«Il comitato Salviamo la Valle del Sabato parteciperà alla conferenza dei servizi del 15 giugno e in quella sede esprimeremo la nostra opinione che è di ferma contrarietà a qualsiasi impiego dello Stir». Poche ore dopo dalla riunione del tavolo istituzionale in Prefettura da cui è riemersa l’ipotesi di effettuare la trasferenza della frazione umida nel sito di Pianodardine (leggi qui), il presidente dell’associazione di cittadini Franco Mazza non lascia spazio al dubbio e ribadisce la posizione espressa fin qui dal comitato, sulla base della convinzione che non sia opportuna alcuna forma di sovraccarico ambientale nell’area della Valle del Sabato e tanto meno presso l’impianto di Irpiniambiente, dove andrebbero invece condotti approfondimenti, anche sulla scorta del parere emesso a dicembre 2016 dall’Istituto Superiore di Sanità al Piano di caratterizzazione e analisi del rischio dello Stir (leggi qui).


Di qui la posizione che il comitato intende rimarcare ancora una volta a metà giugno, quando sarà audita in apertura dei lavori della conferenza dei servizi per la valutazione del progetto definitivo di messa in sicurezza e bonifica del sito redatto dalla società provincializzata. «Si era parlato nei giorni scorsi di un utilizzo dello Stir in via provvisoria, per qualche settimana – continua Franco Mazza -, e questo ovviamente non ci trovava contrari, perché non è questo il problema. Il problema è che a nostro avviso si rischia di aprire la strada verso un megaimpianto di compostaggio nei pressi dello Stir. A questo noi eravamo, siamo e resteremo contrari».


Analogamente, Mazza si dice contrario all’eventualità che il nuovo piano di gestione dei rifiuti che sarà stilato dall’Ente d’Ambito recentemente istituito possa prevedere a lungo temine lo svolgimento delle attività di trasferenza, anche nel caso della sola frazione organica prodotta dalla città capoluogo e dai comuni del comprensorio. «Questa ipotesi ci trova contrari – sostiene -, ma il punto vero è che noi siamo a otto anni dall'esistenza della società provincializzata e stiamo ancora discutendo di come fare la trasferenza, di una raccolta differenziata che sostanzialmente non esiste e quindi c'è una gestione fallimentare del sistema dei rifiuti - accusa -, perché ci si è appoggiati ai privati e nel momento in cui in qualche modo sono stati evidenziati problemi di gestione, a quel punto il giocattolo si è rotto e non si sa più come fare almeno la trasferenza. Eppure, esistono in tutta la provincia tante isole ecologiche che, opportunamente attrezzate, potrebbero essere utilizzate, ma questo – osserva - non lo si è fatto, né si pensa di farlo».
Il sì del comitato, che attraverso le proteste ma anche la raccolta di dati e le attività di costante pungolo nei confronti di tutte le istituzioni locali ne ha richiamato l’attenzione sul grave stato di inquinamento della valle del Sabato, va quindi invece all’individuazione di siti idonei, anche di piccole dimensioni e distribuiti sul territorio, «purché ci siano le condizioni di ecocompatibilità e non ci sia inquinamento – afferma Mazza -, non ci sia percolato che finisce nel terreno e nei fiumi e che sia tutto in regola. Abbiamo anche detto di essere favorevoli ad esempio alle biocompostiere – aggiunge -, perché ci sembrava una soluzione a tante piccole realtà della nostra provincia che potevano concorrere a risolvere il problema dell'umido».
Quale sarà il futuro è comunque da vedere, mentre resta sullo sfondo il progetto di ampliamento del sito Stir proposto da Irpiniambiente e il Comune di Avellino avrebbe ottenuto un passo indietro della provincializzata sulla realizzazione dell’impianto di biocompostaggio. Lo ha riferito l’assessore all’Ambiente del Comune di Avellino Augusto Penna a conclusione dei lavori del tavolo istituzionale di ieri, chiarendo che alla sua richiesta di stralcio dall’istanza di autorizzazione di impatto ambientale relativa alla trasferenza e appunto alla creazione del nuovo impianto, la rappresentanza regionale presente ha obiettato che non è possibile, trattandosi di un unico procedimento, e di aver allora suggerito di «vincolare convenzionalmente la realizzazione dell’impianto al consenso del Comune di Avellino».

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