure un ragazzo che ti dice che il padre arrabbiatissimo stava per cacciarlo di casa, ma ha cambiato idea, perché ha sentito un giornalista dire "sono gay, e allora?", questo mi basta – dice - e vorrei quasi appendere il microfono al chiodo».
«Ma chiunque di noi, parlando di sé, può fare qualcosa – prosegue - e aiutare il compagno di scuola, il vicino di casa o il collega di lavoro che non ha il coraggio. A noi gay alcuni etero dicono "che bisogno hai di dirlo? sono fatti tuoi, non devi dirli in giro", ma non si accorgono di fare comuing out ogni momento, anche quando dicono di essere andati al cinema con la fidanzata. Perché noi non possiamo dire "esco con il mio compagno?". Perciò, diciamolo, così sarà sempre più normale come è giusto che sia. Come è normale essere qui per strada e non è normale, invece, che oggi delle famiglie tengano in casa i ragazzi gay e chiamino l’esorcista, come è stato denunciato da Arcigay, o facciano terapie riparatorie».

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Anche per casi del genere l’Arcigay di Caserta sta lavorando per realizzare una Casa del Mediterraneo in un bene confiscato alla camorra a Castelvolturno, che sarà una casa di ospitalità diffusa per persone Lgbt.
La presidente dell’AGedO di Napoli (l’Associazione Genitori di Omosessuali) Carmela Smaldone sollecita quindi al confronto i genitori di figli omo e transessuali e afferma: «Noi siamo orgogliosi di avere figli differenti, non hanno nessuna malattia, non vanno curati e noi ce li teniamo così come sono, perché sono bellissimi. I figli sono sempre doni e mai un problema – ricorda – e io penso che è sempre compito dei genitori rendere felici i figli e non viceversa».
«Quando un ragazzo o una ragazza omosessuale dice ai genitori di essere gay o lesbica spesso questi ci rimangono male perché pensano di dover rinunciare a dei nipoti, ma le famiglie arcobaleno hanno fugato questi timori - è la testimonianza di Giuseppina La Delfa - e dimostrato che possono avere bambini, che crescono benissimo. Perciò tutto è possibile, basta volerlo, e dobbiamo batterci ancora perché le adozioni siano possibili per tutti e perché la procreazione medicalmente assistita sia accessibile a tutti e non dobbiamo andare all’estero come clandestini, come dobbiamo batterci per una legge che tuteli i nostri figli quando nascono, come sta accadendo a Torino, a Milano e stamattina a Fiumicino, e sono sicura che ci saranno sempre più comuni che trascriveranno gli atti di nascita di figli di coppie omosessuali».
Ce ne sono, nel corteo, di bambini che sfilano gioiosamente accanto a due padri o due madri a riprova che non è il sesso dei genitori a fare una famiglia felice, ma l’amore che la unisce. Ed è in nome della libertà di provarlo e manifestarlo apertamente che in marcia, tra le 89 associazioni presenti, c’è anche la Cgil irpina. «La nostra prima iniziativa contro l’odio è stata una giornata arcobaleno in risposta a chi aveva inteso utilizzare i new jersey di cemento a corso Vittorio Emanuele contro i migranti e, come Cgil, ancora ieri ho lanciato un appello per il rispetto in generale, perché un cittadino che paga le tasse non deve essere discriminato. La paura infondata rispetto al genere determina una contrapposizione nei confronti delle persone Lgbt che è un modello assolutamente incomprensibile per la Cgil – afferma Franco Fiordellisi , il segretario generale della Camera del Lavoro di Avellino -. Quando parliamo di diritti lo facciamo perciò "a tutto quadrato rosso", per dirla così, e riteniamo che le lotte per i diritti siano universali, a prescindere che siano diritti sul genere o per il lavoro, per una giusta istruzione o per il lavoro e per questo siamo qui».

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