«Stiamo andando avanti, perciò possiamo ritenerci soddisfatti. Ma certamente la soddisfazione piena potrà esserci quando vedremo al posto di questi scheletri ancora esistenti uno spazio libero che potrebbe essere utilizzato per dare ristoro alla popolazione di Borgo Ferrovia e poi, ovviamente, a tutta la città». Il calo a terra del silos dell’ex Isochimica è un primo passo per Gabriella Testa, tra i promotori del comitato costituito dai residenti del borgo che parla appunto a nome del quartiere, davanti ai cancelli dell’ex opificio contaminato dall’amianto.

Una presenza voluta dall’amministrazione, come spiega l’assessore all’ambiente del Comune di Avellino Augusto Penna (leggi qui), in considerazione dell’importanza del momento e tenendo conto del gran lavoro di sollecitazione svolto dal comitato. «L’attuale assessore all’ambiente e il resto dell’amministrazione comunale hanno capito che, anche se non facciamo molto rumore, siamo sempre attenti e ci teniamo aggiornati sugli sviluppi, per cui seguiamo da vicino la vicenda – commenta Testa -. Certo, per tanti anni è stato lasciato tutto com’era, ora almeno abbiamo smosso le coscienze. Continueremo a farlo, anche se in modi diversi».
Dalle parole di Gabriella Testa traspare però ancora forte, né potrebbe essere altrimenti, il peso della vicenda dello stabilimento di Elio Graziano, lunga oltre ogni accettabile comprensione e con conseguenze così a lungo termine che l’unico modo per affrontarla, adesso, è guardare ancora più avanti dell’oggi anche al di là della conclusione della bonifica del sito. A quel futuro dell’area su cui in tanti si sono già espressi ma che è di fatto ancora tutto da immaginare nel dettaglio.
Come ha detto in diverse occasioni, Testa manifesta la convinzione che «la proposta giusta per il quartiere sarebbe quella di costruire delle attività lavorative a cui fa partecipare innanzitutto le persone del borgo. Penso che sarebbe il giusto ristoro per la popolazione che ha subito e ancora subirà, speriamo il minimo possibile, le conseguenze della presenza dell’Isochimica».
Un ristoro concreto attraverso nuovo lavoro creato laddove il lavoro è stato invece oggetto di ricatto, per troppi in cambio della loro stessa vita. A mancare ancora, però, è anche un’altra forma di riconoscimento, per così dire, stavolta da parte della stessa città a cui il borgo appartiene ma che ancora sembra girare la faccia da un’altra parte. Se l’assessore Penna ammette il ruolo fondamentale svolto dai comitati per sensibilizzare il più possibile l’opinione pubblica e ringrazia i cittadini che si sono attivati a questo scopo, Testa deve infatti registrare che molto ancora resta da fare: «Penso che ci sia una grande fetta della città, soprattutto del centro città, che non sa nemmeno dove sia l’Isochimica – afferma - e penso che questo riguardi anche una parte del Consiglio comunale. Non so se mi sbaglio e spero di sì, ma ritengo che ci sia questa forma di ignoranza sulla vicenda Isochimica. Purtroppo sanno benissimo dov’è il cubo di piazza Libertà, ma non dov’è questo sito. Penso che invece come altre periferie, ad esempio San Tommaso, Borgo Ferrovia debba essere uguale a piazza Libertà – conclude - e debba avere la stessa attenzione».

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