La seduta del Consiglio provinciale convocata per discutere dei tagli agli ospedali di Solofra e Sant’Angelo dei Lombardi registra, con la sola esclusione di Francesco Todisco, la defezione quasi totale della delegazione irpina nel parlamentino regionale, chiamata a un incontro tecnico convocato alla Asl di Avellino dala dirigente Maria Morgante, segnando uno strappo politico non di poco conto, ma l’assemblea ha comunque concordato la stesura di un documento che sarà condiviso con i sindacati e con la stessa Regione, a partire da alcune osservazioni del presidente dell’Ordine dei Medici.


Pino Rosato evidenzia la necessità di «rendere operativo qualche successo raggiunto» e «positiva la possibilità di attuare la terapia intensiva, con 6 posti ad Ariano, 4 a Sant’Angelo e 4 a Solofra, ma – sottolinea - un pronto soccorso senza terapia intensiva è non sicuro ed è un pronto soccorso fasullo e questo va inserito tra le priorità di De Luca, come lo è ad esempio l’Ospedale del mare». Sulle specialità, Rosato afferma che «il recupero dei posti letto a Sant’Angelo non è banale perché la Don Gnocchi resti e abbia valore regionale» e rispetto all’ospedale di Solofra sostiene che «in quanto primo livello di emergenza, può anche alleviare il Moscati per la presa in carico sul territorio rispetto, lo stesso discorso vale per Sant’Angelo come accade per l’infarto miocardico acuto da Avellino ad Ariano».
«Dobbiamo pretendere il pronto soccorso a Sant’Angelo – aggiunge -, perché il convenzionamento e i contratti atipici non ci garantiscono niente e abbiamo bisogno di professionisti in pianta organica. Occorre garantire il rispetto del blocco del turnover adeguato e i posti vacanti dal 1 gennaio 2016 devono essere reintegrati subito».


Nel corso del dibattito accanto alle considerazioni che entrano nel merito della questione riguardo all’Atto aziendale dell’Asl non mancano commenti davanti ai banchi lasciati vuoti dai consiglieri regionali. «Mi dispiace molto – è il commento del presidente della Provincia Domenico Gambacorta -. La legge prevede che i sindaci, in conferenza dei sindaci o nel comitato dei sindaci – continua -, dicano la loro sugli obiettivi della sanità sul territorio, che esprimano i bisogni socio sanitari e provvedono alle linee di indirizzo, che contribuiscano alla definizione dei piani attuativi dell’Asl trasferendo atti e proposte. Sono atti preliminari previsti dalla legge e non per ragioni burocratiche e, come primi cittadini, abbiamo una serie di responsabilità in questo settore. Ma, come si vede, è la politica che abdica alle sue scelte e non è presente nel momento decisivo quando invece sarebbe opportuno non soltanto il confronto ma anche evitare gli scontri che in qualche modo vengono anticipati».
Gambacorta ricorda inoltre il mutato quadro politico in Regione: «Non c’è più un commissario nominato dal governo, ma il presidente della giunta regionale che ha anche il ruolo di commissario ad acta per il piano di rientro. Sarebbe auspicabile un maggior confronto, non soltanto con i sindaci e non, è detto con il Consiglio provinciale, ma almeno con i consiglieri regionali. Mi era sembrato di capire che martedì questo confronto non c’era stato, evidentemente hanno ritenuto che fosse opportuno farlo di venerdì mattina. Ritengo che le ragionevoli proposte fatte dal Consiglio provinciale a maggio del 2016 erano ragionevoli risposte che si potevano dare ai territori. Allora non sono state accolte e io ritengo che probabilmente sarebbe il caso di ripensare la riorganizzazione ospedaliera e più in generale sanitaria nel territorio, perché non si può dire che in provincia di Avellino le cose vadano troppo bene».
Gambacorta, vestendo qui la fascia tricolore del Comune di Ariano, entra anche nel merito dell’Atto aziendale approvato dall’Asl e sollecita «che siano fatti i concorsi e che soprattutto la stazione di radioterapia che viene da tempo richiesta dal Comune e dai cittadini di Ariano venga finalmente varata». L’ipotesi di una opposizione all’Atto aziendale dell’Asl attraverso un ricorso al Tar rappresenta per Gambacorta «una sconfitta». «Credo che la politica sia democrazia e partecipazione – dice -, che sia confronto. Poi ognuno può rimanere delle sue legittime idee, ma questo confronto da qualche parte ci deve essere».
Il sindaco di Sant’Angelo dei Lombardi Rosanna Repole si dice «meravigliata» per la defezione dei consiglieri regionali. «Credo che le assenze di oggi rappresentino una mancanza di cultura istituzionale che mi auguro si possa recuperare. Penso che ognuno debba riflettere e mi auguro che ci siano i tempi per recuperare un confronto che non è nell’interesse di un paese o di una parte o di qualcuno, ma dei cittadini dell’Irpinia».
«Capisco anche - continua -, che poteva esserci l’esigenza di un confronto tecnico, si poteva farlo prima o dopo, ma credo che il luogo istituzionale per eccellenza è un luogo democraticamente eletto ed è il Consiglio provinciale – dichiara -. Certo è stato esercitato un ruolo di supplenza, e ben venga perché non c’è il comitato o l’assemblea dei sindaci, ma va detto chiaramente anche su questo che non è responsabilità del sindaco della città capoluogo perché avrebbe anche potuto convocare e non registrare presenze. È responsabilità della politica che evidentemente ha ritenuto non importante il ruolo di questo comitato che pure è sancito dalla legge regionale».
Repole replica anche ad alcune dichiarazioni del presidente regionale Vincenzo De Luca che a fine ottobre, a margine di una visita all’Abbazia di Loreto, aveva invitato i sindaci a non lamentarsi ricordando che la Regione Campania è ancora commissariata per la sanità: «Io non sono abituata a lamentarmi, ma a risolvere i problemi. Tanti anni fa quando mancavano i soldi per finire l’ospedale per evitare di farne un cattedrale nel deserto e farne uno scempio a livello nazionale, ho preso insieme al Consiglio comunale i fondi della ricostruzione per completarlo perché era giusto offrirne uno alla cittadinanza. Al governatore dico che parto da quello che lui ha detto quando ha sostenuto che gli ospedali di frontiera andavano tutelati, quindi si metta in campo tutto ciò che è previsto nell’Atto aziendale per tutelarli e se all’ospedale di Sant’Angelo dei Lombardi abbiamo un pronto soccorso ci sia tutto quello che è necessario al pronto soccorso, anche con una gradualità ma che ci sia un cronoprogramma».


Decisa la reazione del sindaco di Solofra Michele Vignola: «L’assenza del direttore generale dell’Asl e dei consiglieri regionali dell’Asl è la riprova di quello che sto dicendo da tempo, cioè che è falso quanto dichiarato dalla dottoressa Morgante in queste settimane, per cui sono i sindaci a non aver fatto alcun rilievo. Ci stiamo battendo dall'anno scorso con una serie di prese di posizione pubbliche, ma oggi avevamo l'occasione di un incontro e, dopo che era già stato convocato questo Consiglio provinciale, la dottoressa Morgante ha ritenuto di convocare contemporaneamente un altro incontro presso la Asl con i consiglieri regionali. Si sottrae, sfugge al confronto – attacca - perché sa bene che nel momento in cui questo confronto avviene in un luogo istituzionale come la Provincia, i fatti e i numeri e le daranno torto rispetto alle scelte che ha compiuto con l'Atto aziendale, non rispettando nemmeno il piano ospedaliero regionale».
Rispetto alle dichiarazioni del presidente regionale, Vignola sostiene che «il governatore De Luca non viene correttamente informato da chi dovrebbe, perché si fa riferimento a delle cose che non hanno nessuna attinenza con i rilievi che noi stiamo facendo in queste settimane. Non stiamo parlando più dell'ospedale sotto casa, non stiamo parlando più del punto nascita, che è una questione ampiamente superata perché siamo abbondantemente al di sopra dei 500 parti all'anno e viaggiamo verso i 600, mentre quella dei 475 parti è una condizione che si è verificata solo nel 2015, sempre a causa dell'Asl che non aveva consentito la parto-analgesia nel corso di quell'anno. Poi le deroghe sono state concesse a tanti altri ospedali della regione Campania che sono molto al di sotto dei 400 e dei 300 parti, per cui non capisco perché si voglia fare le pulci alla ginecologia di Solofra».
«Il punto è un altro – spiega Vignola - ed è che il piano ospedaliero regionale che De Luca ha voluto anche in sinergia con i sindaci, tra cui il sottoscritto che ha parlato con lui più volte, prevede che il pronto soccorso di Solofra sia un pronto soccorso per traumi, che il Landolfi sia uno Spoke per l'emergenza pediatrica e che abbia 4 posti di terapia intensiva, invece l'Atto Aziendale fa scelte che vanno in tutt'altra direzione e non chiarisce alcuni aspetti. Per esempio la questione del servizio psichiatrico di diagnosi e cura (Spdc), che non si sa dove sta – afferma il sindaco della città conciaria -, in quale ospedale stanno quei 18 posti letto che nell'allegato sono riportati a Solofra, ma che nella lettura dell'Atto Aziendale spariscono. Se non avremo quei 18 posti letto per i quali ci battiamo, scendiamo da 122 a 104 posti letto e se i 4 posti letto di Terapia intensiva non vengono attivati, perché per attivarli ci vogliono gli anestesisti e oggi a Solofra più volte la sala operatoria si deve fermare perché non ci sono i numeri minimi di anestesisti per garantire l'attività operatoria, siamo a 100 posti letto e l'ospedale chiude».

Consiglio Provinciale Lengia Gambacorte 03112017«Stiamo parlando di un ospedale che aveva 131 posti letto e che inopinatamente viene portato nei fatti a 100 – continua Vignola -. Se ogni giorno per entrare nell'ospedale di Solofra bisogna fare la fila, perché non c'è un posto letto libero, dal momento che il presidio serve 25 comuni per 101mila abitanti del Distretto di Atripalda e oltre a quelli tutto il Vallo Lauro Baianese e l'Agro Nocerino Sarnese per cui un bacino di 200mila persone, che si trova sul raccordo autostradale a metà strada tra Salerno e da Avellino, vicino all'università e a un polo turistico come quello di Serino e che serve a risollevare il Moscati, perché se crolla Solofra crolla il Moscati, di che stiamo parlando? Qual è la programmazione della politica sanitaria che si fa in questa provincia? I consiglieri regionali dovevano stare qui questa mattina per ascoltare le istanze del territorio, perché i sindaci sono i portatori delle esigenze della comunità e sono autorità in materia di sanità locale».
Per Vignola la questione è di natura politica, perché «se si volesse seguire una logica tecnica, la scelta sarebbero molto diverse dove c’è un pronto soccorso che è passato da 13mila a 20mila accessi in tre anni. In un ospedale nato per traumi e individuato come Pronto soccorso sopprimiamo ortopedia, ma le unità operative complesse vanno distribuite assecondando le vocazioni. Si tratta di recuperarne qualcuna, dopo la soppressione di farmacia, radiologia, neurofisiopatologia, riabilitazione, laboratorio, dialisi, direzione amministrativa e sanitaria. Ne abbiamo una a San Nicola Baronia e l'ambito degli uffici, ne possiamo eliminare qualcuna? Noi continuiamo fino all'ultimo minuto a ragionare sul piano politico istituzionale, dopodiché andremo al Tar e sappiamo bene che il ricorso è una strada stretta e che non siamo favoriti rispetto alla burocrazia, sappiamo bene che il nostro è un ricorso difficilissimo, ma è una battaglia che sentiamo il dovere di portare avanti».
«So che in questo momento gli unici a difendere le comunità, i territori, la sanità e gli ammalati sono i sindaci e devo ringraziare il presidente della provincia e i consiglieri provinciali, il capogruppo del mio gruppo Pd Vito Farese che ci ha incontrato, il consigliere regionale Todisco e i sindacati e non altri. Quando si faranno le campagne elettorali e arriverà il momento in cui si viene sui territori a chiedere i consensi bisognerà rispondere di quello che si è fatto nel corso del proprio mandato rispetto a queste scelte».


Sulla stessa linea il segretario generale della Fp Cgil Marco D’Acunto che assicura il supporto del sindacato al Comune di Solofra, ad adiuvandum nel ricorso qualora si arrivasse davanti al Tribunale amministrativo, oltre ad annunciare che «sarà valutato il comportamento antisindacale dell’Asl per non essere stati convocati». «Concordo con quanti hanno già detto che l’assenza del direttore generale dell’Asl è uno schiaffo alle istituzioni democratiche della provincia, soprattutto per il richiamo alla legge regionale che stabilisce il rapporto tra la Regione e le istituzioni sanitarie – afferma D’Acunto – ed è fondamentale il richiamo di Rosato al decreto 33, con cui la Regione sulla carta ha immaginato un sistema che deospedalizzava, riduceva i tempi degenza, riorganizzava l’assistenza per acuti e intensificava quella territoriale, ma in sede di azione l’Atto aziendale agisce in direzione diametralmente opposta e non c’è traccia del modello di cure territoriali che possano riorganizzare la rete ospedaliera e liberare il Moscati da un gravame per cui, come diceva Todisco, l’ospedale di Avellino non fa suo mestiere. La prevenzione scompare, la salute mentale è lasciata come interrogativo e la rete delle emergenze non risponde assolutamente alle esigenze del territorio, tanto che sono i lavoratori a dirci "chiudeteci perché siamo un rischio". Nell’Atto aziendale dell’Asl non esiste un cronoprogramma che stabilisca tempi e modi rispetto alle cose da fare, e il punto vero è che il direttore generale dell’Asl abbia immaginato e ancora lo faccia stamattina di avere poteri di commissario straordinario. Ma non ce li ha e ha l’obbligo confrontarsi con le istituzioni locali e anche con i sindacati che hanno presentato osservazioni e chiesto incontri che sono stati rifiutati perché il direttore generale non ritiene di doverlo fare».
Il segretario generale della Uil Luigi Simeone afferma: «È un fatto istituzionalmente volgare fissare una riunione stamattina e questo va sottolineato» e parla di «manifesta insensibilità», poi avverte: «In tre settimane dovremo prendere tutte le decisioni di questo mondo, perché alcune di quelle assunte sono inopportune e altre, a nostro avviso, anche illegittime. È chiaro che c’è una logica politica, se volete, di non guardare a questo territorio così come è messo, quando ci si dimentica Centro Australia o della medicina dello sport e con questo si è chiusa una porta ai giovani, degli anziani che anche per il medico di famiglia devono spostarsi e del collasso dell’ospedale che deve rispondere a richieste che non hanno riscontro sul territorio, della salute mentale o del Centro per l'autismo la cui risposta è stata ospedalizzare quando gli autistici non sono malati. Sono questioni – conclude - che porremo anche formalmente».
Tra i primi componenti del Consiglio provinciale a intervenire la vicepresidente Caterina Lengua, convinta che «non era semplicemente auspicabile, ma doveroso un confronto e bene ha fatto il presidente Gambacorta a convocare questo Consiglio le cui motivazioni sono le stesse che portarono il presidente a convocare il Consiglio sul tema già nel 2016: la necessità di un confronto su un atto che richiedeva una larga partecipazione anche di altri riferimenti istituzionali, che hanno preferito stamattina partecipare ad un’altra riunione che è solo tecnica. Spero che prossime settimane possano creare condizioni perché i sindaci non debbano perseverare nella presentazione di un ricorso al Tar». Tuttavia, Lengua stigmatizza «una scelta inopportuna della politica» e rappresenta in particolare alcune difficoltà riscontrate in Valle Caudina: «Rotondi ha un solo medico di base, Cervinara è passata da 12 a 6 e a gennaio ne rimarranno 4 e soprattutto anziani costretti a rivolgersi a un medico di base di Avellino o di altri comuni del distretto, ma l’Asl ha ritenuto venti giorni fa che non ci fosse carenza di medicina primaria».

Consiglio Provinciale 03112017
Di fronte all’assenza degli altri consiglieri regionali Francesco Todisco parla di «un’occasione sprecata per la contemporanea convocazione del direttore generale dell’Asl di un'altra riunione. Senza ascolto reciproco non esiste rappresentanza politica della comunità – dice – ma ho colto negli interventi di stamattina elementi costruttivi, come la necessità di una organizzazione rete emergenza urgenza e la consapevolezza non esistono punti Pronto soccorso, se intorno non c'è l’organizzazione dei reparti e addirittura se questo non c'è punti diventano dannosi.
Devo dire che anche rispetto al Progetto pilota la politica non fa il suo mestiere, se non mette come primo punto l’organizzazione di una medicina del territorio che possa aiutare le presenze ospedaliere sul territorio e il Moscati a fare il Moscati perché non sta facendo quello per cui è nato. Credo ci siano elementi costruttivi nella proposta di rafforzamento dei punti di terapia intensiva con l’implementazione di medici specialisti».

Da parte sua, il segretario generale della Cisl Fp Antonio Santacroce, ricorda che «il compito dell'ASL è quello della prevenzione con l'intento di ridurre al minimo il ricorso all'ospedalizzazione. Lo scopo di questo consiglio è quello di riallacciare quel dialogo che è venuto meno. Come organizzazione sindacale abbiamo dato il nostro modesto contributo evidenziando anche la necessità di potenziare le strutture distrettuali. Riteniamo che l'atto aziendale debba essere applicato quanto prima per tutte le cose buone in esso riportare. Solo così si potranno vedere i risultati e iniziare a risolvere le criticità che assillano la sanità in questo territorio».

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