Da un lato la disponibilità della Regione Campania, attraverso il dirigente dell’Unità Operativa Autorizzazioni ambientali Antonello Barretta, ad autorizzare la trasferenza di 80 tonnellate al giorno di rifiuti organici all'impianto di Flumeri, che in via definitiva potrebbe accoglierne solo circa 27 tonnellate; dall'altro le ipotesi di ricorrere o in via straordinaria ancora allo Stir di Pianodardine o all'isola ecologica di Parolise, per la trasferenza fino a fine 2017 delle restanti 40 tonnellate di umido prodotte giornalmente in Irpinia.


Queste le soluzioni emerse dalla riunione del tavolo al quale hanno partecipato stamattina in Prefettura la società provincializzata Irpiniambiente, la Provincia, il Comune di Avellino, l'Ato rifiuti irpino e la Regione Campania per individuare la strada da seguire, nelle more che l'ente d'ambito territoriale avvii concretamente il suo lavoro e ridisegni il piano per la gestione dei rifiuti in provincia.
Al netto delle rispettive posizioni di Ato e Provincia in merito alle competenze sulla materia, essendo il consiglio d’ambito non ancora a pieno regime, l'atto formale per riportare l'umido allo Stir in modo da evitare disagi che con l'estate diventerebbero inevitabilmente un’autentica nuova emergenza sanitaria dovrebbe essere una ordinanza emanata dal presidente della Provincia.

Prefettura Boccalone
Argomento del contendere è infatti ancora la trasferenza dell'umido, per via della mancanza di siti privati disponibili e dell'impossibilità di effettuare l'attività all'impianto di Pianodardine, autorizzato solo al trattamento della frazione indifferenziata, mentre l'organico viene attualmente trasferito a Giffoni Valle Piana, ma la nuova proroga del contratto stipulato da Irpiniambiente con la Ges. Co. Ambiente Scarl operativa nel serinese per un importo presunto di 200mila euro è in scadenza il prossimo 15 giugno.
Quella la data entro la quale individuare una soluzione, per quanto ancora transitoria, che potrebbe quindi comportare nuovamente il ricorso allo Stir, stavolta però con la condizione che il servizio riguardi i soli rifiuti prodotti dalla città di Avellino e dai comuni del comprensorio, vale a dire quelli contermini al sito di Pianodardine.
«Non prenderemo nulla che non abbiamo prodotto noi e ci opporremo a una ordinanza che riguardi l’umido di tutta l’Irpinia», spiega in poche parole l'assessore all'Ambiente di Avellino Augusto Penna che a fine incontro ne riporta gli esiti. «Per quanto riguarda la quota che in questo momento va alla stazione di Giffoni, con ulteriori costi ma anche con un impatto maggiore dal punto di vista ambientale a causa delle lunghe tratte effettuate dai camion alimentate a diesel che emettono inquinanti in atmosfera, c’è stata la richiesta di riutilizzare in via emergenziale lo Stir – dice Penna - e si è vagliata anche l’ipotesi Parolise circolata in questi giorni».


«La posizione che ho tenuto per conto del Comune di Avellino è una posizione di responsabilità – aggiunge -, perché su questioni del genere non è il caso di porre veti ideologici o demagogici, ma ognuno deve assumersi la responsabilità, come ha fatto in passato Avellino ospitando il Cdr. Se è necessario avere un sito di trasferenza nel territorio comunale di Avellino – prosegue l'assessore guardando più in prospettiva -, valuteremo la possibilità, ma non per ospitare tutti i rifiuti della provincia come è stato fino adesso. Se l’ambito provinciale sarà suddiviso in comprensori, è giusto che ognuno ospiti il proprio sito – precisa -, che ce ne sia uno nell’arianese e Baronia, uno nella Valle del Calore e anche nella Valle del Sabato. Riteniamo che sia l’Ato a dover prendere queste decisioni, ma l’idea è quella di avere tutti responsabilità e di non fare di un solo luogo il ricettacolo dei rifiuti».
In questa ottica, usufruire dello Stir per la trasferenza in via emergenziale significherebbe anticipare quello che più a lungo termine potrebbe essere il sistema tale che ogni area contribuisce per la propria parte al ciclo integrato, facendo sì che appunto il ciclo si chiuda sul territorio ma senza determinare situazioni di criticità localizzate che non possono che alimentare lo scontento e le proteste della popolazione.


Come nel caso del possibile utilizzo dell'isola ecologica di Parolise, ipotesi ancora non del tutto tramontata, che richiederebbe lavori di adeguamento con l'installazione di un cassone e di una piattaforma per lo scarico di circa 30 tonnellate di umido dai bilici prima di ricaricare i rifiuti organici su automezzi di grandi dimensioni per il trasferimento definitivo. Stamattina una delegazione guidata dall'avvocato Barbara Visilli a manifestato al Prefetto Carlo Sessa e ai rappresentanti istituzionali presenti il malumore della cittadinanza del piccolo comune, che il presidente dell'Ato irpino Valentino Tropeano interpreta però come un segnale del rischio che possa esserci scarsa collaborazione sui territori. «Era un’opportunità – dice Tropeano -. Bisognerà vedere cosa decideranno l’amministrazione e i cittadini, ma mi rendo contro che ogni volta che si parla di questi argomenti, esplode una protesta e forse se non si comincia a cambiare rotta, significa che non vogliamo risolvere il problema. Come ho sempre detto – aggiunge -, ritengo che questa provincia sia meravigliosa da ogni punto di vista. Se qualcuno riesce a farmi il nome di un posto dove si possa andare senza interferire con l’ambiente, il verde, i fiumi, me lo dica. Io sto facendo una attività di conoscenza del territorio da portare nel Consiglio dell’ente e mi ha fatto piacere partecipare a questo tavolo stamattina e avere un confronto, perché più informazioni acquisiremo, più potremo farci un quadro complessivo della situazione».
D'altra parte, come si accennava, non c'è alcuna indicazione esplicita sull'eventuale provvedimento per il ricorso allo Stir. «Si sta ragionando sul territorio, come ho sempre detto in più di una circostanza – dichiara Tropeano -, fin quando l’Ente d’Ambito non entrerà nel pieno dei poteri. In questa fase si può sopperire continuando su Flumeri, anche se ci saranno costi maggiori, poi bisognerà trovare soluzioni diversificate sul territorio. Prendiamo atto anche della proposta del Comune di Avellino per la sola trasferenza di una parte dell’umido allo Stir, perché il nuovo piano che realizzeremo nei prossimi mesi, quando l’Ente d’Ambito sarà nel pieno delle funzioni – insiste -, prevedrà una distribuzione del ciclo integrato dei rifiuti su tutto il territorio provinciale».
«Oggi ci troviamo ad affrontare questa situazione e ben venga che lo si sia fatto prima dell’estate, prima che ci ritroviamo con i rifiuti per strada, per programmare per i prossimi mesi quando ci sarà anche un incremento della produzione di umido – conclude il presidente dell'Ato - in modo che le soluzioni siano prese a tempo debito».
«Ritengo che come Provincia abbiamo la competenza ormai minima, tuttalpiù quella prevista dalla legge 152, ma non è più prevista la competenza delle Province nel ciclo dei rifiuti – sostiene il presidente dell'ente di Palazzo Caracciolo Domenico Gambacorta -, perché dal 2 gennaio scorso la Campania ha scelto di far partire gli Ato rifiuti e l'Ato rifiuti c'è, è pienamente operativo o è sul punto di essere pienamente operativo e, dunque, mi sembra giusto che ci sia una condivisione di questo processo da parte degli enti locali e poi sicuramente degli organi preposti ad emettere un parere».
Circa l’emissione di una nuova ordinanza, Gambacorta però non si sbilancia in modo esplicito, pur lasciando intendere di essere favorevole all’ipotesi Stir purché ci siano chiare indicazioni in merito da Ato Rifiuti e Comune di Avellino: «La condivisione politica deve partire dal consiglio d'ambito dei rifiuti e naturalmente con il Comune di Avellino, che non solo è il capoluogo, ma anche il comune che ospita l'impianto sul proprio territorio. Mi sembra giusto che si diano delle garanzie in termini di durata di queste attività e in termini anche di garanzie complessive sulle modalità di svolgimento.

Irpiniambiente ha fatto degli investimenti sullo Stir con fondi della Provincia stanziati nel 2016, che dovrebbero migliorare ulteriormente le condizioni di lavorazione dei rifiuti indifferenziati. Per quanto riguarda l'organico, si tratta di una trasferenza che dura poche ore, il tempo che venga raccolto e poi portato negli impianti, e oltretutto parliamo di metà provincia, perché l'altra parte va a Flumeri. Su questo tranquillizzerei tutti, nel senso che non c'è nessun rischio che in qualche modo si possa registrare in questa fase».
Se Tropeano legge il ricorso allo Stir come una anticipazione di quello che potrebbe essere il futuro e Penna si dice disponibile a un utilizzo dell’impianto per la trasferenza dell’umido prodotto esclusivamente nel comprensorio, Gambacorta dichiara: «Io ritengo che abbiamo complessivamente una necessità di 100 tonnellate al giorno, che d'estate diventano un po' di più, forse tra 120 e 140, che andrebbero equamente distribuite sugli impianti presenti nel territorio, in attesa che cominci a funzionare anche quello di Teora, che però ha tempi un po' più lunghi. Abbiamo bisogno di più punti di trasferenza in provincia – chiarisce -, perché d'estate si raccoglie più frazione organica e ci sono più persone che vengono in Irpinia, le attività di ristorazione vedono un incremento abbastanza netto ed è per questo che la società che gestisce il ciclo dei rifiuti chiede alla Prefettura, ma anche all'Ato rifiuti e alla Provincia, di darsi da fare. Tra l'altro, la trasferenza determina un impatto ambientale abbastanza ridotto e, come dico sempre, è meglio avere più raccolta differenziata anziché più indifferenziata che arriva tutta quanta allo Stir, richiede lavorazione più lunghe e anche tempi più lunghi di permanenza».
Da Irpiniambiente, però, non giunge alcuna indicazione di sorta: a fine incontro l’amministratore delegato della società provincializzata Nicola Boccalone lascia la Prefettura senza dire una parola.

Romano Penna Tropeano Gambacorta

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