«Sul nostro territorio ci sono, soprattutto nel pubblico, attività che non vengono messe in regola, come accade per alcune convenzioni, né affidate con gare di appalto, da quelle attuate in emergenza dalla Prefettura per l’accoglienza dei profughi, alle pulizie in ospedali e Asl fino alla gestione dei parcheggi. È un sistema che secondo noi riconduce a un estremo clientelismo, a una sudditanza psicologica di lavoratori e lavoratrici che sottostanno a un sistema corrotto, quindi, come già abbiamo fatto con Cisl e Uil, sollecitiamo sia il Comune sia la Provincia a mettere in campo un protocollo d’intesa che migliori il Codice degli appalti e chiederemo anche il coinvolgimento di Prefettura, Questura e associazioni datoriali che possono rientrare nei contratti fino a 40mila euro».


È il segretario generale della Cgil irpina Franco Fiordellisi a lanciare l’allarme sul rischio che negli appalti si annidi il malaffare, manifestando grande preoccupazione dopo lo scandalo che ha coinvolto dirigenti e funzionari della direzione sanitaria dell’ospedale "Santi’Anna e San Sebastiano'" di Caserta. Oltre che imprenditori napoletani e casertani titolari di aziende operanti nel settore dei servizi sanitari ed ospedalieri, che secondo la Direzione investigativa antimafia avrebbero truccato gare di appalto per decine di milioni di euro, in cambio di denaro o favori e sarebbero responsabili di omesso controllo sul corretto svolgimento dei servizi da parte delle ditte affidatarie.
La questione che viene sollevata complessivamente, ma non senza riferimenti a casi specifici che rappresentano esempi emblematici di una situazione che si ripete con le stesse modalità nell’ambito dei servizi in diversi settori, sintetizza probabilmente la vertenza delle vertenze. I numeri, in totale, sono alti se si pensa alle mense scolastiche, alle pulizie nei luoghi pubblici inclusi gli ospedali, ai parcheggi. Insomma a tutte le attività che erroneamente percepite come una sorta di "contorno" vedono impegnate centinaia di lavoratori, essenziali quanto facilmente ricattabili.
Fiordellisi li chiama "i lavori poveri" quelli con «una grande intensità di manodopera e contratti per poche ore, quando non addirittura un orario spezzettato», e che «si prestano allo scambio tra economia e politica e creano un dramma in tutta la filiera per cui, se anche gli amministratori ci mettono il loro, non resta che rivolgersi alla Procura della Repubblica».


Fiordellisi, infatti, punta in modo diretto l’indice contro il doppio ruolo ricoperto, in alcuni casi, da amministratori che sono contemporaneamente rappresentanti sindacali e si trovano così «da una parte e dell’altra» e sollecita le altre organizzazioni sindacali a effettuare una verifica delle compatibilità.
Un quadro complicato e preoccupante «nel pubblico e nelle partecipate», continua, «dove al di là del voto clientelare spesso gli appalti non sono eseguiti a regola d’arte o c’è un rinvio sistematico delle gare di appalto, come nel caso dei parcheggi nella città di Avellino, in cui si rischia che i lavoratori pretendano una soluzione per la loro debolezza. Ce ne sono in giro, nelle aree di sosta, persone che chiedono soldi, ma non è possibile che accettiamo anche noi una condizione che si verifica quando il pesce puzza dalla testa. Un esempio paradigmatico è anche quello della Polisportiva che gestisce la piscina comunale del capoluogo, un fiore all’occhiello della città che però non si capisce bene se ha tutti i requisiti e le autorizzazioni e se e come vengono pagati i lavoratori».
Sul caso particolare della piscina, il segretario della Camera del Lavoro si domanda cosa sia accaduto che in «un centro così importante, di cui solo i ricchi potevano usufruire per via dei costi, ci ritroviamo dall’altra parte lavoratori che non vengono pagati da tre mesi e una struttura a quanto sembra non a norma. Finalmente si è rotto un meccanismo di paura e lavoratori e lavoratrici si sono iscritti al sindacato e abbiamo trovato una ditta di pulizie, da scoprire in un sistema di scatole cinesi, che dall’oggi al domani ha licenziato alcune addette che lavoravano per poche ore e non venivano nemmeno correttamente retribuite».
Il segretario generale Filcams Giovanni Carpino puntualizza in merito che è stato richiesto l’intervento all’Ispettorato del Lavoro e denuncia, a fronte di arretrati maturati dai lavoratori, «le transazioni portate avanti da parte di qualche sindacato con una riduzione superiore al 30%». Carpino accenna poi alle condizioni degli ex Lsu e al settore della refezione scolastica in cui i contratti prevedono «un’ora o due di lavoro, anche se il servizio ne richiederebbe di più» e denuncia che ci sono «prestazioni non rese rispetto al capitolato di appalto, ad esempio negli ospedali dove il confine tra pulizie e sanificazione è labile e un deficit delle attività appaltate equivale e un rischio massimo, perché il luogo in cui è maggiore il rischio di diffusione delle infezioni è proprio l’ospedale».
Ancora sulla piscina comunale, Fiordellisi chiama anche in causa il Comune di Avellino, che attraverso l’assessore al Patrimonio Paola Valentino sostiene di non poter entrare nei rapporti di lavoro instaurati dalla Polisportiva (leggi qui), e ricorda l’esistenza di «una norma che prevede la verifica sui luoghi per accertare se ci sia lavoro nero e le somme eventualmente recuperate da lavoro nero si possono destinare ad attività sociali. Quando parlo di lavoro povero e clientela, il meccanismo è un tutt’uno – prosegue il segretario - e fa specie che ci sia chi permette che si verifichino situazioni in cui, per esempio, la povera gente che lavora nelle pulizie sia sotto ricatto per pagare una bolletta».
In merito alla vigilanza sulla corretta applicazione dei contratti di lavoro il segretario della Fp Cgil Marco D’Acunto precisa inoltre che «vige l’articolo 1292 del Codice Civile che prevede la responsabilità solidale, per cui in caso di mancato pagamento laddove c’è un appalto, paga la stazione appaltante, come è accaduto per il Moscati nei confronti del personale Tecnoservice incaricato del servizio di trasporto dei pazienti ricoverati. Se poi alla piscina ci fosse una convenzione e non un appalto, non conosco il merito della questione, comunque non è possibile che non sia prevista la vigilanza sulle prestazioni che includono la garanzia degli stipendi ai lavoratori».
«Nel nostro settore – aggiunge poi, passando a vertenze nella sanità - si ricorderà appunto la vicenda Tecnoservice – Business Service all’interno del Moscati, con 26 giorni di sciopero dei lavoratori e un’azienda che sapeva perfettamente che la Tecnoservice non poteva più avere rapporti con la pubblica amministrazione, ma faceva finta di niente e pagava ugualmente fatture poi cedute ad un’altra azienda che a sua volta pagava i lavoratori, anche se ad oggi, a distanza di un anno e mezzo, i dipendenti sono ancora in attesa di percepire 10 mesi di stipendio e il Tfr e l’ex dirigenza dell’azienda ospedaliera continua a dire che non sapeva. C’è un’inchiesta in corso e ci auguriamo che in tempi brevi si arrivi a una conclusione, perché secondo noi su quell’appalto c’erano grosse responsabilità già per come era partito. Successivamente sullo stesso appalto è subentrata una terza azienda che lavora in regime di proroga senza mai aver sottoscritto il contratto di affidamento con il Moscati. Vorremmo essere smentiti, ma crediamo non sia possibile anche perché su quel contratto il Tar di Salerno ha sentenziato che andava corretto». (leggi qui)

«Vorremmo anche evitare che dopo 10 anni di proroga – continua D’Acunto - l’Asl continui ad affidare il servizio del 118 alle Miserciordie d’Italia e facesse una gara con un contratto di appalto che fissi i criteri e quanto devono essere retribuiti i cosiddetti volontari, che pare percepiscano meno del dovuto. Come vorremmo anche evitare che accada quello che succede in questi giorni con la cessione dell’appalto dello Sprar di Conza, con contratti a 5 ore settimanali per alcuni profili professionali, o che si verifica con l’esternalizzazione dei servizi nel pubblico o anche con l’utilizzo del tirocinio formativo nel privato per fare prestazioni sanitarie, per esempio d’estate per garantire le ferie al personale».
Oltre a protocolli locali con le istituzioni per rendere più stringenti le prescrizioni del Codice degli appalti e attivare commissioni si controllo realmente operative e attente, Fiordellisi invoca quindi anche la redazione di «liste di trasparenza» a garanzia di legalità negli affidamenti cosiddetti sotto soglia, vale a dire per somme inferiori ai 40mila euro, che il pubblico assegna a professionisti in maniera diretta. Questo, aggiunge, aiuterebbe anche a risolvere «vicende che da troppo tempo insistono nella città».
Il rischio indicato dal segretario della Cgil è l’infiltrazione della criminalità: «La camorra è un’associazione e se ci sono tantissimi enti, strutture pubbliche e private che non si mettono in regola e l’esternalizzazione ha portato a una continua riduzione dei diritti delle persone, questa diventa un’associazione. Lo sappiamo, gli appalti e le società che vivono di appalti, come quelle delle pulizie o quelle che smaltiscono rifiuti, sono le nicchie dove storicamente la percentuale di incidenza delle mafie è dominante – afferma -. Non ci vuole molto a immaginare che questa piccola provincia, che deve essere attenzionata, sia a rischio camorra. La politica e gli amministratori hanno abdicato rispetto a tante cose, perché sono stati inermi o hanno addirittura aiutato ad aggirare le regole, perché ci sono dirigenti e amministratori che non fanno quello che dovrebbero fare e sono portatori sani di illegalità che di fronte ai cavilli tirano i remi in barca. È lì che nasce il malaffare – osserva -, in questo humus nasce e cresce la criminalità. Se poi in provincia di Avellino il Procuratore della Repubblica è l’unico su cui si scaricano tutte le questioni… L’ho già detto e lo ripeto, lo chiedo alla politica con la P maiuscola: quando farete le liste, evitate di mettere dentro persone condizionabili e condizionanti, portatori di voti troppo facili – conclude -, perché sapete e sappiamo tutti che tipo di voti sono».

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