Roma e Milano. E poi Ginevra, Barcellona, Lodz e, appena due giorni fa, ad un anno esatto dalla prima partecipazione conclusa con un secondo posto, Grenoble, dove si è classificato primo nella tipologia di competizione “Jack&Jill” al festival “Fall’n Blues”. Il prossimo autunno? Londra, per il quale si è assicurato una borsa di studio per il famoso “Blues Baby Blues” proprio grazie al podio francese.


Vittorio Paragallo è un talento dei balli swing e blues e colleziona premi e riconoscimenti in giro per l’Italia e per l’Europa da almeno 3 anni, da quando cioè ha abbandonato la “comfort zone” delle sale torinesi e ha deciso di mettersi alla prova nelle competizioni internazionali. E i risultati hanno premiato il suo coraggio.
«Come ballerino conosco e danzo vari generi di swing: lindy hop (che insegno anche), balboa, charleston, shag. Da due anni ballo e insegno anche blues, la tipologia che mi ha regalato più soddisfazioni. Non so dire quale mi piaccia di più, Sono come il giorno e la notte, assai diversi, ma quando c’è uno si sente la mancanza dell’altro. Al blues, tra l’altro, mi ci sono approcciato per caso. Mi sono ritrovato in un tester tenuto da Adamo e Viccy, due maestri di fama internazionale che stanno portando il blues nel mondo, e me ne sono innamorato perché loro due non spiegano soltanto i passi, ma trasmettono a pieno la passione che provano». Tanti stili, tante tipologie di gara, e Paragallo va fortissimo soprattutto nella “Jack&Jill”: «Una delle più gettonate. Si balla tutti insieme su musica casuale dopo essere stati accoppiati ad un partner che non si conosce. Chi supera questa fase, massimo 5 o 6 coppie, arriva in finale. Si viene “riaccoppiati” ad un partner sconosciuto e si ricomincia a ballare su brani casuali ma in “spotlight”, ovvero ogni coppia ha il suo lasso di tempo a disposizione per ballare senza gli altri».
Vittorio approda alla danza dal pattinaggio, sua prima grande passione insieme al canto (è diplomato al Conservatorio e sta acquisendo la qualifica di livello superiore): «Facevo gare su rotelle, ma volevo cimentarmi nel pattinaggio artistico e la società sportiva che stava formando la squadra nella mia città si occupava anche di danza, che mi dicevano essere importante per questa disciplina. Ho iniziato col moderno, sono passato al classico e, prima che me accorgessi, era nato un grande amore».
Ma nel 2012 il giovane artista è costretto ad interrompere il percorso avellinese e a trasferirsi per lavoro: «Ero un impiegato del settore logistica della Irisbus di Valle Ufita. Quando lo stabilimento ha chiuso, mi è stato proposto un impiego a Torino e ho accettato perché, purtroppo, non si vive di sola arte».
Proprio nel capoluogo piemontese si approccia alla danza swing: «Non avevo più il tempo di dedicarmi alla danza classica per come questa va affrontata, ma non volevo abbandonare il settore. Inoltre, cercavo qualcosa di più sociale, per fare nuove amicizie e conoscenze, di meno individuale della danza accademica. Ho scoperto il ballo swing e non l’ho più lasciato. Di questo tipo di danze, divertenti, con ritmi incalzanti, che sono in continua espansione, dopo un po’ non se ne può più fare a meno».
Da allora Paragallo non ha smesso di studiare e formarsi, arrivando ad affermarsi come ballerino e, da qualche tempo, anche come insegnante: «Quando ho iniziato a capire che, durante le serate che facevamo tra appassionati, riuscivo a trasmettere qualcosa in più, ho cominciato a scoprire i primi festival e a rendermi conto che la scena internazionale era molto più ampia di quanto credessi. Da lì è arrivata la consapevolezza di voler coltivare meglio questa passione, e pian piano comunicarla agli altri tramite l’insegnamento è stato naturale. Ora ho diverse classi qui a Torino, che formano un gruppo che amo definire i miei “Swing Criminals”, ma ho fatto anche dei workshop ad Avellino, mia città natale, per portare nella mia terra quello che apprendo. Naturalmente, non smetto mai di essere allievo».

Ed a chi si approccia a queste discipline Paragallo dice che «non è importante avere un pregresso nella danza per riuscire a divertirsi. Non prendetevi sul serio e usate l’espressione del vostro corpo per interagire con altre persone. Ballare è come sedersi a tavola per mangiare musica, lo si può fare da soli o condividerlo con qualcuno. Ci sono più portate, tutte diverse, tanti sapori anche questi tutti differenti ma, soprattutto, conta il giusto tempo. Non bisogna correre, ma neanche bisogna aspettare che raffreddi, tutto va gustato preparando il proprio corpo ad esaltare i sensi. La musica è una droga, per fortuna l'unica gratuita e che non nuoce: riesce ad influenzare il nostro umore, farci stare bene o male, parla per noi o noi possiamo parlare attraverso di lei con il ballo. È la nostra compagna fidata, entra nel nostro animo senza alcuna forma di prevaricazione e guida i disegni del nostro corpo nello spazio. Per fortuna ne esiste tanta, quasi infinita direi, e se riusciamo ad aprirle la nostra anima, possiamo decidere anche come sentirci e chi essere».

Vittorio Paragallo 2

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