Aumento della produttività con 50 pazienti ad alta intensità accolti al Moscati da altri ospedali contro i 18 trasferiti invece altrove e miglioramenti rispetto alle criticità evidenziate dal Piano Nazionale Esiti dell’Agenas che sulla scorta dei risultati registrati nel 2015 lo scorso anno aveva bocciato quattro aree della struttura sanitaria avellinese, sono gli elementi sottolineati dal direttore generale dell’azienda ospedaliera Moscati Angelo Percopo che traccia un bilancio a un anno dal suo insediamento.


Un trend positivo rispetto al quale, tuttavia, Angelo Percopo non nasconde le criticità che ancora si riscontrano e vanno affrontate, a partire dalla carenza di personale dovuta al blocco del turnover e dai problemi del Pronto Soccorso. Sul primo punto, però, Percopo spiega che l’azienda ospedaliera ha «ottenuto ad oggi l'autorizzazione ad effettuare circa 71 nuove assunzioni che riguardano il 2017 e una anticipazione del 2018. Questo – aggiunge - ci porterà per la prima volta, a compimento del percorso, a un saldo positivo con 24 nuovi operatori. Inoltre, sono in corso di perfezionamento le procedure per ulteriori 18 unità lavorative».
Per quanto riguarda le emergenze, Percopo ammette che la riorganizzazione attuata dopo il suo arrivo non ha dato i frutti sperati e che quindi occorre rimettervi mano. Puntualizzando che ad ogni modo il 70% degli accessi al pronto soccorso sono impropri e il problema da gestire è quello dei posti letto necessari per continuare comunque a seguire i pazienti che vengono ricoverati, il manager spiega che l'obiettivo è «potenziare la Medicina Generale aumentando i posti letto in modo da creare una ulteriore compensazione al Pronto Soccorso a cui assegnare tutti i posti della Medicina d'urgenza che vengono utilizzati al 40%».


«Bisogna ridurre la permanenza nel letto dell'ospedale di persone che hanno bisogno di una assistenza che l'ospedale non può dare – continua -, la riabilitazione rapida, la presa in carico di pazienti che potrebbero essere curati in RSA e non in ospedale». In merito il direttore sanitario Maria Concetta Conte spiega inoltre che si è avviato l’iter per dare attuazione a una norma disattesa da 14 anni ma su cui si è espressa a gennaio scorso la Direzione Generale della Salute attraverso una circolare sulle dimissioni protette in RSA Per pazienti che fossero andati oltre il tempo massimo di accettazione all'interno di un ospedale. «Il mese scorso insieme a tutti i direttori di struttura del dipartimento di Medicina abbiamo fatto un percorso di dimissione protetta da noi alle RSA del territorio interessando tutte le unità operative che hanno il problema, quindi la Geriatria, la Medicina interna, la Nefrologia e la Neurologia e richiamando una delibera che ha emanato anche l'Asl, per cui facciamo la valutazione del paziente con il Distretto sanitario competente e dopo tre giorni lo dimettiamo. Per i primi tre giorni il ricovero in RSA è poi totalmente gratuito».
Novità anche sul fronte delle nomine dei primari: dopo l’individuazione dei vertici delle Unità operative di Pediatria e Oculistica, rispettivamente Antonio Vitale e Lucio Zeppa, sarà pubblicata nella giornata di oggi la delibera relativa alla nomina del medico beneventano Antonio Medici all’Ortopedia e dell’interno del Moscati Emilio Di Lorenzo alla Cardiologia. Percopo, inoltre, annuncia che l’azienda conta di chiudere entro il prossimo ottobre anche l’espletamento delle procedure relative ai primari di Cardiochirurgia e Cardioanestesia.
Al personale, del resto, Percopo riconosce un ruolo fondamentale nei passi avanti compiuti finora. «Se abbiamo un merito – afferma – è quello di aver provato a coinvolgere tutti immaginando che solo così si possono ottenere risultati positivi e il grado di contributo offerto è stato altissimo. Forse per questo siamo stati accusati di provocare stress, ma abbiamo avviato un progetto sperimentale sullo stress correlato al lavoro che credo sarà altissimo». In effetti, la differenza fra i 1.600 dipendenti prima del piano di rientro imposto dalla Regione ai circa 1.300 attuali la dice lunga e mancano ancora all’appello circa 250 unità. Ma Percopo chiarisce anche che per quanto riguarda la spesa per il personale non è possibile sforare rispetto al costo del 2004: «La spesa per il personale meno il 4% era 84mln e 739mila euro, nel 2016 questa azienda, al netto degli incrementi contrattuali, ha speso 74mln e mezzo, quindi abbiamo circa 9mln e mezzo da poter investire per il personale e questo limite è invalicabile».
Quanto alle criticità strutturali, per così dire, Percopo chiarisce che «rispetto al piano nazionale esiti c’è un risultato positivo per quanto riguarda la Chirurgia oncologica e invece negativo per quanto attiene la Chirurgia generale, limitatamente agli interventi di bassa intensità, in particolare la colecistectomia. Abbiamo delle difficoltà – aggiunge -, ma è chiaro che, in carenza di risorse, la chirurgia spinge più sugli interventi importanti e stiamo cercando di riequilibrare, perché è un peccato essere valutati negativamente per una cosa che è alla portata dell'azienda. Abbiamo poi migliorato la performance sui parti cesarei – prosegue -, dove abbiamo raggiunto il 28% nel primo trimestre 2017 e siamo ulteriormente saliti adesso al 30%.».
«Pur avendo aumentato il livello di produzione attività quindi di assistenza – continua -, siamo invece ancora in difficoltà sul cardiocircolatorio, che si misura su alcuni indicatori principalmente della cardiochirurgia e alcuni della cardiologia, ma c’è una inversione di tendenza sull’ortopedia, per le fratture del collo del femore su persone con età superiore a 65 anni dove siamo passati dal 7% al 50%».
Percopo fa anche il punto sulla Radioterapia: «A dicembre dello scorso anno vi dissi che avevamo avviato i concorsi per il radioterapista e per il tecnico di radiologia e sono in fase di perfezionamento. Una decina di giorni fa i Vigili del Fuoco hanno inviato il certificato autorizzativo per il secondo acceleratore e abbiamo inoltrato la documentazione alla Asl che ci deve rilasciare quello definitivo. Quindi, appena sarà pronto partiremo». Ulteriore apertura auspicata a breve, subito dopo l’estate, quella della Riabilitazione: «È un nuovo reparto – dice - e se l'ingegnere a Casarella riesce a recuperare un po' di soldi vorremmo mettere in funzione gli spazi di alcuni enormi depositi inutilizzati al piano terra».
Il mese di settembre è anche la scadenza fissata per la consegna del parcheggio, che sarà collegato con la struttura ospedaliera attraverso un passaggio coperto, mentre a ottobre sarà aperta la palazzina per le attività libero professionali. Per ridurre le liste di attesa, Percopo fa sapere che «c’è la disponibilità di 25 medici in quiescenza da questo ospedale a svolgere per un anno, gratuitamente come previsto dalla norma, attività ambulatoriale.
«C’è uno sforzo positivo, ma è chiaro che adesso si è nella fase topica – commenta il direttore generale -. Il lavoro che è stato fatto ha bisogno di un supporto strutturale. Il miglioramento è avvenuto per la capacità degli operatori, ai quali va il riconoscimento di averci creduto, di essere coinvolti nella ripresa. Però adesso bisogna rendere strutturale quello che non può essere eternamente uno sforzo».
Intanto, fino al 19 agosto si profilano le consuete chiusure estive che «riguardano gli interventi chirurgici di elezione – puntualizza il manager - e quindi non si interromperà l'attività. Saranno chiusi i reparti – prosegue -, ma verranno garantite dal punto di vista chirurgico tutte le urgenze in oculistica, in otorinolaringoiatria, in chirurgia generale, in urologia. Per circa 10 giorni non verranno però garantiti gli interventi programmati fissati dalle unità operative dal 21 agosto in poi».
Più a lungo termine, alla luce della nomina del governatore Vincenzo De Luca commissario regionale alla sanità, Pecopo auspica l’attuazione di interventi che tengano conto delle effettive necessità in Irpinia: «Ho sempre sostenuto e sono convinto che il limite del commissario non indigeno è, come spesso facciamo anche noi, proporre delle modifiche teoriche che non aderiscono sempre alle singole realtà territoriali. Credo che la grande rivoluzione che può fare De Luca commissario è quella di tarare i singoli interventi sui singoli territori e non a fare un provvedimento generale, come spesso accade con le strutture commissariali per mancanza di conoscenza delle realtà e non di conoscenza tecnica. La realtà irpina è diversa da quella salernitana e da quella casertana – conclude -, ma omogenea a quella del Sannio, quindi alcune cose vanno fatte comunque in sinergia e io mi aspetto questo».

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