«Confesso che ogni volta che entro qui mi cala l'angoscia nel cuore, perché penso a quello che è accaduto qui nell'indifferenza generale. Non ho da criticare e urlare la responsabilità dell'imprenditore soltanto; io urlo a piena gola la responsabilità dell'indifferenza che c'è stata intorno alla vicenda Isochimica, perché segnali c'erano stati.

Penso alle povere persone che dovevano guadagnarsi un salario e hanno lavorato in qualsiasi condizione e in condizioni disperate, alle loro famiglie e a tutto quello che è accaduto nei mesi e negli anni successivi e, a prescindere da quello che dovrà accadere su quest'area, penso che le prossime amministrazioni dovranno lasciarvi un simbolo, a monito e a futura memoria per onorare le vittime, morti e ammalati che ancora ci sono. Io però penso anche, lasciatemelo dire, di avere un merito, quello di aver declamato ad alta voce, ancor prima che fossi eletto, che mi sarei occupato della vicenda Isochimica e ho onorato questo impegno. Questa mattina per me è una bella giornata».
Arrivato all’ex Isochimica ben prima dell’orario convenuto per l’incontro con i giornalisti, il sindaco Paolo Foti presenzia con grande emozione alle operazioni di carico su camion dei primi 15 cubi di cemento amianto, 7 su un autoarticolato e 8 su un altro mezzo pesante, destinati alla discarica piemontese di Barricalla, nel comune di Collegno alle porte di Torino, che segnano concretamente ma anche simbolicamente l’avvio della bonifica attesa fin dagli anni ’80.


Un momento che rende reale il lavoro svolto dagli uffici comunali che hanno provveduto alla stesura della documentazione progettuale per dare il via agli interventi di risanamento e dà anche al primo cittadino una prova tangibile della realizzazione dell’impegno assunto con la cittadinanza quattro anni fa. Anche l’assessore all’Ambiente Augusto Penna, che definisce la giornata di oggi «importante, perché questi cubi di morte – dice - lasciano per sempre Borgo Ferrovia e la nostra città», commenta che la partenza dei blocchi carichi di amianto «è l'inizio della grande bonifica di quest'area e questo consiglio comunale, questa amministrazione, aldilà delle pecche sui problemi quotidiani, sarà ricordata per questo e il nome di Paolo Foti sarà ricordato per essere il sindaco che ha bonificato Isochimica».
«Ritengo che questo sia un risultato importante – aggiunge l’assessore -; ovviamente per raggiungerlo c'è stato il concorso di tutti, a partire dalla Regione Campania e dal governo che hanno stanziato i fondi e che si stanno impegnando. Questo è un primo passo, ma un passo concreto, non è una bonifica farlocca – dichiara -, ma una bonifica reale dell'intera area che, una volta liberata da questo problema ormai atavico, potrà essere destinata a nuova vita e farà rinascere questo quartiere oltre ad assegnare alla città di Avellino il posto che merita».
Presente alle operazioni, condotte dal personale della "Pmt Ecologia" di Civitavecchia su indicazioni del responsabile della gestione della commessa nonché della sicurezza sul cantiere per la ditta, l’ingegnere Luca Marsella, c'è anche l’architetto Michelangelo Sullo, funzionario del settore ambiente del Comune, che ha curato con estrema dedizione il progetto fin dall’inizio, rientrato di proposito dalle ferie per non perdere il momento tanto atteso.


Una circostanza strana a viverla, perché il carico lento e accorto degli enormi blocchi in cui è ormai bene intrappolata la crocidolite che ha già spezzato troppe vite e ne ha compromesso tante altre sembra una operazione semplice se confrontata con il suo significato, per il quartiere come per la città intera. Lo strato spesso ma candido che li avvolge completamente stride con il nero di una storia nascosta per decenni sotto l’oscurità di un oblio colpevole e pare suggerire la pulizia che verrà, non solo in senso materiale rispetto all’ambiente che sarà risanato nei prossimi mesi.
«Inizia oggi questa operazione che è fondamentale per la città di Avellino e non va enfatizzata né sottovalutata – afferma il sindaco Foti -, però dopo trent'anni finalmente la città di Avellino si libererà di questa bomba ambientale, in un periodo non certamente breve, ma comunque sostenibile. Oggi si trasportano in discarica autorizzata in provincia di Torino i primi 15 cubi, poi si procederà sul resto passo dopo passo, perché chiaramente gli altri 536 blocchi vanno caratterizzati. Non dimentichiamo, inoltre, che contemporaneamente c’è la bonifica del silos che sono andato a vedere e che è a buon punto – continua -. La struttura è stata ingabbiata con fibra di carbonio per evitare dispersione nell'ambiente di eventuali residui di amianto, ma è un’operazione delicata perché il silos è molto grande e sarà sezionato in cinque parti, come mi spiega l'architetto Sullo che è il responsabile di questa attività e che ringrazio, perché si è dedicato veramente anima e corpo a questa vicenda e l'ha presa come se fosse una questione di vita o di morte, come lo è per l'amministrazione».

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Lo smantellamento del gigantesco cilindro alto circa 20 metri diventa la «grande sfida» nelle parole dell’ingegnere Marsella, che ne sottolinea la complessità rispetto alla rimozione dei primi 15 cubi, «che è una operazione relativamente semplice rispetto al calo a terra del silos piccolo e alla grande sfida – dice appunto - che sarà invece il calo a terra di quello grande». Si tratt,a in effetti, di una fase degli interventi di bonifica che tiene tutti con il fiato sospeso: «Per quello avremo precauzione ulteriori – illustra Marsella - e stiamo valutando di posizionare una struttura per la messa in sicurezza del silos, considerando il degrado del materiale di cui è composto, per evitare qualsiasi problema. Durante il sollevamento e la posa a terra faremo una struttura di contorno e non agiremo direttamente sul silos, ma su questa struttura, per rendere ancora più sicure le operazioni di sollevamento».
L’architetto Sullo spiega che sarà necessario intervenire con ben due grosse gru e che il taglio dell’imponente struttura sarà effettuato all’altezza della fascia più bassa che si è già provveduto a bonificare dall'amianto per operare in condizioni sicurezza ancora maggiore. «Una volta terra, tutti i tagli saranno effettuati in un ambiente di confinamento statico/dinamico – prosegue l’ingegnere Marsella -, vale a dire in una sorta di stanza appositamente creata con un telo in polietilene e con degli estrattori all'interno della quale il silos sarà suddiviso in diversi pezzi. Dopodiché, decideremo con la discarica dove sarà effettuato lo smaltimento se il materiale sarà posizionato all'interno di appositi plate bag (contenitori speciali utilizzati per la movimentazione e il trasporto di amianto, ndr.) o eventualmente con del telo in polietilene su pedana».

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Considerando la delicatezza delle operazioni per lo smaltimento dell’amianto, Marsella puntualizza che ogni lavorazione viene effettuata senza alcun rischio per la cittadinanza: «Sono anche il responsabile della sicurezza, perciò il mio ruolo è garantire la salute di chi lavora all'interno del sito, ma anche dal punto di vista ambientale – dice - e posso rassicurare la popolazione che tutte le operazioni, ci tengo a precisarlo, le abbiamo fatte svolgendo effettivi monitoraggi dell'area, sia durante le prime operazioni di accantieramento, che hanno riguardato lo sfalcio dell'erba, sia durante la messa in sicurezza dei cubi che stiamo portando a smaltimento oggi, nonché durante il calo a terra del silos piccolo e di tutti i tagli che sono stati effettuati in confinamento statico/dinamico. È stato monitorato non solo il personale che ha lavorato all'interno dell’area di bonifica aggiunge -, ma anche l'area circostante e i risultati sono stati tutti negativi, tutti sotto i limiti previsti dalla normativa».
Partita la bonifica effettiva del sito contaminato, è comprensibile che il pensiero vada oltre, in direzione dell’utilizzo futuro dell’area, ma il sindaco Foti chiarisce che è probabilmente prematuro: «Ho già detto in altre occasioni che sicuramente non riusciremo a trovare una indicazione condivisa sul futuro di quest'area durante questa amministrazione, ma è utile iniziare a discuterne in ambito comunale, perché credo che prevedere una destinazione eccessivamente spinta sulla produzione potrebbe aiutare il quartiere in termini anche di occasioni possibili di lavoro, però penso che per una parte di questi 4 ettari, perché parliamo di 42mila m² di superficie, si debba trovare una soluzione per restituirla al godimento dei cittadini avellinesi e degli abitanti di Borgo Ferrovia».
«Io immaginerei come punto di partenza, ma è la mia opinione personale, una piccola stazione logistica – dice Foti, tornando su una ipotesi già formulata in passato -, un centro di distribuzione urbano che significa arrivo di mezzi e di commerci a servizio non solo del nucleo industriale, quindi sarebbe un'attività non stanziale, ma di scambio in entrata e in uscita. Si può anche pensare alla delocalizzazione di attività rumorose e insalubri dalla città – ipotizza -, ma è un ragionamento che deve essere sviluppato in Consiglio comunale e bisogna avere la sensibilità e la capacità di ascoltare con molta attenzione anche l'opinione della città e in modo particolare del quartiere».

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Foti, comunque, scarta la possibilità che il sito possa essere trasformato in un’area verde: «Non credo di sbagliare, ma la legge sui siti inquinati e poi bonificati vieta la piantumazione e, se è così, è difficile immaginare un parco urbano in un'area così vasta. Mi faccio però anche un'altra domanda – aggiunge - e non riesco a darmi una risposta: la città di Avellino ha realizzato nel passato una serie di interventi su importanti aree a verde, ma con molta onestà, se io fossi in condizioni di realizzare un parco urbano su 4 ettari di superficie, dovrei pormi il problema di come riuscire a gestirlo e mantenerlo. Il problema è sempre lì e io ho sempre pensato che, prima di realizzare un'opera, bisogna capire come la gestisci. È inutile fare opere che poi sai bene di non poter gestire o perché mancano risorse finanziare o perché non ci sono le risorse umane sufficienti».
Se la futura destinazione del sito è di là da venire, si stringono invece i tempi per l’inizio della bonifica superficiale: «Appena redigeremo il progetto esecutivo, pensiamo di mettere a gara un primo lotto che consiste nella rimozione di tutti i cubi – spiega l’assessore Penna -, dopodiché immediatamente, durante l'esecuzione di queste operazioni, metteremo a gara il secondo lotto, in modo che appena si finisce con il primo subentrerà l'altra impresa per proseguire. Abbiamo ottenuto il decreto che disciplina il rapporto tra la Regione Campania e il Comune di Avellino, sulla scorta del finanziamento accordato di 16 milioni di euro, di cui 10mln stanziati sul Fondo Sociale di Coesione 2014-2000 e 6mln dal governo, quindi abbiamo la garanzia del finanziamento e anche il progetto è stato valutato positivamente. Abbiamo dato l'indirizzo perché si costituisca un ufficio di progettazione misto – continua - con il reperimento di professionalità per la consulenza scientifica da parte di organismi che rappresentano quanto di meglio disponibile, perché stiamo parlando dell'Istituto Superiore di Sanità, pensiamo anche di coinvolgere l’Arpac, se ci vorrà confermare la disponibilità, e un organismo universitario che è il C.U.G.R.I., il centro interuniversitario che si occupa dei grandi rischi. Direi che la disciplina dell'accordo con la Regione Campania è una notizia molto positiva – insiste l’assessore -, che ci consente di concretizzare anche il progetto della grande bonifica superficiale così come è stata ridefinita. L'ulteriore somma, ciò che resta rispetto all'intervento principale quantificato in circa 12mln di euro, lo utilizzeremo per mettere già mano anche alla bonifica del sottosuolo. Il piano di caratterizzazione del sottosuolo, dove abbiamo trovato aree in cui è interrato amianto e aree in cui ci sono anche altri inquinanti, è in via di chiusura e potremo intervenire con quasi 3 milioni e mezzo. Stiamo aspettando la validazione dei dati da parte dell'Arpac e ci hanno garantito che lo faranno in breve tempo, penso che sia questione di pochi giorni».

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Soddisfatto anche il sindaco Foti, che sottolinea l’importanza di poter contare su professionalità esterne: «Sono poche le risorse interne disponibili, oltre all'architetto Sullo ci sono altri due funzionari Salvatore Porreca e Giancarlo Cerrone che io ringrazio di cuore, ma è chiaro – dice - che bisogna attivare una procedura a evidenza pubblica per costituire un ufficio misto che abbia capacità non solo tecniche, ma anche scientifiche sulla definizione del progetto. Credo che l’iter per reperire queste risorse sarà aperto nelle prossime settimane e che nel giro di 30 giorni circa acquisiremo il meglio che può rispondere a questa procedura sul piano tecnico scientifico, perché qui non si scherza, è una cosa delicata. Intanto è consolatorio sapere che ci accompagnerà l'Istituto Superiore di Sanità, che ha già siglato la bozza convenzionale che io mi appresto a firmare in questi giorni. È molto importante che una istituzione scientifica di valore nazionale e non solo ci accompagni in questa operazione – commenta -, ma non basta. I funzionari mi dicono che stanno facendo pressing anche per coinvolgere l'Arpac, che non deve fare la bonifica – precisa -, ma concorre con noi in questo progetto per poi controllarne l'esecuzione, quindi a cautela e garanzia sia per noi che per loro. Non ultimo, credo che riusciremo a sottoscrivere una convenzione con l'Università Federico II di Napoli e con l'Università di Salerno che hanno costituito tra loro un consorzio di carattere scientifico che si occupa di materia ambientale che è un ulteriore passaggio che intendo fare».


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